PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI

 
 

UN SECOLO DI MOSTRE: 1883-1984. RAPIDO EXCURSUS

La storia delle mostre ospitate al Palazzo delle Esposizioni riflette le sorti e i problemi dell'arte italiana di questo secolo.
La mostra che lo inaugurò fu l'Esposizione Internazionale di Belle Arti (21 gennaio - 1° luglio 1883), prima mostra internazionale in Italia (a destra: La hall allestita per l'inaugurazione). Le scelte figurative rappresentate nella mostra rispecchiavano i principi condivisi dagli ambienti artistici ufficiali romani: il primato dell'arte di impegno e in particolare della pittura storica, celebrativa e commemorativa, ritenuta più adatta a rappresentare i sentimenti e le aspirazioni di una "nazione" rispetto a quella di genere e di successo commerciale. Tali scelte erano funzionali anche agli acquisti che avrebbero fatto le istituzioni pubbliche (il Ministero della Pubblica Istruzione per la Galleria Nazionale d'Arte Moderna, il Comune di Roma per la Galleria Comunale d'Arte Moderna e per il Museo di Roma, Sua Maestà il Re).
Sostenuta sin dall'inizio dal Municipio Capitolino, la Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti dal 1884, e per circa mezzo secolo fino al 1930, organizzò annualmente al Palazzo delle Esposizioni una mostra a carattere nazionale. Il sodalizio, di matrice clerical-accademico-nobiliare, era nato nel 1829 per iniziativa di un gruppo di artisti romani e stranieri residenti a Roma e man mano accolse praticamente tutti gli artisti operanti nella città. Il suo potere derivava soprattutto dalla vendita delle opere esposte e dal ruolo svolto nella scelta degli acquisti per le istituzioni pubbliche. Ma questo rappresenterà anche il suo limite perché indurrà la Società a farsi portavoce dell'arte ufficiale, a compiacere il gusto degli acquirenti e ad opporsi alle novità stilistiche, a cominciare dalla pittura dei macchiaioli e dei preraffaelliti.
Nel corso degli anni altre società di artisti si contrapposero alla politica della Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti e contesero gli spazi del Palazzo delle Esposizioni: In Arte Libertas e l'Associazione degli Acquarellisti dal 1891 presentarono contemporaneamente mostre al palazzo, anche se in spazi separati e in piena autonomia organizzativa. A queste esposizioni si aggiunsero quelle organizzate dalla Probitas (dal 1914) e le quattro mostre dedicate alle Secessioni romane (1913-1916). Gli Amatori e Cultori continuarono imperterriti le loro esposizioni annuali anche se soppiantati, nel 1921, cinquantenario di Roma capitale, dalla I Biennale Internazionale di Roma (1921) e dalle successive edizioni del 1923 e del 1925, aperte all'internazionalismo e in chiara competizione con le Biennali di Venezia iniziate nel 1895.
L'eredità della Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti fu assunta dalle Mostre del Sindacato Laziale Fascista di Belle Arti (1929-1942) "(...) strutturate per gestire, alle dirette dipendenze del regime, quell'assistenzialismo e quella ricerca del consenso, senza troppi limiti posti dal rigore qualitativo, che erano state tra le componenti più profondamente radicate nella Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti.(...)" (R.Siligato, op. cit., pag. 179). La nuova disciplina delle esposizioni comporta la soppressione delle procedenti società promotrici ed una precisa gerarchia: le mostre locali e regionali del Sindacato hanno il compito di suscitare la partecipazione degli artisti, in particolare giovani, e operare una prima cernita per le Quadriennali di Roma (la prima è del 1931) e le Biennali di Venezia dove, con il sistema degli inviti, si opera una maggiore selezione. Le rassegne organizzate dal Sindacato Laziale Fascista furono in tutto dieci. Le prime tre edizioni, che ebbero come presidenti Giuseppe Bottai e Cipriano Efisio Oppo, ebbero un carattere organico e rappresentativo di varie tendenze e scuole. Negli anni successivi scompare qualsiasi criterio selettivo.
Nel 1931 si apre la prima Esposizione Nazionale Quadriennale d'Arte di Roma diretta - come le tre successive del 1935, 1939 e 1943 - da Oppo e destinata, insieme alla Biennale di Venezia, a rappresentare periodicamente l'opinione della cultura ufficiale nei riguardi dell'arte. La 1937 la Quadriennale diventa ente autonomo. Nel 1950 viene nominato segretario generale Fortunato Bellonzi, che ricoprirà la carica per oltre tre decenni. In questi anni la pratica operativa del non scontentare nessuno porta ad un affollamento progressivo e caotico delle esposizioni organizzate dall'ente romano. Fino ad oggi si sono svolte 12 edizioni della Quadriennale.
Negli anni '50, per l'esigenza di creare nuovi spazi espositivi, vengono adattati a questa funzione alcuni locali del Palazzo delle Esposizioni: si aprono così la Galleria d'Arte (dal 1953) e le Sale di Esposizioni di Via Milano disponibili pressoché gratuitamente a singoli artisti poco noti, soprattutto giovani, e alle associazioni.
Le associazioni sindacali, a loro volta, si organizzano allo scopo di creare una rassegna annuale degli artisti di Roma e del Lazio, una sorta di prosecuzione delle vecchie Sindacali. Dal 1958 al 1968 si svolgono le Rassegne di Arti Figurative di Roma e del Lazio, gestite dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Roma e organizzate da un Comitato esecutivo e una Giuria per l'assegnazione dei premi. La Rassegna, alla guida della quale ci furono critici come Nello Ponente e Enrico Crispolti, fu sempre caratterizzata da dissensi, polemiche e autoesclusioni da parte di un gran numero di artisti tra i più noti ed apprezzati. A Roma il clima culturale era rapidamente cambiato e le nuove gallerie, quali L'Attico, La Tartaruga, La Salita, La Medusa, presentarono le esperienze più significative che si andavano maturando negli anni '50 e '60.
Il mercato d'arte e l'editoria specializzata minavano alla base la funzione di creare occasioni d'incontro e confronto tra artisti fino ad allora assolta dalle grandi rassegne espositive.
Negli anni '70 gli interessi d'Assessorato alla Cultura si indirizzano verso grandi mostre monografiche o di tendenza, tra cui:

Con quest'ultima mostra il Palazzo delle Esposizioni chiuse per i lavori di restauro e riaprì nel 1990.
 

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