Le "teste" ritratte
da Chuck Close all'American Academy di Roma
di Patrizia
Mania.
Nell'antica Roma esisteva un diritto, il ius imaginum, appannaggio delle sole
famiglie patrizie, in base al quale le famiglie gentilizie potevano conservare
nelle loro case i ritratti dei loro antenati. Un modo per serbarne la memoria
nel privilegio. Oggi, il diritto all'immagine non è più neanche lontanamente
rivendicabile essendo accordato a tutti e per fortuna indistintamente, ma il
genere del ritratto continua ad affascinare, seducendo in modi diversi ma non
per questo meno vitali.
La galleria di ritratti di Chuck Close presentata in questi giorni presso i
locali dell'American Academy di Roma ci fornisce l'occasione per scoprirne
l'attualità. Close non è certo un ritrattista su commissione ed i suoi
ritratti corrispondono ai volti delle persone a lui care: familiari, amici,
altri artisti, qualcuno con cui condivide o ha condiviso una conoscenza. Ma poi
quest'intimità è come violata dal fatto che l'interesse dell'artista si
appunta sui caratteri "tipizzanti" di questi volti. Ed esplicita questo
intento nel fatto che per lui queste figure, pur rivelando sempre l'identità
di qualcuno, sono comunque tutte "heads". Teste che pur essendo riferite a
specifiche identità appartengono al genere umano nel suo insieme e lo
definiscono. Ciascun viso - afferma Close - " è una carta stradale
dell'identità del soggetto" e nei solchi , nelle deviazioni, nelle peculiarità
vi si leggono dei segni caratteriali che possono dirsi universali.
Close non opta a priori per una tecnica in particolare: da febbrile
sperimentatore, alla ricerca di inaspettati effetti, impiega decine e decine
di tecniche diverse, dalla vasta gamma di tecniche riproduttive incisorie -
litografie, serigrafie, cera molle, acquatinte, mezzatinte, - all'arazzo, al
mosaico, al ricamo a mano, al pastello e via discorrendo. Sembra infaticabile,
sospinto da un'energia creativa che gli consente di verificare nel passaggio
da una tecnica ad un'altra, da un formato ad un altro, la tenuta e le
trasformazioni di uno stesso soggetto.
L'artista, per alcuni da ritenersi quasi il precursore della pittura digitale,
in questi passaggi filtra rigorosamente il suo studio sulla figura approdando
a risultati che proprio la metodicità quasi maniacale del suo fare rende
simili agli effetti del digitale, transfert assolutamente inintenzionale, il
cui avvicinamento testimonia semmai quanto le sue immagini siano radicate in
strutture di pensiero e di azione fortemente disciplinate.
Nel suo modus operandi Close procede sempre partendo da una fotografia che poi
trasferisce sulla superficie prescelta con delle griglie. Il fare è
irrinunciabile, è la poetica, è la ragione del suo dipingere. La campionatura
di tecniche serve quasi a far echeggiare la manualità del procedere e l'aver
avocato a sé questo prerogativa, il suo ius imaginum, fa sì che questi volti
ci restituiscano la straordinaria vitalità di una ritrattistica dell'umanità.
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