|
NUOVA OGGETTIVITA' |
Dopo la prima guerra mondiale
accanto alle esperienze dada e surrealiste, si afferma ed assume vaste
proporzioni la tendenza della "nuova oggettività", i cui principi
possono trovarsi già in Paul Strand e sono precisati da
Renger-Patzsch
nella necessità per il fotografo di usare esclusivamente i mezzi propri della
tecnica da lui usata, la fotografia, senza cercare altrove (ad esempio nella
pittura) soluzioni che non solo non le appartengono, ma non le aggiungono nulla
se non in senso negativo.
Renger-Patzsch rende
così alla fotografia la sua peculiare funzione di testimone di verità
quotidiane che allargano i loro significati ad una dimensione esistenziale più
vasta. Il rapporto verità-emblematicità, era invece già stato stabilito
dall'opera di Sander, nei suoi ritratti di lavoratori e borghesi, in
ognuno dei quali si racchiudono tutte le caratteristiche dalla categoria d’appartenenza.
Su questi principi di aderenza
al vero, di cui si scopre tutta la bellezza e si esalta il valore espressivo, si
diffonde la "nuova oggettività" dalla Germania (Lerski,
Freytag,
Blossefeldt, Mantz), alla Francia (Sougez), all'Olanda (Berssenbrugge),
alla Cecosvolacchia (Lauschmann), alla Russia (Rodcenko).
La "nuova
oggettività" troverà negli Stati Uniti, un ambiente già culturalmente
preparato sia per le caratteristiche sociali d’industrializzazione che per
l'esperienza della fotografia diretta di Stieglitz, dove emergono in
questa corrente le figure di Weston e
Adams. In Messico l'opera di
Tina Modotti si distingue tra nuova oggettività e fotografia sociale.
centro@centroarte.com
Copyright © Centro Arte 1999-2000