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Studiò filosofia all'Università di Bonn, poi fondò a Colonia un gruppo dadaista molto attivo. Stabilitosi a Parigi, ebbe una parte importante nel movimento surrealista francese e anche negli Stati Uniti dove poi si trasferì. Celebri le sue opere: Visione provocata dall'aspetto notturno della porta Saint-Denis, Dilettazione carnale complicata di rappresentazioni visuali, L'occhio del silenzio.
Nel 1913 con Sturm espone i primi quadri a Berlino e conosce
Guillaume Apollinaire.
Nel 1914 Max Ernst, che si presenta con il nome di battaglia Dadamax,
comincia a lavorare con
Hans Jean Arp e Johannes
Baargelded insieme aderiscono al movimento del "Blaue Reiter" di Monaco e con il
gruppo
"Der Sturm" di Berlino.
La scoperta di Giorgio De
Chirico, la conoscenza di Freud, della psicoanalisi e
l'esperienza diretta fatta da studente negli ospedali psichiatrici,
contribuiscono in varia misura alla definizione del suo particolare
dadaismo che si esprime soprattutto
nel collage.
Nel 1920, Max con altri pittori, realizza uno dei più
scandalosi happenings mai realizzati dai dadaisti.
Ancora con i dadaisti Ernst organizza una esposizione personale, ma la
voluta negazione del piacere estetico dei Dadaisti mal si addice alla ricca
immaginazione di Max Ernst che già nel 1926 lascia il movimento e si
appassiona al surrealismo dando al termine un'interpretazione estremamente
personale.
Sperimentando continuamente nuove tecniche del disegno e della pittura, dando
libero sfogo al suo profondo senso dell'irrazionale e del mistero, Max Ernst
prosegue nel cammino dell'arte.
Nel 1929 viene pubblicato il primo dei suoi romanzi-collage
"La Femme 100 têtes", seguito nel 1930 da "Reve d'une petite fille qui voulut
entrer au Carmel", mentre nel 1934 è la volta di "Une semaine de bonté", ultimo
dei suoi originalissimi romanzi-collages.
Il montaggio dei collages era volutamente dissimulato, per regalare all'opera
un'apparenza di unità, evidenziata dalla veste tipografica.
Trasferitosi a Parigi Max Ernst è uno dei cofirmatari
del “Manifesto del surrealismo” e partecipa a tutte le esposizioni del
movimento.
Nella nuova interpretazione della pittura Max si trova
involontario alleato dei nazisti contro "l'arte degenerata" dei dadaisti.
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il pittore viene internato in
un campo di detenzione francese per la sua nazionalità.
1941 Max Ernst riesce a rifugiarsi negli Stati Uniti dove rimarrò fino al 1953.
Erede degli antichi incisori germanici, nel dopoguerra Max
Ernst continuata la sua produzione con un ritmo molto intenso, sia nei
dipinti e nella grafica, che nella scultura.
Grazie a lui, il genio fantastico e crudele dei maestri incisori riemerge nella
pittura moderna.
La giovinezza renana di Max Ernst, nutrita ampliamente delle
fantasmagorie boschive di Altdorfer e dalle letture dei romantici e dei
metafisici tedeschi, guidano il pittore nell'invenzione e nell'utilizzo
di nuove tecniche, come le colature di colore del "drapping" e l'utilizzo della
fotografia come tecnica artistica.
Molti quadri di Max Ernst trasudano furore contro il
"kitsch" borghese e l'opprimente ordine teutonico, testimoniano le fonti
germaniche della cultura e della ribellione del pittore.
Nel 1954 l'artista, ormai conosciutissimo, vince il primo premio alla Biennale
di Venezia.
La tecnica più importante inventata da Max Ernst è il
frottage che ha come base un comune gioco grafico, che diventa nelle mani
dell'artista uno dei più seri esperimenti in arte di tutto il
Novecento.
Si tratta di appoggiare il foglio su una superficie ruvida qualunque (legno,
foglia, pietra) e strofinare con una matita per far apparire il disegno delle
asperità sottostanti: le nervature della foglia, le venature de legno.
Mentre il gioco procede, quelle figure casuali, proprio come le macchie
d'inchiostro usate nei test psicanalitici, la mente dell' artista, vede immagini
insolite: animali, oggetti, paesaggi e figure misteriose.
Le immagini vengono completate da contorni e qualche dettaglio, in modo che la
visione diventi riconoscibile per tutti.
Max Ernst, famoso per i suoi collages lavorò con forbici e colla su un "inferno visivo": immagini di torture e di amori, di passioni e morti, di pene e ghigliottine: tutto il repertorio della narrativa popolare di fine ottocento.
Nel 1953 Max Ernst torna a lavorare a Parigi e nel 1956, in una cittadina francese, trova in un negozio della vecchia carta da parati, del tipo da lui usata trentacinque anni prima, con la quale realizza "per divertimento" due serie di collages: Dada Forest e Dada Sun.
Negli ultimi anni Max Ernst lavorò quasi unicamente
con la scultura, ma uno dei suoi ultimi affascinanti capolavori, del 1964, è un
omaggio alle scoperte ed ai misteri intravisti nella stagione del
surrealismo. : "Maximiliana ou
l'exercise illegal de l'astronomie", un libro interamente composto di segni
astratti che simulano linee di scrittura e sequenze di immagini.
Max Ernst muore a Parigi il primo aprile del 1976.
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