Eclettismo Storicizzante

 

Eclettismo Storicizzante Accademico


(Dal 1850 al 1900)

L' espressione "Eclettismo Storicizzante Accademico" designa quella mobilia eseguita tra gli Anni Cinquanta e gli ultimi anni del XIX secolo. Il termine "Eclettismo" esprime la norma generale che ebbe a caratterizzare questa produzione, di fatto eseguita nella combinazione di più stili e momenti epocali miscelati in un insieme spesso incoerente. La dizione "Storicizzante" riassume la tendenza generale di trarre ispirazione da fasi storiche e stilistiche del passato, mentre il fonema "Accademico" sottolinea come gli arredi prodotti in questo periodo di fatto conobbero il consenso delle Accademie d Arte, tanto da essere assunto a moda convalidata e celebrata dalla critica del tempo.
Dell'Eclettismo già si è anticipato che se ne riconoscono i primi fermenti fin dagli Anni Trenta dell'Ottocento, con l'affermarsi di pulsioni neogotiche. Ma è con le grandi Esposizioni Internazionali della seconda metà del secolo che il "verbo eclettico" trova il suo irrefrenabile trampolino di lancio.
La ventata di modernismo industriale che investì il XIX secolo, produsse effetti simili a quelli che noi oggi siamo abituati a stigmatizzare nel concetto di globalizzazione. Ebbene, fin dal 1851 e per la prima volta, con la Great Exhibition londinese, in una vastissima area espositiva, furono concentrati padiglioni dove mercanti di ogni arte e paese furono chiamati a esporre le proprie merci.
Fin da questa prima edizione si notò che le ditte presenti offrirono all'attenzione del pubblico manufatti tesi a esaltare la storia vicina e lontana della propria nazione di provenienza. Questo fenomeno divenne ben presto tendenza e già negli Anni Sessanta-Settanta potremmo definire conclamata nel rapporto esecutore-fruitore la moda eclettica. Se la Francia offrì arredi dove si riproposero i fasti del Seicento o della mobilia che aveva contribuito a diffondere l'aurea leggendaria della corte di Versailles tra il Rococò e il Neoclassicismo, gli artefici nostrani moltiplicarono i propri sforzi per far rivivere lo sfarzo dell'Umanesimo, del Rinascimento e del Barocco italiano. Lo stesso potremmo dire per Germania, Olanda, Inghilterra o per Cina e Giappone.
Negli esemplari dei primi anni notiamo una dipendenza dai modelli originali che in più casi sconfina con la copia di riproduzione, ma di li a poco la fantasia e l'inventiva di ebanisti, orefici, ceramisti e di ogni artista-artigiano d arte, si incanalò nei meandri dell'interpretazione personalizzata, giungendo a formulare esemplari che in sé condensavano fino a due o tre secoli di storia, in elaborati e funambolici arredi che sovente esprimevano più virtuosismo che eleganza. Ma questo e solo questo voleva l'incuriosita clientela, che in questi oggetti intravide anche citazioni culturali e immaginifiche che parvero confermare che quella generazione si apprestava a rivivere una nuova età aurea. Le tendenze stilistiche che maggiormente si imposero furono il Neorinascimento, il Neorococò, il "pompier" o Neo Luigi XVI, vi furono forti tendenze verso l'arte orientale in genere, e tutte le grandi tecniche esecutive del passato parvero rivivere in un unica grande ubriacatura di mirabolanti mobili intagliati, intarsiati, incrostati, pirografati, piastrellati di ceramiche, scolpiti ad altorilievo, traforati, rivestiti in pelli bulinate o di animali esotici. Si diffusero arredi apparentemente inediti, rivestiti in papier-maché ebanizzato e impreziositi da incrostazioni in madreperla, osso o avorio. Si osservi come anche in questa fase artistica furono eseguiti veri e propri capi d opera, a tutt'oggi celebrati come capolavori del loro tempo, ma è bene tener presente che la produzione di massa fu sempre più sospinta a perseguire criteri di basso costo e conseguentemente di basso profilo tecnico-estetico. Si aggiunga che la macchina sempre più spesso stappava all'uomo fasi lavorative, giungendo perfino a estrometterlo dall'intaglio, che in numerosissimi casi ora era ottenuto con l'utilizzo del plantigrafo.
L ultimo ventennio del secolo vide il fiorire di nuove formulazioni che in un qualche modo si emanciparono dalla produzione ordinaria legata a gusti storicisti. Personaggi come l'architetto A. H. Mackmurdo che fonda la Century Guild, aprono la strada a modernismi che anticipano ante litteram lo stile Floreale. Il nuovo movimento inglese Arts and Crafts (Morris, Crane, Burne-Jones, Blomfield e altri) si rende portavoce di tendenze progressiste che destano interesse per le sagome spoglie e raffinate e la raffinata esecuzione che rende peculiari i loro arredi. Il secondo Ottocento conobbe poi lo straordinario successo di mobilia oggi nota con il nome del suo primo diffusore: Michel Thonet, che già fin dal 1830 aveva inventato un metodo che permetteva di curvare a piacimento compensati di rovere in atmosfera di vapore acqueo, ottenendo manufatti di bella linea, leggeri e a costi risibili.
Parimenti, anche la canna di bambù trovò larga applicazione nella mobilia, e non fu marginale l'impiego di corna di cacciagione, che decretarono la moda dello stile "Horn".
Nei mille rivoli di correnti stilistiche che si avvicendarono contaminandosi l'un l'altra, in Italia fu in particolare lo stile Neorinascimentale a incontrare un successo strepitoso, con ditte che per qualità e livello di finiture ebbero a eccellere in campo internazionale, fra le molte menziono la nota Manifattura Casalini di Faenza.
Anche in Francia lo stile Neorinascimentale ebbe largo seguito, e trovò nel disegnatore Michel Liénard (1810-1870) uno dei suoi massimi divulgatori.

 Stile Impero: il quadro storico

 Antiquariato - Storia del Mobile

La luminosa traettoria, segnata dalla meteora napoleonica, dura circa un ventennio, include nel suo breve arco i periodi del Direttorio e del consolato, prima di giungere alla proclamazione dell'Impero.

Mentre lo stile Luigi XVI si è ispirato alla Grecia e il Direttorio si era rivolto ai motivi più lievi dell'antichità romana, lo stile Impero si rifà direttamente alla Roma degli imperatori.

 

IL DIRETTORIO (1795 - 1804)

Lo stile Direttorio, che può essere posto all'incirca negli anni 1795-90 ed il 1804, trae le sue origini dalla passione per l'antichità promossa dai famosi scavi di Ercolano e Pompei e dagli scritti di Winckelmann ed altri.

In questa evoluzione si insinua lo stile "Retour Egypte" che prende origine dalla spedizione napoleonica in Egitto (1795-1799) di cui si è accennato.

Più che uno stile vero e proprio, assolve il compito di arricchire di nuovo gusto esotico il repertorio classico con elementi decorativi e con temi desunti dall'arte egizia: sfingi, cariatidi, teste e figure di egiziani inguainate a piedi nudi, palmette, tripodi, rosette ecc...

Lo stile Direttorio mantiene il carattere di una certa eleganza di linea e proporzioni, scevro di eccessive pesantezze, limitato nella ricchezza decorativa a pochi e piuttosto rigidi elementi, mentre più tardi lo stile Impero vero e proprio volse decisamente al monumentale, all'aulico, ad una imponenza di austera severità

 

L' IMPERO (1804- 1815)

Napoleone I, che diede allo stile nome e qualifica, orientò decisamente e fortemente una formula d arte che già esisteva e di cui si servì come base per i suoi grandiosi disegni rivolti a creare una nuova e fastosa regalità che esaltasse le sue gesta e la sua persona.

Lo stile Impero si sviluppa in Francia come massima espressione del gusto Neoclassico. Al seguito degli eserciti imperiali esso si diffonde in buona parte d Europa, presentando un estrema unità di temi, nonostante l'estesa ed eterogenea area di produzione.

Tutte le arti alle quali il Condottiero rivolse le sue più attente cure divennero, nelle sue mani, strumenti di quella politica che egli adottava con intendimenti di personale glorificazione e del suo imperioso desiderio di esternare nel tempo le proprie imprese e la sua grandezza.

La Vita a Corte

Nell'intento di fare rivivere il fasto delle passate corti, il protocollo imperiale impose, a donne e gentiluomini, la maggior ricchezza nell'abbigliamento, nelle dimore ed un tenore di vita tra i più lussuosi.

Egli fece moltissimo per incrementare le attività  artistiche e fu molto più che un semplice protettore e mecenate: considerava il lusso come un complemento necessario di un economia  prospera.

Insieme a Giuseppina visitò i laboratori dei più importanti ebanisti e stipettai, molti dei quali furono anche invitati a pranzo di corte.

Napoleone si preoccupava di assicurare il prestigio dei laboratori statali e di garantire la qualità della loro produzione ed ebbe un interesse grandissimo, fino a rasentare la pignoleria per l'arredamento dei suoi appartamenti e palazzi.

 

Napoleone e l'Arte

Bonaparte capiva l'importanza economica e il prestigio che poteva derivare dal possesso delle opere d arte.

Così i  piccoli stati dell'Italia settentrionale e centrale che furono conquistati, dovettero sottostare oltre che  alle pesanti contribuzioni in denaro, anche  alla forzata cessione di opere d arte prelevate dai musei e di preziosi manoscritti dalle loro biblioteche, che presero la via di Parigi a testimonianza dei successi del grande condottiero.

Consapevole, appunto dell'importanza dell'arte, volle creare uno stile aulico e celebrativo della sua potenza, uno stile ricco, fuori le regole che ricollegasse subito la sua ricchezza con quella della sua persona di  grande imperatore.

 

La campagna in Egitto e La Stele di Rosetta

Numerose furono le battaglie condotte da Napoleone contro i paesi stranieri. In particolare la spedizione dei francesi in Africa, pur riportando una schiacciante sconfitta, fu molto importante per la scoperta della civiltà egizia. Bonaparte era accompagnato infatti da un piccolo esercito di studiosi e archeologi le cui fortunate ricerche ebbero il merito di riportare alla luce alcuni segreti dell'antichissimo Egitto.

La scoperta di una stele trilingue (stele di Rosetta), nella quale era riprodotto lo stesso testo in egizio-geroglifico, egizio-demotico (cioè popolare) e greco, permise allo Champollion di decifrare per la prima volta la scrittura geroglifica. Questa scoperta ebbe un grande eco in tutta Europa colta e da questo momento ebbe inizio l'egittologia.

 

L' Impero in Italia

La mobilia italiana del primo Ottocento presenta uno sviluppo stilistico che corre, per così dire, lungo due binari paralleli. Il primo riecheggia direttamente il gusto Impero imposto da Parigi; il secondo, più originale anche se non sempre di altissimo livello, elabora i modelli francesi secondo le tradizioni locali.

Nel nostro Paese lo stile Impero resistette più a lungo nei palazzi, forse perchè tanti stati italiani erano diventati per un po proprietà dei membri della famiglia Bonaparte. Tutti e cinque i fratelli e le sorelle di Napoleone, in un periodo o in un altro, governarono parti della penisola e lo stesso dicasi del figliastro dell'Imperatore.

Essi arredarono, secondo lo stile francese, gli interni dei loro palazzi, utilizzando mobilio francese. I falegnami e gli ebanisti locali, prendevano quest'ultimi a modello per i loro manufatti. Quando poi i palazzi ritornarono nelle mani dei precedenti occupanti il loro arredamento era a tal punto più attraente di quello preesistente, che venne conservato e lo stile francese continuò ad essere imitato.

Dai primi dell'Ottocento si pervenne anche in Italia ad una pratica più accurata di costruzione del mobile così che, diversamente che in passato, l'interno e le parti non a vista del mobile di qualche importanza presentano, come negli esempi inglesi e francesi , una rifinitura impeccabile.

Le botteghe tradizionali assumono in questo periodo nuove istanze e nuove ambizioni.

Gli artigiani cercano, diversamente che in passato, di lasciar memoria di sé,  sono assistiti nel loro lavoro da disegnatori, e professori d ornato delle accademie da poco istituite; pubblicano raccolte di disegni e di modelli seguendo modelli d oltralpe, mentre all'avanzata sociale della borghesia corrisponde una maggior richiesta di mobilio raffinato, così le imprese artigianali si adeguano trasformando tecniche e attrezzature per dare l'avvio ad un assetto di tipo industriale.

 

Stile Liberty


(Dal 1895 al 1914)


Verso la fine del secolo si registra, quasi improvvisa, una generale protesta contro l'Accademismo Eclettico imperante, deridendo i goffi plagi degli stili del passato e la produzione di massa, contribuendo a diffondere i primi germi di una nuova estetica.
Artisti in ogni campo ora plaudono alla creazione di oggetti semplici e funzionali, originali e logici nel modulo costruttivo e nel contempo di raffinata esecuzione.
In Francia, in Inghilterra, in Germania e in Scozia pulsioni verso questa nuova concezione di vivere l'arte sorsero quasi all'unisono, seppure indipendenti. Tuttavia fu a Monaco che venne la nuova estetica assunse importanza di primo piano. Il periodico Die Jugendstil fondato da Georg Hirth fu il battistrada che indicò per primo il Modern Style o Stile Giovinezza, che nei fatti anticipa la grande stagione del Liberty. In Inghilterra trovò facili radici nel movimento Arts and Craft con particolare vocazione a esaltare le tradizioni artigianali sopravvissute all'industrializzazione massificante, mentre la Scozia con C. R. Mackintosch seguì sperimentazioni del tutto indipendenti. Altro centro di primario interesse per la codificazione del nuovo spirito moderno fu Vienna, con Klimt e Olbrich che nel 1897 vararono la Secession Art.
Di grande portata fu poi il contributo della Francia, che nella figura di Emile Gallé trovò uno straordinario divulgatore di forme nuove, votate al naturalismo e tuttavia imbevute di Rococò con stilizzazioni operate nella consapevolezza della grande tradizione artistica dell'estremo oriente. L'artista, che nel fondare la Scuola di Nancy impose all'attenzione generale il nuovo gusto Floreale, seppe anticipare i nuovi tempi fin dal 1886, come ben dimostra il cabinet intarsiato oggi nella Galleria Mazzoni a Firenze.
Altri ebanisti resero grande lo Stile Floreale, tra i molti menziono Louis Majorelle, Eugène Vallin e Jacques Gruber.
A Gallé spetta il merito di aver risvegliato nell'arte - nel nostro caso dell'arredo - quella dignità artigianale che già da lunghi anni giaceva dimenticata o sopita. Ravvivò il mobile di intarsi squisiti, talvolta bizzarri ma sempre in ossequio alla natura, ora assunta a protagonista indiscussa dell'equilibrio tra uomo e creato. Ridusse al minimo le finiture bronzee, nei suoi mobili già resi mirabili da una sperimentazione formale che teneva conto anche delle modificazioni delle onde luminose, nella marqueterie introdusse antichi proverbi, versi letterari, brani di poesia, questi manufatti vennero definiti meubles parlant e vivacizzarono di nuovi valori simbolici la cultura della Vecchia Europa, ormai già vittima consapevole di un decadentismo ineluttabile. Gallé e altri spiriti liberi seppero per un breve istante rianimare un intellighenzia che percepiva i presagi della fine di un mondo abitato da valori antichi che presto sarebbero stati spazzati via dalla tragedia della prima grande guerra e dalla Rivoluzione bolscevica. Mi dilungo brevemente dando vita a sue stesse parole, in omaggio a un vecchio fantasma che di tanto in tanto amo evocare: "Il senso della decorazione risiede tutto nell'opposizione voluta tra la resa degli oggetti tangibili e certe visioni di cose supreme, quelle cose lontane che si desiderano e che è necessario indovinare".
Lo stile Liberty - con il quale generalmente si suole definire l'intera produzione eseguita nell'arco compreso tra l'ultimo decennio dell'Ottocento e i primi ventanni del Novecento - nella realtà in Francia assunse il nome di Art Nouveau, in Austria di Secession Art, in Germania di Jugendstil, in Inghilterra di Modern Style, in Spagna di Arte Joven, in Italia di Floreale, mutua la sua dizione da un negozio aperto a Londra verso la fine dell'Ottocento, specializzato nella produzione di stoffe e tessuti, la cui produzione era caratterizzata da disegni stravaganti e d avanguardia. L insegna "Liberty" di questa ditta divenne ben presto sinonimo di bizzarro, curioso, anticonvenzionale, e per estensione questo concetto fu poi utilizzato per designare tutto quel periodo artistico, in senso ovviamente dispregiativo. Certo è che in quegli anni di Belle Epoque, la borghesia era quanto mai incline ad accogliere nuove forme d arte e d arredo che finalmente emancipassero il quotidiano da quelle forme stucchevoli e per certi versi lugubri che avevano invece contraddistinto la produzione eclettica. In Francia, l'Art Nouveau prese nome dall'insegna del negozio che aprì Samuel Bing nel 1895 a Parigi, intorno a questa curiosa figura di imprenditore, si radunaro artisti del calibro di Bonnard, Pissarro, Seurat, Toulouse-Lautrec e nella grande Esposizione Universale di Parigi del 1900 la ditta Bing registrò un successo a dir poco strepitoso. In controtendenza al naturalismo floreale perorato da Gallé, nell'atelier di Bing spicca per un estremo rigore lineare, ogni compiacenza decorativa viene assottigliata ai minimi termini, e si perviene a un eleganza tanto incisiva quanto spoglia. Con Alexandre Charpentier e il suo gruppo "L'Art dans Tout" l'arredo si ridelinea secondo orientamenti formali che inneggiano all'astrattismo e ormai preludono all'Art Decò, una tendenza che trova consensi e conferme anche nella produzione a secca geometria lineare di Plumet.
Altre nazioni parteciparono attivamente alla creazione di fermenti Liberty, si pensi agli stati tedeschi con personalità di punta come Bernhard Pankok, August Endell o Joseph Hoffmann, al Belgio con Gustave Seurrier-Bovy o con un gigante come l'architetto-designer Henry van de Velde, capace di inventare arredi che ancor oggi sono di una modernità più che attuale, la Spagna trovò in Antonio Gaudì il suo interprete più controverso e fantasioso, mentre l'Italia pur con talune manifatture degne di una qualche nota e singoli ebanisti che seppero trovare qualche momento di effimera celebrità, non riuscì mai a esprimere alcunché di originale e in genere il Floreale italiano è poco più che una scopiazzatura mal riuscita delle mode importate dalla vicina Francia.

Per riassumere brevemente le formulazioni che più nitidamente ebbero fortuna in un così vivace periodo artistico, si memorizzi per comodità almeno questa breve scaletta stilistico-temporale, relativizzata all'impatto che il Liberty sortì nella nostra penisola:
1) Tra il 1890 e il 1910 ebbe vasta eco mobilia orientata alle mode imposte in Francia, con arredi informati al gusto floreale-naturalistico, caratterizzati da formulazioni stilizzate e agitate da linee a "colpo di frusta" o "a nuvola di fumo", mentre il decoro si mantenne sempre su elaborazioni floreali e più raramente zoomorfe.
2) Tra il 1910 e il 1920, il gusto mutò radicalmente, venne ridotta al minimo l'applicazione di intagli floreali e la volumetria della mobilia si concentrò in direzione di un moderato linearismo geometrico.
Relativamente alle datazioni proposte, lo scrivente in questa sede ritiene indicativo precisare come anno d inizio della stagione Liberty l'apertura del negozio di Bind a Parigi nel 1895 e fissarne la fine con l'inizio della prima guerra mondiale, nel 1914.
Certamente fin dai primi Anni Novanta dell'Ottocento si scorgono indizi e pulsioni significative che nel loro insieme concorrono poi a tributare il successo che si segnala già conclamato nel 1895, è del resto vero che il Liberty riscuote ancora successi intorno agli Venti, ma è parimenti dato di fatto ineludibile che già all'indomani della Grande Guerra le nuove tendenze dell'Art Decò risultino affermate.

 

L' Impero

 

Austerità ed eleganza

Lo stile "Impero", così come ogni altra espressione umana dalla musica alla letteratura, dall'arte alle ideologie, affonda le sue radici nelle vicende storiche e politiche di quel tempo.

Stiamo parlando del periodo che va approssimativamente dall'incoronazione di Napoleone Imperatore (1804) fino alla caduta del suo regno (1815).

A Napoleone infatti, spettò il compito di fissare la fisionomia dello stile volta alla grandiosità unita ad una severità di forme.

 

L' avventura di Napoleone

Un uomo dotato di intelligenza, genio, forza di volontà e magnetismo, con una capacità superiore di comandare e farsi obbedire: attorno a questa figura si fonda un grande impero e nasce, nell'arredamento, uno stile austero per celebrarlo.

 

Lo Stile Impero

Lo stile Impero si sviluppa in Francia come massima espressione del gusto neoclassico. Al seguito degli eserciti imperiali esso si diffuse in buona parte d Europa, presentando un estrema unità di temi, nonostante l'estesa ed eterogenea area di produzione.

La mobilia italiana del primo Ottocento, presenta uno sviluppo stilistico che corre, per così dire, lungo binari paralleli. Il primo riecheggia direttamente il gusto Impero imposto da Parigi: il secondo, più originale, anche se non di altissimo livello , elabora i modelli francesi secondo le tradizioni locali.

 

Il Mobile Impero

L' avvento dell'Impero seppe produrre arredi di una nobile dignità, di grazia elegante e contenuta evitando ogni leziosaggine. Il mobile impero obbedisce sempre ad un rigoroso senso della misura. E' solido ma non opprimente, proporzionato e mai volgare con carattere sempre aristocratico.

 

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