Giovanni Pisano
Pisa 1248 ca - Siena dopo il 1314
 

Giovanni Pisano, figlio e allievo di Nicola, collaborò con questi al Pulpito per il Duomo di Siena (1266-68), alla Fonte Maggiore di Perugia (1277-78) e alla decorazione esterna del Battistero di Pisa. Nonostante dai pagamenti per il pulpito del Duomo di Siena Giovanni Pisano risulti il principale collaboratore di Nicola, con un salario superiore a quelli di Arnolfo di Cambio e di Lapo, l'identificazione delle parti da lui eseguite è quanto mai controversa: è probabile tuttavia che egli sia intervenuto soprattutto nel rilievo con la Strage degli Innocenti e nel cosiddetto Cristo mistico, mentre nella fonte di Perugia gli viene solitamente attribuita la maggior parte delle statuette che adornano il bacino superiore. Ancora eseguiti sotto le direttive paterne appaiono i giganteschi busti della Madonna col Bambino, del Mosè e del Battista già sotto i timpani del coronamento esterno del Battistero pisano.

Dopo la morte del padre si trasferì a Siena dove dal 1285 al 1296, in qualità di capomastro del Duomo, attese all'esecuzione della facciata di quest'ultimo (realizzata secondo il suo progetto limitatamente alla zona dei portali) e a scolpire per essa una serie di grandi statue. Le statue (ora trasferite nel Museo dell'Opera) sono la prima grande impresa condotta da Pisano indipendentemente dal padre e costituiscono, per la straordinaria varietà delle soluzioni plastiche ed espressive, un ciclo unico in tutta la scultura gotica europea: esse rappresentano i profeti e i sapienti dell'antichità giudaica e classica che secondo le interpretazioni letterario - religiose del tempo predissero l'avvento di Cristo; a differenza di quelle delle cattedrali nordiche, sono svincolate da ogni funzione architettonica, così che le loro pose drammaticamente mosse contribuiscono a qualificare potentemente le individualità psicologiche dei personaggi.

 


 Decorazione della facciata del duomo di Siena,
Sibilla Siena, Museo dell'Opera del Duomo, 1287-1297

Pulpito, Pistoia

Pergamo, Pisa

Abbandonato improvvisamente il cantiere senese, forse per dissensi con l'amministrazione, riparò a Pisa dove, dal 1297, assunse la carica di capomastro della Cattedrale: contemporaneamente eseguì il Pulpito per la chiesa di Sant'Andrea a Pistoia, terminato nel 1301, in cui riprese, goticizzandolo, lo schema strutturale di quelli paterni: ma nuovo è il sentimento plastico che, sia nei rilievi con Storie di Cristo e Il Giudizio, sia nelle statue angolari, si manifesta in aspri contrasti di ombre e di luci da cui scaturisce un modo di rappresentare sintetico e concitato, di straordinaria comunicatività emotiva.

 

Dal 1302 al 1310 eseguì inoltre il Pulpito per il Duomo di Pisa, ricomposto in luogo nel 1926, in cui esprime intenti dottrinali molto complessi mediante una disposizione architettonica e plastica elaborata: la forma poligonale è stata sostituita da quella circolare, gli archi da mensole e volute, alcune colonne da gruppi di statue. I nove rilievi con Storie di Cristo sono separati da altre figure di profeti.


Madonna in avorio

Margherita Bramante

Attribuibili con certezza a Giovanni Pisano anche le cinque Madonne col Bambino in marmo (nel Museo dell'Opera del Duomo di Pisa, 1284 ca; per la porta del Battistero pisano, 1275-78 ca, e per il portale del Duomo, 1304 ca entrambi al Museo dell'Opera del Duomo.

 

 

Nella Cappella degli Scrovegni a Padova, 1305-06; e nel Duomo di Prato, 1312 ca). Associabile a un documento del 1298 è infine una Madonna intagliata in una zanna di elefante nel Tesoro del Duomo pisano (eseguita per l'altare maggiore della cattedrale), mentre, anche se non documentati, sono quasi certamente suoi alcuni crocifissi in legno e avorio, tra i quali quelli della chiesa di Sant'Andrea a Pistoia, del Museo dell'Opera del Duomo di Siena, degli Staatl. Museo di Berlino e del Victoria and Albert Museum di Londra.

L'ultima opera documentata di Pisano è il sepolcro di Margherita di Brabante, moglie di Arrigo VII di Lussemburgo (morta nel 1311), di cui si conservano alcune parti nel Museo di Sant'Agostino e in Palazzo Bianco a Genova (1313-14); impostata sul tema della defunta la cui anima viene sollevata da due angeli verso la luce che le inonda il volto, nei cui tratti regolari e dolcissimi riaffiora il ricordo di una bellezza classica.

 

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