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Nell'opera di quasi tutti gli artisti si trovano
rappresentazioni di carattere erotico. Spesso queste opere, limitate sovente
all'intimo formato del disegno, sono custodite gelosamente in collezioni private,
da principio da parte degli stessi autori che non desiderano affidarle al
mercante d'arte, successivamente dai collezionisti e dagli eredi che evitano di
farle conoscere al grande pubblico. Anche oggi non è facile trovare e
riprodurre opere di esplicito carattere erotico.
Le opere di noti artisti riprodotte
intendono sensibilizzare il pubblico alle diverse formulazioni dell'arte erotica
che vanno dalle ossessioni maniacali di un Hans Bellmer alle sublimazioni
floreali di Georgia O'Keeffe, dai deliri surrealisti di André Masson alle
azioni orgiastiche di Hermann Nitsch. Così come l'arte anche le definizioni di
erotismo sono molteplici e differenziate. Tuttavia, in ultima analisi, dipende
sempre dalle proiezioni dello spettatore attribuire significato erotico
all'immagine che gli viene presentata.
L'Erotismo, inteso in senso letterario e
figurativo, ha sempre avuto un valore ambivalente: senza abitare
fisicamente in nessun luogo ( l'erotismo è un'idea, una concezione
personale di quello che può essere il desiderio fisico, l'amore,
la passione, il tradimento, il dolore) è pur sempre vivo
nell'invenzione di tutti, con la sua carica di indeterminatezza, di
prerogative oniriche, con il suo incessante desiderio di infinito.
Esso oscilla tra due poli opposti: l'eccitazione quale elevatezza
dello spirito e la lussuria più sfrenata, volgare, che
sfocia nella pornografia. Nel primo caso è un pensiero positivo
cardine di esistenze soggettive tese all'attesa di sogni
irrealizzati e, forse, irrealizzabili, ma isole di un altrove
sognato che un giorno si presenterà alla nostra porta e ci darà la
possibilità di volare.
Nell'attesa non ci resta che fantasticare in proprio o
identificarci nei sogni degli altri. Tra questi sogni vi è la
pittura e la scultura.
La rappresentazione del nudo, si manifesta timidamente e senza
regola (e forse senza precisi intenti), nell'arte
egiziana (ad esempio,
in un affresco da un sepolcro di Tebe, possiamo vedere delle
serve che lavano e massaggiano le loro padrone.
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