Manet creò scandalo
negli ambienti tradizionalisti per la sua maniera di
concepire la pittura come fedele specchio della realtà;
eppure la sua pittura, sebbene splendidamente innovativa,
affonda salde radici nella tradizione.
I suoi primi dipinti, pur avendo suscitato le proteste
della critica ufficiale per il loro non conformismo, sono, infatti, derivati
nettamente dalle forme rinascimentali cui egli si riallaccia senza alcuna
preoccupazione per il soggetto, ma badando solo a risolvere quei diversi
problemi pittorici cui si dedicava con tanto impegno. I suoi contemporanei
non compresero subito questa enorme sensibilità pittorica, ma si limitarono
a gridare scandalizzati per le offese alla morale comune che opere come la
Colazione sull'erba e Olimpia, per non citare che le più note,
sembravano arrecare. Circondato da un gruppo di ammiratori e seguaci, da
letterati quali Baudelaire, Zola, Mallarmé, da artisti come
Fantin-Latour,
Monet, Bazille,
Renoir, continuò a lavorare producendo opere significative
tra le quali il Piffero, l'Esecuzione di Massimiliano, la Colazione,
finché nel 1873, con i suoi seguaci, iniziò presso il mercante Nader quelle
mostre memorabili che dovevano dar vita al gruppo degli
impressionisti, del
quale non era il caposcuola ma l'iniziatore. Nell'ultimo decennio dipinse le
sue opere più caratteristiche, Nanà, Nella serra, Mescitrice di birra
e quello che può essere considerato il suo capolavoro, il Bar delle Folies
Bergère. Fu anche ritrattista, pittore di nature morte e abile incisore.
Agli inizi della
carriera il pittore si dedicò soprattutto alla "pittura
storica", dipingendo tele che raffiguravano scene
mitologiche, della Bibbia oppure episodi della storia.
Lungo tutta la sua
carriera di artista, Manet fu attratto dagli abiti e molte
delle figure in costume, un tema ricorrente in molte sue
tele, furono ispirate dal suo interesse per la cultura
spagnola (vedi ad esempio "Lola di Valenza", primadonna
del popolare gruppo di danza madrileno Mariano Camprubi).
Si può
considerare Manet come il vero maestro delle
nature morte: infatti dedicò a questo tema
molteplici tele: "Vaso con peonie", "Mazzo di
asparagi", ecc.
Manet fu uno
degli ispiratori dell'impressionismo, ma mantenne
sempre un atteggiamento molto cauto, legato
com'era, almeno in teoria, ad una visione
tradizionale dell'arte che lo indusse sempre a
distinguersi dagli altri pittori di cui
condivideva l'impostazione e a ricercare con
pertinacia l'approvazione degli ambienti ufficiali
presentando alle giurie dei Salon i suoi quadri
che molto spesso furono respinti.
Partecipava
attivamente alle riunioni degli innovatori, ma non
partecipò mai alle loro mostre. Inoltre, al
contrario degli impressionisti preferiva dipingere
nel proprio studio piuttosto che all'aria aperta
(en plein air), anche se nel 1874 trascorse
un'estate con Claude Monet ad Argenteuil a
dipingere sulla sua barca-atelier.
Il pittore
realizzò anche bellissime scene di interni: scene
che ritraevano bar, sale da ballo o bordelli.
Dipinse anche ampie tele di interni domestici più
tradizionali, molto in voga in quel periodo, ma al
contrario di altri i quadri di Manet non avevano
significati allegorici o morali e questo lasciava
perplessi i critici.
Negli ultimi
anni della sua vita Manet realizzò le sue opere
con i pastelli, tecnica che amava in modo
particolare per la freschezza che dava alle sue
creazioni.
Il pittore ne fece un uso frequente soprattutto per disegnare le figure femminili oppure per sottolineare i
sentimenti di solitudine o monotonia.
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