|
Joan Miró |
![]() |
Nasce a Barcellona il 20 aprile 1893.
Figlio di un orefice, e nipote di un ebanista, comincia a disegnare all'età
di 8 anni.
Nel 1910 si stabilisce per un
lungo periodo in campagna, nella proprietà familiare di Montroig, il cui
ambiente suggestionerà direttamente ed indirettamente buona parte della sua
opera.
Nel 1912 Joan Miró entra alla Scuola d'arte di Barcellona, scopre il fauvisme ed espone per la prima volta alle gallerie Dalmau, mentre l'anno dopo si reca per la prima volta a Parigi dove conosce il connazionale Picasso e soprattutto il circolo Dada di Tristan Tzara da cui viene maggiormente attratto. La sua pittura appare già in questo periodo decisamente originale ed è caratterizzata da un realismo trasformato dall'accentuazione o dall'aggiunta di numerosi dettagli che conferiscono a "La fattoria" (1922), un aspetto quasi allucinatorio. Da questo periodo, Joan Miró frequenta l'ambiente parigino e durante l'estate 1923, inizia a Montroig "Terra arata" che segna il suo passaggio al surrealismo. In effetti, dopo aver conosciuto Pablo Picasso e Pierre Reverdy, entra in contatto con Masson e è attraverso la sua amicizia che nel 1924 aderisce al movimento surrealista. In un'evoluzione dai primi paesaggi cosiddetti 'particolaristi', le opere di questo periodo si caratterizzano per un'atmosfera sospesa e distaccata da ogni volontà rappresentativa, che si orienterà sempre più verso un'astrazione lirica raggiunta attraverso segni grafici elementari.
Nel 1925 Joan Miró espone alla
galleria Pierre di Parigi. Continuando a risiedere alternativamente a Parigi e Montroig, si dedica, spronato da Breton, a una pittura improntata al più «puro
automatismo». Forme in completa libertà, né astratte, né figurative, neanche
«simboliche» nel senso comune del termine, si muovono su di una superficie ove è
scomparso ogni effetto prospettico. Il carattere concreto dei titoli, tuttavia,
così come l'audacia dell'impostazione, si allontanano del resto da ogni
riferimento a un'arte puramente decorativa. Un grafismo sempre molto deciso si
unisce alla struttura analogica propria del surrealismo nel celebre "Nudo" del
1926.
Tuttavia Joan Miró intraprende a partire dal 1928 nuove ricerche: sviluppa
l'idea di reinterpretare, attraverso il gioco delle associazioni mentali, i
quadri dei maestri del XVII secolo e anche la pubblicità, trasformando così un
motore diesel in ritratto di "La regina Luisa di Prussia" (1929). Lo stesso
processo di disintegrazione e ricostituzione viene applicato da Joan Miró a
opere su carta, collages e «oggetti surrealisti».
Dal 1927 Joan Miró aveva
sperimentato il «quadro-poema», cioè l'iscrizione diretta sulla tela di qualche
frase poetica tra i suoi consueti asterismi. Al 1930 risalgono le litografie (le
prime di un'abbondante produzione) per L'albero dei viaggiatori di Tristan
Tzara.
Nel 1933, si cimenta nell'acquaforte ed esegue le sue prime sculture.
Dal
1934 al 1937 Joan Miró sperimenta tutti i tipi di nuovi supporti per la propria
pittura (carta vetro, carta catramata), mentre ritorna all'interpretazione
poetica del «reale» che aveva contrassegnato i suoi esordi. Profondamente colpito
dalla guerra di Spagna, Joan Miró esegue nel 1937, una pittura murale per il
padiglione della Spagna repubblicana all'Esposizione internazionale di Parigi
"Il falciatore". Con l'occupazione tedesca di Parigi, Joan Miró rientra in
Spagna e vive in assoluta solitudine (Palma di Maiorca, Montroig, Barcellona),
rifiutando esplicitamente ogni partecipazione a manifestazioni artistiche
organizzate dal regime franchista. Joan Miró sembra limitare anche la sua
attività pittorica alla ripresa di temi precedenti, benché allo stesso periodo
risalga uno dei suoi capolavori: la "Metamorfosi" di un Ritratto di uomo del
XIX. Del 1947 è la grande decorazione murale per l'Hotel Terrace Palace di
Cincinnati, eseguita durante il suo primo viaggio negli Stati Uniti, mentre la
decorazione del monumentale muro di ceramica per il Palazzo dell'UNESCO a Parigi
fu realizzata nel 1958. All'inizio degli anni Sessanta Joan Miró si recherà
altre due volte negli Stati Uniti dove, oltre che ricevere tributi e onori,
verrà influenzato dalla pittura informale americana.
La sua opera, che non aveva
mai cercato la completa astrazione bensì un linguaggio surreale poeticamente
semplificato, nell'ultimo periodo si abbandonerà dunque, al trionfo fantastico
del colore puro, in una gioiosa libertà formale.
Il 25 dicembre del 1983,
all'età di novantanni, Joan Miró muore a Palma di Maiorca e viene sepolto a
Barcellona.
centro@centroarte.com