Rizzo Antonio
Verona?, 1430 ca - Cesena?, 1499 ca
 

Scarse sono le notizie sulla sua formazione, avvenuta probabilmente a Verona in un ambiente esposto a suggestioni mantegnesche e donatelliana. Molto incerto resta il capitolo dell'attività lombarda: menzionato per vari lavori alla Certosa di Pavia nel 1465-67 è probabilmente un artista diverso.

Con ogni verosimiglianza fu scolaro del lombardo Antonio Bregno, con cui è spesso confuso nelle fonti antiche e nella cui bottega, a partire dal 1457 ca, compì anche la sua prima attività veneziana; a essa appartengono gli altari di san Giacomo e di san Paolo in San Marco (1469) e gli interventi nel monumento funebre del doge Francesco Foscari ai Frari (figure delle Virtù, inserite in un insieme dalle eleganti forme gotiche, appena corrette da un impianto di ispirazione rinascimentale), e le statue di coronamento dell'Arco Foscari a Palazzo Ducale (1467-71).

 


Monumento al doge Tron, Venezia

Adamo
Venezia, Palazzo Ducale

Eva
Venezia, Palazzo Ducale


Verso il 1467 decorò il portale della chiesa di Sant'Elena, con il gruppo di Vittore Cappello inginocchiato davanti a sant'Elena, caratterizzato da un vibrante realismo. Nel 1476-80 realizzò il monumento al doge Tron al Santa Maria Gloriosa dei Frari (Venezia), idealizzando per la prima volta, nelle bellissime Virtù e figure allegoriche, la forma in modi rinascimentali ispirati ad Antonello da Messina (allora presente a Venezia.

 

 

Verso l'ultimo decennio del secolo scolpì l'Adamo e l'Eva dell'Arco Foscari (ora in Palazzo Ducale), due opere di tale naturalismo e vigore espressivo da richiamare di nuovo la cultura lombarda, o addirittura fonti germaniche: forse Rizzo non ignorò il vasto interesse per le stampe tedesche che culminò al tempo della prima venuta di A. Durer a Venezia (1494-95). Si tratta, comunque, insieme con la statua di guerriero (nota come Marte) sempre dell'Arco Foscari, dei suoi capolavori.

Dopo l'incendio del 1483 diresse, fino al 1498, i lavori di ricostruzione e ampliamento della fabbrica di Palazzo Ducale, dando i piani generali dell'ala nuova sul cortile e del rifacimento dell'appartamento dogale iniziando inoltre l'esecuzione della facciata degli appartamenti ducali e della scala (detta poi dei Giganti) che completa l'ingresso monumentale al palazzo. Rizzo vi appare plasticatore di straordinaria eleganza nella complessa ramificazione dei bassorilievi sulla scala e sulle fiancate, concludendo in quest'opera, sulla fine del Quattrocento, l'aspetto più elegante e raffinato della decorazione plastica veneziana.

L'opera di Rizzo rappresenta, dunque, un'elaborazione autonoma della forma plastica rinascimentale: non basata sull'imitazione dell'antico né sull'applicazione dei canoni fiorentini, essa trova piuttosto i suoi fondamenti nella feconda tradizione della cultura gotica padana e soprattutto in una personale inclinazione a un naturalismo empirico e insieme altamente espressivo.

 

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