ANTOINE CHRYSOSTOME QUATREMÈRE DE QUINCY
(1775-1849)

Scrisse il Dizionario storico d'architettura, pubblicato in Francia nel 1832 e poi tradotto in Italia nel 1842-44. Il Dizionario ebbe larga diffusione nel nostro paese, grazie a Leopoldo Cicognara, all'amicizia di Canova e all'interesse che entrambi ebbero per la scultura. Secondo Quatremère la voce " Restauro " si può suddividere in due parti distinte. Nella prima l'autore puntualizza la distinzione tra gli interventi sulle sculture e quelli sulle architetture. Nel momento in cui, a Roma e in altre città, si cominciano a cercare tra le rovine " gli avanzi delle statue mutile che il tempo e le vicende avevano sepolto sotto le rovine degli edifici ", si diffonde l'uso di render loro l'integrità della forma primitiva, rifacendo colla stessa materia le parti guaste e le membra di cui erano mancanti: ed in ciò consiste propriamente il restaurare ". Questa pratica, a cui si sono dedicati artisti come Michelangelo e Bernini, è ormai talmente affermata al punto che si sono formati artisti ed artigiani abilissimi a contraffare, nei restauri, la maniera e per così dire la fisionomia dell'antico. Il Dizionario rileva la differenza sostanziale che separa il restauro scultorio da quello architettonico, infatti, mentre il completamento delle opere d'arte scultorie lacunose, ha bisogno di un contributo creativo, questo non può dirsi per quanto riguarda il restauro architettonico. L'architettura, infatti, si compone di parti similari che possono, mediante un'esatta osservanza delle misure, essere identicamente copiate o riprodotte. Questa operazione, può ridursi ad un semplice meccanismo. Quatremère distingue tra atto creativo (Restauro scultorio) e atto meccanico (Restauro architettonico) di riproduzione ed integrazione. La concezione d'integrazione delle parti mancanti come pura e semplice operazione di riproduzione, "assunta in maniera esclusiva ed estesa alla produzione medioevale, costituì [...] il fondamento del cosiddetto restauro stilistico. In essa, infatti, non è presente la consapevolezza che tutto quanto si aggiunge, per motivi di conservazione, costituisce inevitabilmente una menomazione del monumento ". Ma restauro scultorio e architettonico si differenziano anche per un'altra ragione, che deriva in qualche misura dalla precedente. Quatremère ritiene, infatti, difficile, adattare alla metà di una statua " la metà che gli manca, mentre non vede quale pericolo potrebbe nascere per un edificio mutilato, se venisse rinnovato, per esempio, il suo peristilio con una o più colonne fatte a somiglianza del loro modello e colla stessa materia, ed in eguali proporzioni. L'integrazione del monumento è dunque auspicabile in quanto è la materia che è sostituita, mentre il modello viene recuperato. Parallelamente viene però sostenuta la necessità di una distinzione tra le parti originarie del monumento e quelle aggiunte, al fine di evitare che l'osservatore possa incorrere in errori di lettura e d'interpretazione. Com'esemplificazione Quatremère descrive l'intervento eseguito al peristilio del Pantheon di Roma, dove da poco tempo era stata ricollocata una colonna di granito d'angolo, con il contemporaneo rifacimento della trabeazione corrispondente. Tale intervento, viene, infatti, esplicitamente lodato in quanto condotto " senza che il rimanente abbia sofferto per tale operazione il minimo danno ". Condannando il ripristino di parti mancanti con "falsi" identici agli originali, Quatremère de Quincy anticipa, con straordinaria intuizione, quanto sarà poi ripreso nelle enunciazioni teoriche successive. L'idea di un restauro inteso come reintegrazione di parti mancanti, espressa da Quatremère, è integrata da altre due osservazioni che si ritengono fondamentali. La prima, rileva come l'opera di restauro risulti accettabile in quanto " di tale natura da non poter indurre chicchessia in errore ", condannando qualsiasi possibilità di falsificazione storica. La seconda, introduce il concetto di manutenzione come alternativa, preferibile, al più " pesante " intervento di restauro. " Quanti monumenti antichi - scrive Quatremère - si sarebbero conservati se qualcuno si fosse presa la cura di rimettere al loro posto i materiali caduti, o soltanto di sostituire una pietra ad un'altra pietra! ". Fissata la differenza tra restauro scultorio e restauro architettonico, la seconda parte della voce " Restauro " è dedicata più propriamente al restauro architettonico, con particolare riferimento ai monumenti archeologici. In primo luogo Quatremère, riprendendo i concetti già espressi, e facendo sempre riferimento ai resti archeologici, critica apertamente la concezione inglese, romantica, del "ruinismo", opposta a quella del ripristino, dovuta a " una specie di mania generata dal sistema, preteso pittoresco, del giardinaggio irregolare, il quale per l'esclusione data nelle sue composizioni a qualunque fabbrica o costruzione intera, parve non voler ammettere nei suoi paesaggi che fabbriche diroccate, o che n'avessero l'apparenza ". Quatremère cerca poi di dare delle indicazioni per il superamento della polemica tra " ripristinatori " e " ruderizzatori ", suggerendo come si può " tenere una via di mezzo nella restaurazione degli antichi edifici più o meno rovinati ".