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El Greco (Domenikos Theotokopoulos) |
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![]() Assunzione della vergine 1577 Chicago Art Institute |
![]() Espolio 1579 Toledo, Cattedrale |
![]() Adorazione del nome Gesù, 1580 Madrid |
Domenico Theotocopulos (o Theotocopuli, nella forma in seguito adottata dallo stesso autore), che dal suo soggiorno a Toledo sarà conosciuto soprattutto con l'appellativo di El Greco (grafia mista di italiano e spagnolo), pur essendo ancora oggi lambito da una luce mitica, sia per le sue vicende terrene, sia per il mondo singolare di immagini di cui fu il creatore, non è più una figura così leggendaria come apparve ai riscopritori moderni del suo genio, artisti e letterati, che anticiparono il paziente recupero della critica. Ora, per le ricerche di studiosi di molti paesi, possiamo contare su alcuni dati sicuri, ad integrazione delle rare fonti contemporanee al pittore. Sicura è la sua nascita nel 1541 nell'isola di Creta, dominio veneziano fin dal 13' secolo; sicura è la sua presenza a Venezia, alla scuola di Tiziano, prima del 1570. I rapporti con la capitale erano forse facilitati anche dal fatto che il fratello Manussio, che poi lo raggiungerà a Toledo e vi morirà nel 1604, era gabelliere della Serenissima, a Candia. Soltanto nel 1962 è stato scoperto (Mertzios) un documento da cui sappiamo che il 6 giugno 1566 " Maistro Menegos Theotocopulos oyoupapos (pittore) " firmava un atto come testimonio a Candia. Questo documento, anche se non esclude precedenti viaggi a Venezia, avvalora l'ipotesi di una formazione in ambiente cretose, che non era poi così arretrato come si immaginava un tempo, ma, piuttosto, punto d'incontro di motivi e formule iconografiche occidentali (stampe di carattere manieristico), sulla fondamentale pratica bizantina; rende di conseguenza verosimile una partenza definitiva del Greco per Venezia, già abile pittore di tipo « madonero », dopo il '66, anno della morte del padre, e quindi l'identificazione del Theotocopulos in quel « Greco molto valente mio discepolo », che Tiziano nel '67 segnalava a Filippo II rende infine normale un alunnato presso Tiziano di due o tre anni, prima della partenza per Roma nel '70, documentata dalla lettera di Giulio Clovio. Questo pittore miniatore, già al servizio del Cardinale Grimani a Roma, raccomanda al Cardinal Farnese « il giovane Candiota, discepolo di Tiziano », come eccellente. Il periodo romano del Greco, che non dovette durare molto, a giudicare da una forte ripresa di venezianità nelle ultime opere italiane, è lumeggiato dal racconto del medico Giulio Mancini (scrive tra il 1614 e il 1630). Mancano documenti del periodo veneziano, anche per il fatto che egli, cattolico, non si iscrisse alla fiorente comunità greco-ortodossa, ma l'analisi stilistica delle opere postula un ritorno a Venezia fino al 1576, di dove partì, forse per sfuggire la pestilenza che uccise anche Tiziano, e si recò in Spagna; si può ragionevolmente pensare che fosse attratto dalla speranza di lavorare alla decorazione dell'Escuriale da poco iniziato, o dall'amicizia di alcuni alti prelati spagnoli, residenti a Roma e amici del bibliotecario dei Farnesi, Fulvio Orsini, precisamente Don Pedro Chacon e Louis De Castilla, il quale diverrà esecutore testamentario del pittore nel 1614, e il cui fratello Don Diego si interessava alla costruzione di Santo Domingo el Antiquo.
![]() L'Agonia nell'orto 1590-95 Londra, National Gallery |
![]() Cristo scaccia i mercanti dal Tempio 1600-05 Londra, National Gallery |
![]() Ritratto fra Ortensio Paravicino 1609 Boston, Museum of Fine Arts |
Sicuramente nel '77 troviamo El Greco a Toledo, dove c'era
una notevole colonia greca, con importanti commissioni, quali il complesso
appunto di Santo Domingo el Antiquo e l'Espolio della Cattedrale. Ormai a Toledo
si svolgeranno la sua vita e la sua attività, anche se riceve commissioni da
altre regioni della Spagna e dalla Corte (il San Maurizio dell'Escuriale nel
1580). In questo periodo documenti sicuri riguardano alcune opere importanti
(1586 Entierro del Conte di Orgaz, 1596 opere per il collegio di Donai Maria de
Aragon a Madrid, 160315 decorazione della Chiesa di Illescas, ecc.); ma sempre
poche, confuse e spesso contraddittorie sono le notizie sulla sua vita privata:
non si sa perché non abbia sposato Donai Jeronima De las Cuevas, amata e fedele
compagna della sua vita, da cui ebbe il figlio Forge Manuel (come appare dal suo
testamento e anche da una dichiarazione delle nipoti Maria e Claudia); non si
può con sicurezza definire se le sue condizioni finanziarie fossero agiate o
misere, cioè se la sua produzione copiosa e in serie dipendesse più o meno dalle
necessità materiali, dalla tradizionale tecnica delle botteghe bizantine, dai
miseri compensi corrispostigli (sono documentati lunghi processi con alcuni
committenti). Certamente aveva una residenza vasta nel nobile e decaduto palazzo
del Marchese di Villena, anche per le esigenze della bottega, in cui lavoravano
il figlio Forge e numerosi aiuti; le suppellettili erano scarse ma vi si
trovavano vaste tele in lavorazione e un copioso repertorio, in piccolo formato,
di tutte le invenzioni del pittore, evidentemente utili per le eventuali
repliche (Pacheco). Morì il 7 aprile 1614 e fu posto nel sepolcro da lui
comperato a Santo Domingo el Antiquo. I suoi resti, trasportati dal figliuolo
(1619) nel convento di San Torquato, furono dispersi in epoca imprecisata.
![]() Laocoonte 1610 |
![]() Veduta di Toledo 1610-14 New York, Metropolitan Museum |
![]() L'Annunciazione Modena, Galleria Estense |
Formazione:
Studiò pittura nell'isola nativa, dove esisteva una fiorente
scuola d'arte, in seguito si recò a Venezia dove fu allievo di Jacopo Bassano, e
poi a Roma. In questo periodo, precedente la sua partenza per la Spagna (1577),
ebbe modo di perfezionare la propria arte che, pur legata al cromatismo veneto,
rimane comunque ancorata agli ideali della pittura cretese, sì da formare uno
dei più interessanti prodotti artistici che percorre, nella sua dicotomia
colore-anima, le violente ricerche della pittura moderna. Numerosi sono i
dipinti del periodo italiano, tuttavia di gran lunga inferiori alle opere
eseguite in Spagna dove il fanatico misticismo cinquecentesco ha modo di far
sentire maggiormente la violenza pittorica che può così, nella drammaticità
delle rappresentazioni, dar vita alle sue opere migliori. Tra le sue opere più
significative si ricordano lo Spolio della cattedrale di Toledo, l'Entierro
del Conde de Orgaz nella chiesa di S. Tomè, la Discesa dello Spirito
Santo del museo del Prado e Gesù a Getsemani nella National Gallery
di Londra. Molti suoi dipinti, tra cui la celebre Veduta di Toledo, sono
conservati nel museo a lui dedicato, fondato a Toledo. Numerosi furono i pittori
che lo imitarono.
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