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Gino
Severini |
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Pittore
Giunge a Roma verso il 1899 e stringe amicizia con
Balla e
Boccioni, con i quali
condivide l'attenzione per le tematiche a sfondo sociale e per la tecnica
divisionista, di cui Balla è in quegli anni, a Roma, maestro riconosciuto.
Frequenta la scuola libera del nudo all'Accademia e la scuola serale del disegno
a Villa Medici. Nel 1905 organizza con Boccioni, nel foyer del Teatro Costanzi,
la "Mostra dei rifiutati", in polemica con l'esclusione dalla mostra "degli
Amatori e Cultori".
Nel 1906 è a Parigi, dove si afferma come uno dei
protagonisti dell'avanguardia, ma non per questo interrompe i suoi rapporti con
l'Italia. E' in contatto col gruppo di
Marinetti (espone a Roma, in mostre
futuriste, nel 1913 e '14), e poi con "Valori
Plastici", rendendo possibile la pubblicazione del secondo numero della
rivista di
Broglio,
dedicato interamente alla situazione francese; scrive inoltre una monografia su
Manet nella collana di "Valori Plastici" dedicata all'arte moderna.
Dal 1916 al
'21, anno in cui pubblica "Du cubisme au classicisme", passa dal purismo
cubista
a un neoclassicismo con echi metafisici. Nel 1923 è presente alla Biennale
romana; partecipa alle due mostre milanesi del Novecento italiano (1926 e '29) e
a quella di Ginevra (1929).
Nel 1928 fa ritorno nella capitale, mentre iniziano
ad apparire nel suo lavoro elementi tratti dal paesaggio antico di Roma.
Nel
1930, con gli altri "italiani di Parigi", è presente alla Biennale di Venezia;
partecipa quindi alle Quadriennali del 1931 e '35, anno in cui vince il Gran
premio per la pittura, presentando un'intera sala e si stabilisce a Roma.
Tornato a Parigi, alterna soggiorni tra la Francia e Roma. Realizza una
decorazione per l'Esposizione Universale di Parigi e nel 1938 espone i suoi
mosaici alla
Galleria
della Cometa.
Dopo la guerra, è tra i maestri riconosciuti delle nuove
generazioni (tra l'altro è presidente dell'Art Club). Oltre che alla pittura da
cavalletto si dedica a impegnative imprese decorative.
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![]() La Danza, 1909-1916 |
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