Vecchietta Lorenzo di Pietro detto il Castiglion d'Orcia
Siena, 1412 ca - Siena 1480
 

Influenzato dall'opera di Donatello, mantenne stretti contatti con i maestri fiorentini; la sua presenza è stata anche individuata negli affreschi di Castiglione Olona (soprattutto in quelli della cappella di Palazzo Castiglioni), a fianco di Masolino (1435).

 

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Ciborio, Siena
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Resurrezione
Il Vecchietta - Cristo risorto (Siena, Chiesa dello Spedale, 1476).jpg
Cristo risorto Siena,
Chiesa dello Spedale, 1476


Tra le numerose opere compiute dal Vecchietta a Siena, a partire dal 1440 solo dopo questa data la sua opera è ben documentata), sono gli affreschi per l'ospedale di Santa Maria della Scala (Sala del Pellegrinaio,1441), la decorazione di un'Arliquiera o reliquiario (1445-49, ora alla Pinacoteca Nazionale di Siena), le Storie dell'Antico Testamento nella chiesa dell'ospedale (1446-49) e gli Articoli del Credo nelle volte della sagrestia della stessa chiesa e riproposti poi in quelle del Battistero (1450-53).

 

La stessa cultura composita, mista di spunti senesi e fiorentini, di formalismo e descrittivismo gotico e di naturalismo rinascimentale, di accentuazioni espressive e drammatiche e di raffinati grafismi, appare nell'Assunzione del Duomo di Pienza (1462) e nella tarda Madonna e santi (1476 ca, ora nella Pinacoteca Nazionale di Siena).

Come scultore trovò nel marmo la materia più rispondente alle sue eccezionali capacità tecniche e al suo gusto sottilmente analitico e prezioso che nonostante la lezione donatelliana da lui genialmente assimilata, riflette tuttavia una spiritualità ancor di timbro medievale.

Tra i suoi capolavori ricordiamo il Cristo risorto nella chiesa dello Spedale della Scala di Siena (1476), in cui vengono rappresentate con allucinante evidenza, le piaghe e le carni martoriate di un corpo nella flessuosa esilità della cui struttura sembra sopravvivere qualcosa del linearismo gotico.

Un altro capolavoro dell'artista è il grande Ciborio eseguito tra il 1467 e il 1472 per la stessa chiesa e che nel 1506 fu trasferito sull'altare maggiore del Duomo, nelle soavi figure di Angeli musici che ne circondano il fusto e nelle statuette di Virtù intorno al tempietto la grazia e l'eleganza tutte senesi del disegno sono rese ancora più evidenti dal nitore del perfettissimo getto, sì che l'elemento lineare viene a prevalere sulle suggestioni luministiche del bronzo. Di notevole fattura anche i Santi Pietro e Paolo (1462) per la Loggia di San Paolo.

 

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