Neoclassicismo

 

Neoclassicismo


Dagli Anni Quaranta-Cinquanta del Settecento agli Anni Venti-Trenta dell'Ottocento. 

 

 

Questo periodo storico comprende una prima fase propriamente definibile di Stile Luigi XVI. Solo in un secondo momento, con il maturare delle mode archeologiche, si formula e si codifica una nuova visione della civiltà d arredo, ora compiutamente ascrivibile allo Stile Neoclassico.

Nei fatti, entrambe le tendenze convivono all'unisono fino agli ultimi anni del Settecento.  
A pieno titolo, in ambito di ebanisteria, rientrano nell'epoca neoclassica anche gli stili Direttorio, Retour d'Egypte, Consolare e Impero.   

 

 

 

 

Stile Reggenza


dal 1715 al 1722

Durante il periodo della reggenza al trono di Francia di Filippo d Orleans, le tendenze innovative che già dal primo Settecento affioravano nella produzione ancora pur tuttavia di stile Luigi XIV, si imposero con più vigore, fino a determinare una vera e propria virata in senso rocaille. In questi anni si assiste a un mutato interesse dell'uso del mobile, ricercando funzionalità e fruibilità per sempre più relegare a secondaria importanza esigenze di grandiosità e sfarzo. La novità di maggior rilievo in epoca Régence è nella nuova tipologia della commode che ormai si è completamente codificata nella forma a due cassetti, sebbene in questi esemplari le gambe siano ancora tozze e nell'insieme il mobile risulta piuttosto disarmonico.

 

Origine del Neoclassicismo

Artisticamente il Settecento é il secolo in cui nasce l'estetica moderna come disciplina autonoma che si occupa del bello e dell'arte.  Già alla fine del Seicento si era sviluppata in Francia una concezione  dell'estetica, ispirata al pensiero di Cartesio, che mirava a ricondurre le arti ad alcuni principi razionali e universalmente validi: contro il cattivo gusto e le esagerazioni del Barocco si affermava che la fantasia e i sentimenti dell'artista dovessero essere sottomessi al giogo della ragione e che oggetto dell'arte dovesse essere il vero . Pertanto verso la metà del XVIII secolo cominciò a farsi avanti con insistenza l'esigenza di un ritorno alla Natura, già predicata da Rousseau, all'ordine, alla semplicità, alla razionalità, e soprattutto alla purezza e alla bellezza dell'arte dell'antichità classica. Ma un altro elemento, legato a quelli sopra ricordati, può aiutarci a capire ancora meglio le ragioni dell'affermarsi della concezione neoclassica: nel 1711 hanno inzio i primi scavi ad Ercolano,  tra il 1720 e il 1727 quelli a Roma, sul Palatino, tra il 1724 e il 1742 a Tivoli, nella Villa Adriana. Roma diventa il luogo principale per il recupero dell'antico: la città eterna rappresenta il richiamo naturale  alla classicità per molti artisti e studiosi. Nel 1738 viene scoperta Ercolano   e dieci anni più tardi Pompei grazie all'iniziativa del nuovo re di Napoli, poi Carlo III di Spagna.

L entusiasmo per l'antico venne allora a configurarsi in una molteplicità di aspetti: l'intensificarsi delle campagne di scavo (Toscana, Sicilia, Grecia e Asia minore); l'assidua visitazione delle memorie del passato; la fioritura del mercato e del collezionismo d antiquariato. Si introdussero inoltre la catalogazione dei materiali rinvenuti e vennero istituiti nuovi organismi  per la tutela del patrimonio artistico. L arte in questo periodo  assunse  finalità  educative allo scopo di coinvolgere maggiormente il pubblico ai grandi valori civili.

Ecco dunque il percorso che, movendo dallo spirito scientifico e razionalistico degli enciclopedisti, unendosi al ritorno alla Natura, risalendo alle fonti della bellezza classica recuperata attraverso l'archeologia,  portò alla diffusione nella seconda metà del Settecento di un nuovo gusto  che coinvolse  tutti i settori della produzione dalle arti maggiori  fino all'arredo e alla moda, il Neoclassicismo.


Neoclassicismo o Luigi XVI ?

In generale oggi in Italia nel mondo  dell'antiquariato  si tende a far coincidere  la diffusione del Neoclassicismo con l'ascesa al trono di Luigi XVI in Francia, nel 1774, creando così una sorta di disinvolta interscambiabilità fra le due terminologie se non addirittura un abuso della seconda. A mio parere, invece, non é sempre corretto ricorrere alle categorie della storia fidandosi ciecamente in tutto e per tutto delle periodizzazioni  correnti o prendere con tanta disinvoltura a prestito questo o quel  Luigi dalla storia francese per inquadrare un certo arredo, qualunque sia la sua provenienza. Guardando al nostro paese, infatti, credo che si possa convenire con me che se la produzione Piemontese  aveva pur dei rapporti con la Francia tali da consentirne il richiamo attraverso la figura del suo sfortunato Re, così come quella della Liguria, tributaria in parte del Piemonte e più ancora della Toscana, quella lombarda si presentava più propria; quella veneta poi, ancora più distante e così via.  Altre ragioni poi non mi permettono di essere d accordo con quell'opinione: prima di tutto lo stile neoclassico  in Francia  cominciò prima dell'ascesa al trono di Luigi XVI e fino alla fine dell'Ancien Régime (1789) non si rinunciò affatto alle frivolezze della Rocaille: basti pensare infatti come la stessa corte francese nella figura di Madame de Pompadour prima e in seguito in quella di Madame du Barry, favorite di Luigi XV, accolse e appoggiò le nuove tendenze appena arrivate dall'Italia, mostrando grande interesse per gli oggetti rinvenuti nei più importanti scavi archeologici. Con la nomina poi  nel 1751 del marchese di Marigny, fratello della Pompadour, asurintendent des bâtiments, proprio a seguito di un viaggio che questi fece in Italia, si ridestò un vivace interesse per le forme classiche  negli arredi di corte che fino ad allora avevano rappresentato solo richiami metaforici del potere assoluto   o  puri esotismi arcadici. E ancora, nel 1771, fu inaugurata la residenza di Madame du Barry, il Pavillon de Louveciennes , indiscusso esempio di stile neoclassico in Francia.  Per questi motivi mi sembra più ragionevole concludere che in Francia il Neoclassicismo si sia diffuso, importato dall'Italia, prima ed autonomamente  rispetto al vero stile Luigi XVI francese e che quest'ultimo vi si sia inserito a suo tempo come compromesso , fra la vecchia Rocaille e il nuovo gusto italiano,  rimanendo  però  assolutamente  distinto da entrambi. 


 

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