| Josef Sudek |
Sudek nacque il 17
marzo del 1896 a Kolìn, una graziosa città a circa trenta chilometri ad est di
Praga, sulle rive dell'Elba [n. d. r.], Josef
Sudek, un uomo dai
capelli grigi e arruffati, è stato per molto tempo una figura familiare.
Dal suo laboratorio - una piccola costruzione in legno, nella Ijezd 28 - egli
scruta il mondo dalle finestre dello studio, spesso incrostate di ghiaccioli o
velate di pioggia.
Da quel locale e per le strade della città, Sudek ha umanizzato la città di
Franz Kafka.
Egli perse il braccio destro nella prima guerra mondiale, ma la mutilazione non
lo ha seriamente limitato nella sua attività. Per anni si è aggirato per Praga -
una figura curva che si trascina appresso una vecchia macchina fotografica di
legno, portando il treppiedi sulla spalla del braccio mutilato.
Non porta cravatta, ma una sciarpa annodata intorno al collo.
La sua attrezzatura è altrettanto modesta quanto la sua persona. Gli accessori
non lo interessano.
La sua macchina preferita [diviene] una vecchia Kodak Panoramic che ha più di 50
anni ( La macchina, vecchia e trascurata, gli viene regalata da amici).
Sudek, dopo averla riparata con pazienza e amore, scoprì che la Kodak, che aveva
prodotto quell'apparecchio nel 1894, aveva ormai abbandonato la produzione di
pellicola per quel formato. Sudek, utilizzando prodotti tedeschi, si creò le sue
pellicole, mentre un saldatore di un cantiere navale gli escogitò una piastra di
metallo che doveva essere spinta dentro per tenere la pellicola in posizione [n.
d. r.].
Affermava di non sapere neppure che cosa sia un esposimetro.
Ma nel suo studio, e anche fuori, quando qualcosa colpisce la sua attenzione,
Sudek si arresta, congiunge l'indice e il pollice davanti all'occhio stanco e
aspetta con pazienza da certosino la luce che desidera - e così fa le fotografie
come quelle di queste pagine, che hanno indotto i praghesi a chiamarlo il poeta
con l'obiettivo.
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