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Pittore,
scultore, grafico, operatore estetico e critico d'Arte.
Svolge inizialmente
attività di scrittore, (Riconoscimento ufficiale Presidente della
Repubblica Enaudi). Successivamente si dedica sempre più all'arte, limitando
l'attività di scrittore alla critica e alla saggistica.
Svolge inoltre attività nel campo editoriale e dell'organizzazione associativa
nel settore delle Arti.
La sua produzione sembra
dividersi in due filoni paralleli che presentano da una parte l'espressione di
un forte temperamento colmo di tutti gli umori e le passioni mediterranee,
dall'altra una denuncia altrettanto scoperta, lacerante e drammatica dei mali
dell'uomo contemporaneo, che appaiono legati del resto ad una sua immutabile
condizione di disagio.
bibliografia:
Arts Antiques Auctions,
Bruxelles; Kunst & Kultuur, Bruxelles; Critica d'Arte Oggi;
Quattrosoldi;
l'Europeo;
Alba, Torino; Arte Nuova Oggi, Jesi: Comanducci, Milano;
Il centauro;
Pittura Scultura d'oggi; Bolaffi critico-finanziario; Grande Dizionario degli
Artisti Italiani Contemporanei; Bolaffi;
Dizionario degli Artisti Europei
Contemporanei, Salsomaggiore;
Who's Who in ltaly, Milano; Enciclopedia degli
Accademici con Medaglia d'Oro, Salsomaggiore;
Catalogo Internazionale dell'Arte, Rimeco, Chiasso.
Esposizioni:
Museo di Roma, Palazzo Braschi;
Palazzo Venezia, Roma;
Galerie Morantin-Nouvion, Parigi; Galerie Alcoi-Arts,
Alicante (Spagna);
Azienda autonoma di Soggiorno, Marina di Massa.
Opere
in permanenza al Los Angeles County Museum, Los Angeles.
Film: L'immagine e il tempo.
Critica:
E’ pittore, scultore,
operatore fotografico. E’ siciliano d'origine. È perennemente nomade. Ha una
spiccata preferenza per le grandi città. Ha la sua area operativa soprattutto
in Italia, Francia, Svizzera e Spagna. Non appartiene ad alcuna corrente
artistica. Non presenzia alle sue mostre personali. Non si ha una sua fotografia
pubblicata.
Per Massimo Platani, l'uomo e
l'artista non sono mai due entità diverse. Quando accade di presentarli
separatamente - dice - l'una falsa l'altra: l'artista diventa un fenomeno che si
paragona non agli altri artisti contemporanei e passati; non si osserva cioè la
sua opera confrontandola e calandola nella storia dell'arte, ma si crea
immancabilmente un parallelo tra la sua vita e quella di tutti gli altri uomini
normali, come se lui non fosse, come tutti gli altri, un uomo normale.
Il modo di esprimersi di Massimo
Platani è sempre mutevole, non si è mai fissato in un segno caratteristico e
caratterizzante, in un modulo, soprattutto in pittura. Molti trovano perciò
strane le notevoli differenze esistenti tra le sue opere di diversi periodi ed
anche all'interno di opere singole, differenze insolite oggi nell'opera di un
artista.
Ormai si sta riscontrando sempre
più una caratteristica quasi modulare nelle mie opere - spiega Platani -proprio
nell'assenza di moduli espressivi fissi. Il problema è, in effetti, per me
molto importante. La fossilizzazione dell'espressione degli artisti in forme
d'arte standard è un fenomeno pietoso dell'arte moderna e quel che è peggio è
che è un fenomeno accolto favorevolmente, anzi sostenuto da un incondizionato
favore da parte del pubblico, il quale vede in questa uniformità di produzione
un motivo di sicurezza e di fiducia nell'artista. Se si potessero raggruppare le
opere di tante personali di altrettanti artisti, ciascun gruppo in un proprio
pannello, l'uno accanto all'altro, si avrebbe l'impressione dl essere in un
supermercato: prodotti in serie l'uno identico all'altro, salvo che per le
dimensioni, all'interno di ogni scaffalatura, e tante marche diverse di case
produttrici. La libertà dell'arte moderna è in gran parte diventata libertà
di scegliere all'interno di un proprio spazio preciso e ben delimitato. Io
preferisco correre il rischio che comporta il rifiuto di incanalare la mia opera
n uno stile ».
Indubbiamente Massimo Platani è
uno dei pittori più positivi di questi anni difficili: un uomo che ci fa ancora
credere nella vitalità e nell'impegno etico dell'esperienza artistica.
« Una verifica della vitalità
di Platani si legge in una critica sull'ultima produzione dell'artista - del suo
potere di aderire criticamente al movimento e agli sviluppi della cultura
figurativa contemporanea, di accoglierne le istanze più feconde e di
assorbirle, risignificandole, nel quadro del proprio impianto stilistico e della
propria cultura, può provenire dall'esame delle ragioni che hanno determinato
la genesi, avvenuta intorno al '70, di un nuovo orientamento e di una nuova
direzione di ricerca.
Platani ha avvertito con molta chiarezza il problema e il
senso della vicenda della pittura di oggi caratterizzata dal costituirsi di una
situazione bipolare: l'arte, con i suoi problemi formali, e l'esperienza
estetica, con le sue sollecitazioni provenienti da sfere di attività extrartistiche e i suoi tentativi di dissolvimento e di risoluzione dell'oggetto
d'arte nel momento concettuale e della progettazione.
Con la caduta del problema
formale relativo ai tratti morfologici e topologici dell'opera artistica e alle
sue qualità percettive, l'esperienza estetica tende a trasferirsi nel mondo del
comportamento e delle situazioni mentali, a farsi esperienza e concetto, inteso
anche nell'accezione di metodo e di conduzione dell'intelligenza.
Come ha
scritto Tommaso Trini è probabile che l'arte e l'estetico dopo che per tanti
anni l'estetico è entrato nell'arte non più di quanto ne stia u scendo
attualmente non possano sottrarsi ad una funzione di vasi comunicanti che regoli
quegli scambi che nessuno può seriamente pensare di eliminare. Ciò è vero per
Platani, la cui novità saliente relativa all'ultimo periodo della sua attività
è da ricercare nella peculiarità della sua proposta di riflessione sia
sull'arte, come tra dizione e memoria, sia sull'arte come esperienza e processualità in fieri aperta e imprevedibile per la sua organica
connessione con la vicenda storica reale.
Gli spazi bianchi, non dipinti, dei
suoi ultimi quadri sono la segnalazione di un disinganno rispetto a tutte le
categorie e a tutti gli stilemi della tradizione pittorica.
Una tradizione
filtrata, nell'opera di Platani, dall'esperienza neo-dada e vista attraverso
un'ottica pop, e perciò costretta a rivelare o confermare il fatto di essere
iscritta nelle coordinate appena polari e anche unidimensionali del kitsch e
del camp. La tradizione, solidificatasi in parametri categoriali, è però
divenuta imprescindibile: impossibile non partire dalle condizioni che essa ha
creato per la progettazione dell'esperienza estetica.
La figuratività,
nell'opera di Platani, é presentata esclusivamente per il carattere tautologico
del rapporto esistente tra l'elemento iconico e quello semantico, per cui è
costretta a manifestarsi come denotante se stessa.
L'operazione tende,
come ha rilevato Dorfles, "ad una definizione dell'attività
artistica" che si stacchi "dai formulari tradizionali divenuti ormai
del tutto arrugginiti", per porsi, invece, come affermazione di un modo di
formare inesistente, o, meglio, di una formatività la cui esistenza è privata
dalla materia di cui ha bisogno ogni principio di individuazione.
Siamo così di
fronte non solo ad un’idea da "opera aperta" che coinvolge il
fruitore ad una partecipazione attiva e dialettica, ma anche e soprattutto di
fronte ad una manifestazione estetica tale da spostarne la verifica fuori dal
campo dell'artisticità e della illusoria figuratività e da rompere la
struttura chiusa che la isola dalla realtà per porla nell'orizzonte del comportamento e della riflessione.
Il processo di nientificazione di Platani è
ora trasferito dal piano della realtà socio-culturale a quello del linguaggio
investendo l'oggetto della stessa categoria artistica. Questo è posto in una
situazione che il tempo modifica liberandolo dalla normatività del codice:
esso diviene così
processualità e sviluppo, rifiuta di definirsi in risultati acronici e di
assumere i tratti di un surrettizio statuto ontologico. Per effetto dei bianchi,
delle associazioni iconiche e delle interruzioni delle sequenze significanti, la
forma non si chiude, ma si fa stimolo e germe di infinite dilatazioni». In
sostanza, si dovrebbe definire la pittura di Massimo Platani molto pessimistica.
« In effetti - afferma Platani lo è in gran parte, ma non sino in fondo.
Il
massimo del pessimismo è il concetto dell'inutilità, il nichilismo. Io
dipingo, lavoro il ferro, agisco nelle città, quindi non posso essere del tutto
pessimista a meno di non essere incoerente oppure uno stupido. In realtà
esistono delle forze interiori nell'uomo che Io spingono ad agire. Di questo
dato dl natura bisogna prendere coraggiosamente atto e considerarlo senza false
prospettive per quello che è: un bisogno significante, una realtà
misteriosamente naturale che può essere chiarita solo attraverso l'opera
stessa. Questo giustifica l'esistenza di gran parte del mio lavoro, dei prodotti
della mia mente e delle mie mani». Sandro Cairoli
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