Durer Albrecht

 

Dürer Albrecht
Norimberga, 1471 - 1528

Pittore e incisore

Figlio di un orafo, lavorò prima alle dipendenze del padre, che notando la sua inclinazione per la pittura lo mandò nella bottega del maestro Michael Wohlgemut. A diciannove anni intraprese un viaggio per la Germania, che lo portò a Colmar, Basilea e Strasburgo. In queste città, dove si fermò complessivamente per quattro anni, si perfezionò nelle incisioni su rame e su legno; tra le opere di questo periodo, da ricordare: un ritratto del padre, un Bambino Gesù benedicente, un Autoritratto e una Madonna della Farfalla. Tornato in patria, si sposò, ma nello stesso anno si recò a Venezia, della quale ritrasse una veduta e dove, imitando Mantegna ed altri artisti, si impadronisce della grandiosità italiana, pur conservando intatta certa scabrezza germanica. Sono di questo periodo i paesaggi all'acquerello dell'Austria e del Trentino.
 


Apollo 1501-03
penna con inchiostro marrone e nero
Metropolitan Museum of Art, New York

Adamo e Eva 1504
incisione
Metropolitan Museum of Art, New York

Tornato nuovamente in patria, inizia gli studi sulle proporzioni del corpo umano, culminati con Adamo ed Eva. Durante il ventennio che va fino al 1915 l'artista ci dà la sua produzione migliore: le serie incise dell'Apocalisse e della Passione, gli innumerevoli grandi olii di soggetto religioso, alcuni dei quali purtroppo persi, i vigorosi acutissimi ritratti a olio o a carbone e i tre capolavori dell'incisione: Il cavaliere, la morte e il demonio, S. Girolamo nello studio, la famosissima Malinconia. Entra poi al servizio dell'imperatore Massimiliano, del quale ritrae le glorie nel gruppo delle incisioni Arco trionfale e Corteo trionfale, in cui la grandiosità di Mantegna, che egli ammirava tanto, è arricchita dalla propria originalità.

 

 

Alla morte di Massimiliano si reca nei Paesi Bassi per ottenere da Carlo V una riconferma della pensione goduta fino ad allora. Di questo viaggio ci lascia un interessante diario, che testimonia la profonda impressione esercitata su di lui dall'arte fiamminga.

Aderente alle dottrine di Martin Lutero, produce ancora alcuni grandi quadri di carattere religioso, ma forse i germi della malattia contratta nella Zelanda rallentano la sua foga creativa, questo non gli impedisce però di darci alcuni meravigliosi ritratti, in cui la penetrazione e l'interpretazione dei soggetti ricordano l'arte di Leonardo. E molti, infatti, sono i punti di contatto tra di loro: anch'egli si occupò teoricamente della pittura, lasciandoci in proposito vari libri.

 


Quattro streghe 1497
incisione
The Metropolitan Museum of Art, New York

Adamo ed Eva 1507
olio su pannello
Museo Nacional del Prado, Madrid


Avido di sapere, vagò con le sue ricerche nei campi più aridi della scienza: abbozzò un trattato di geometria descrittiva, s'immerse nei problemi matematici, nell'architettura militare, nelle fortificazioni. Ma questi suoi studi non riuscirono mai a inaridirne la personalità artistica, che rimase sempre unitaria e non si lasciò sviare ne dall'entusiasmo per l'arte italiana, ne da quello per l'arte fiamminga.

 

 

 

Il suo carattere eminentemente nordico gli permise di infondere nella propria opera un sentimento di appassionata malinconia, che a volte raggiunge attraverso la meditazione interiore, stasi di vera depressione (come appunto nella Malinconia). Ed anche i suoi ritratti, i suoi paesaggi, i suoi studi del vero, sono tutti permeati di una sensibilità interiore, che domina il segno grafico e fa risaltare l'inconfondibile personalità dell'artista.

 

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