Lucio Fontana
Rosario di Santa Fé 1899 - Comabbio, Varese, 1968
 

Scultore e pittore di origine argentina.

Dopo aver lavorato in Argentina col padre scultore, frequentò l'Accademia di Brera a Milano, allievo di Adolfo Wildt. Negli anni Trenta fu in contatto con il gruppo degli astrattisti lombardi (prima personale alla gall. milanese del Milione) e con il movimento internazionale Abstraction-Création.

E' difficile dare una definizione comprensiva dell'arte del Fontana, che pur seguitando anche dopo il '30 e fino alla fine a creare bellissime opere figurative, come le sue ceramiche, fu un insaziabile sperimentatore teso, con straordinaria fantasia e in molteplici direzioni, verso forme di fantasia e in molteplici direzioni, verso forme di estremo avanguardismo da lui teorizzate anche in scritti di singolare intelligenza e consapevolezza ideologica.

 


Scultura Spaziale
Milano, 1947

Due Concetti Spaziali 1957

Natura
Otterlo, 1959-60

Il passaggio dalla «rappresentazione» (Signorina seduta, bronzo colorato, 1934, Milano, Civ. Mus. d'Arte Cont.) all' «invenzione» si verifica, in quel periodo, sotto il segno del gusto arbitrario per il colore e la materia nella loro piena fisicità, e trova una prima espressione nelle tavolette in cemento colorato e graffito (Uomini a cavallo, 1932, Milano, Civ. Mus. d'Arte Cont.; Scultura, 1934, Torino, Gall. Civ. d'Arte Mod.), sviluppandosi anche attraverso l'attività di ceramista, iniziata ad Albisola (1935-36) e continuata alle manifatture di Sèvres.

 

Durante la guerra fu in Argentina; nel 1946 elaborò il Manifiesto blanco, dichiarazione di poetica neofuturista per un'arte adeguata ai tempi, «basata sull'unità del tempo e dello spazio», che si concretizzò nelle opere spazialiste realizzate dopo il ritorno in Italia: gli ambienti (il primo nel 1949 alla gall. milanese del Naviglio, Ambiente spaziale con forme spaziali e luce nera), progettati per non essere né pittura né scultura ma «forme, colore, suono attraverso gli spazi» (Manifesto tecnico dello spazialismo), e i Concetti spaziali (dal 1951), dove il problema dello spazio è affrontato attraverso la perforazione o il taglio del supporto di volta in volta usato (carta, tela, zinco, rame).

L'interesse per la materia ritorna, a partire dal '59, con la realizzazione di grandi masse sferoidali in gres - le Nature - caratterizzate da una primordiale semplificazione delle forme.

 

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