Le piogge acide

Le piogge acide

Tra gli inquinanti atmosferici che sono stati sin qui menzionati ve ne sono alcuni che, durante la loro permanenza nell’atmosfera, prendono parte ad altre reazioni chimiche dalle quali derivano altri fenomeni, diversi da quelli fina ad ora osservati ed ugualmente nocivi ai sistemi biologici. Le sostanze chimiche alle quali ci riferiamo sono gli assidi di zolfo gli ossidi di azoto e gli idrocarburi volatili; questi durante il loro trasporto nell’atmosfera subiscono una trasformazione in acido solforico, acida nitrico, sali i ammonio ed ozono. Successivamente queste sostanze vengono espulse dall’atmosfera, spessa in regione molto distanti da quelle in cui sano state emesse, sotto forma di piccole particelle solide, quindi di particolato, ed in gran parte solubilizzate nella pioggia, nella neve e nella nebbia; queste precipitazioni hanno carattere di acidità e vengono comunemente definite piogge acide.
Gli effetti nocivi delle piogge acide sono molteplici, ed interessano la vegetazione, gli ecosistemi acquatici, la nostra salute e gli edifici, particolarmente quelli di rilevanza storica ed artistica.
Le precipitazioni acidificate privano il terreno delle sostanze nutritizie essenziali per le piante, che conseguentemente vedono fortemente danneggiate, e a lungo termine totalmente compromesse, le loro funzioni biologiche fondamentali. Nelle acque dei fiumi, dei laghi e dei mari un’accentuazione del grado di acidità oltre un certa limite impedisce lo sviluppo degli embrioni dl alcune specie ittiche, mentre altre specie come le trote e salmoni scompaiono man mano che l’acidità aumenta; inoltre i mischi e le altre forme di vegetazione acquatica che prosperano in ambienti fortemente acidi si moltiplicano rapidamente, intasando il fondo dei laghi ed impoverendo l’acqua di ossigeno. Sui monumenti e sulle opere murarie in generale le piogge acide hanno un forte potere corrosivo, tale da mettere a repentaglio l’intero patrimonio artistico tramandatoci da antichissime civiltà.
Circa 18 mila laghi della sola Svezia hanno ormai raggiunto gradi di acidità insopportabili per molte specie di pesci; la Foresta Nera e le altre regioni forestali della Germania sono interessate da un grave processo di degrado verificabile sul fogliame di tutta la vegetazione, e secondo recenti stime tale situazione si riscontra ormai sul 14 per cento dell’intero patrimonio forestale europeo.

L’importazione involontaria di inquinanti

Ciò che potrebbe determinare l’insorgere di spiacevoli controversie e richiede pertanto l’adozione di misure di intervento su scala internazionale il fatto che, ad esempio, le piogge acide che si depositano sul suolo della Svezia a della Norvegia provengono prevalentemente dalla Gran Bretagna che fa argo usa di carbone di cui dispone in abbondanza, così come le precipitazioni acide che interessano il Canada, il cui patrimonio idrico e forestale è fortemente danneggiato, hanno essenzialmente una provenienza statunitense, e si spostano seguendo le correnti atmosferiche stagionali, senza tener conto dei confini nazionali.
Poiché è stato recentemente appurato inoltre chele piogge acide, unitamente ad altri fenomeni di inquinamento atmosferico, possono ridurre la resa di alcune colture di frumento e riso anche del 30 per cento, l’importazione involontaria di tali sostanze inquinanti potrebbe determinare in alcuni Paesi gravi perdite in termini di produttività e quindi di denaro, che si andrebbero ad aggiungere agli ingenti danni provocati agli ecosistemi acquatici e forestali.
La soluzione di tali problemi si fa ogni giorno più urgente, anche perché si prevede che la diminuzione dell’ozono stratosferico favorisca indirettamente il prodursi delle precipitazioni acide, e come si sa lo schermo produttivo di ozono si sta assottigliando più rapidamente di quanto fosse stato ipotizzato.
Peraltro lo stesso discorso dell’importazione ed esportazione incontrollata di sostanze inquinanti vale anche per l’emissione dei gas responsabili dell’erosione dello stesso ozono: le regioni polari o le Nazioni quali l‘Australia, la Nuova Zelanda, l‘Argentina e il Cile, che essendo raggiunte in primavera dal buco antartico prima di altre risentiranno dei danni conseguenti ad un maggior irradiamento ultravioletto, non sono certamente anche quelle maggiormente responsabili di tale fenomeno degenerativo. Analoga situazione è quella relativa alla presenza nell’atmosfera dei gas responsabili dell’effetto serra.
In merito alle sperequazioni che vengono così a determinarsi basti pensare, ad esempio, che i soli Stati Uniti con una popolazione che rappresenta meno del 6 per cento di quella globale, incidono sulle diverse forme di inquinamento mondiale per oltre il 20 per cento; ma tali sostanze inquinanti, oltre ad avvelenare l’atmosfera, le acque, il suolo e le coste statunitensi contribuiscono in larga misura al degrado di tutto il Pianeta, attraverso la generazione di precipitazioni acide che vanno a depositarsi in altre regioni, l’inquinamento degli oceani, l’emissione di sostanze che consumano l’ozono e la produzione di gas responsabili dell’effetto serra.
Con ciò non vogliamo dire che i cittadini statunitensi, con le loro attività, siano gli unici artefici del degrado del nostro Pianeta, ma è pur vero che tutti i Paesi industrializzati, nell’insieme, sono i veri responsabili di quest’azione delittuosa, e come se ciò non bastasse le Nazioni in via di sviluppo aspirano a divenire loro pari, indirizzando tutti i loro sforzi al raggiungimento di tale fine.

Limitare l’emissione di inquinanti

E’ necessario innanzitutto chiarire che oggi esistono numerosi mezzi per limitare in modo soddisfacente le emissioni di sostanze indesiderabili nell’atmosfera, e prevedono misure diverse di intervento, secondo i singoli casi e le valenze che questi assumono nel contesto sociale. Alcuni di questi mezzi prevedono l’introduzione di efficienti sistemi di controllo diretto sui processi, perlopiù combustivi, che causano la produzione di tali sostanze in impianti sia comprensione ed acquisizione da parte di ognuno si rivelano assolutamente determinanti nella prospettiva di un futuro che dovrà essere costruito con sforzi comuni.
Lo sviluppo sostenibile è innanzitutto mirato a soddisfare le esigenze attuali all’Umanità attraverso sistemi che non possano in alcun modo compromettere al possibilità delle future generazioni di garantirsi lo stesso diritto; ciò tenendo conto della priorità dei Paesi poveri e comunque bisognosi, ai cui abitanti oggi non è dato soddisfare neppure i bisogni primari. Da ciò discende che tale forma di sviluppo non deve nuocere all’equilibrio del sistemi ecologici che assicurano il prosperare di tutte le forme di vita sul Pianeta.
Lo sviluppo sostenibile si oppone pertanto sostanzialmente ai tradizionali canoni del progresso, riassumibili nel massimo sfruttamento delle risorse, noncuranza degli effetti prodotti da determinate attività, competitività tra nazioni intese come forze economiche e militari, disinteresse ai drammi dei Paesi poveri se non in termini dl carità, preferenza delle attività con profitti immediati, diffusa industrializzazione, indifferenza al degrado ecologico, ricerca del massimo profitto e benessere individuali e così via.

Gli usi dell’energia

Gran parte delle sostanze che alterano ed avvelenano l’atmosfera sono l’indesiderabile con sequenza di processi per la produzione di energia destinata ai nostri pi disparati usi quotidiani: energia sotto forma di elettricità per il funzionamento di apparecchi di ogni genere, per gli usi domestici, industriali e comunitari e per l’illuminazione; di calore per i riscaldamento degli edifici e per molti processi industriali; di movimento per i nostri spostamenti che sempre più assumono un carattere di individualità grazie al fatto che ormai la maggioranza degli individui dispone dl un proprio auto mezzo, e si fanno più lunghi, frequenti e rapidi; infine, sotto forma di prodotto di consumo, che è l’esito di queste ed altre espressioni dl energia associate alla materia prima.
Oggi questa energia viene prodotta prevalentemente, per il ben il 78 per cento, bruciando grandi quantità di combustibili fossili, ovvero carbone, gas naturale e derivati del petrolio, che costituiscono energia solare immagazzinata biologicamente nel sotto suolo e prodotta nell’arco di migliaia di anni. Tra questi il combustibile più "pulito" è senza dubbio il gas, seguito dal petrolio e, molto a distanza, dal carbone; il gas tuttavia sviluppa calore in misura minore del petrolio e del carbone, e non si presta a molti usi che richiedono alte temperature.
Com’è stato osservato, l’insieme di tali combustibili libera nell’atmosfera particelle gassose e solide che accumulandosi provocano un progressivo riscaldamento globale, diverse forme di inquinamento urbano ed industriale, l’acidificazione delle precipitazioni e quindi dell’ambiente terrestre ed acquatico. Tra queste particelle, gli ossidi di zolfo e azoto, gli idrocarburi e il particolato possono essere, se non totalmente eliminate, almeno fortemente ridotte nei processi di utilizzazione dei combustibili fossili, anche se poco a nulla viene fatto in tal senso, ma non esiste alcuna se poco o nulla viene fatto in tal senso, ma non esiste alcuna tecnologia capace di limitare la produzione di anidride carbonica che si sviluppa in qualsiasi forma di combustione, da quelle sopra citate a quelle prodotte con legname a residui biologici di diversa natura alle molte altre che continuamente, in qualche regione del globo, interessano boschi e foreste. E come si sa l’anidride carbonica provoca quella che forse è la più grave tra le alterazioni che sta subendo l‘atmosfera: l‘effetto serra, ovvero quel rapido processo di riscaldamento globale che potrebbe in pochi decenni sconvolgere l’equilibrio di tutti gli ecosistemi.

Combustibili fossili e lignei

Per quanta riguarda i combustibili fossili, inoltre, è da considerare che costituiscono una risorsa non rinnovabile e che pertanto sono destinati ad esaurirsi, prima fra tutti il petrolio, entro pochissimi decenni, e anche il legname, pur essendo una risorsa rinnovabile, sta progressivamente perdendo tale valenza poiché, venendo eliminato molta più rapidamente di quanto tempo impieghi per rigenerarsi, ed in prospettiva delle cupe minacce climatiche ed ambientali che incombono su tutta la vegetazione, costituisce già ora un bene in continua diminuzione e destinato a divenire sempre più preziosa; un bene che forse non potremo più permetterci di bruciare in quantità per riscaldarci, cuocere i nostri cibi e per altri usi diversi. Oggi il 70 per cento della popolazione dei Paesi a basso reddito fa usa di combustibili lignei, consumandone mediamente da un minimo di 350 chilogrammi ad un massimo dl 2500 chilogrammi pro capite ogni anno; in alcune popolazioni nomadi africane ogni famiglia arriva a consumare ogni anno, per la costruzione di capanne e recinti che vengono poi abbandonati, tra i 70 e i 100 alberi.
Alla luce di ciò, per eliminare e progressivamente annullare le emissioni di sostanze inquinanti nell’atmosfera, e per creare le basi di uno sviluppo sostenibile nel tempo, dovranno essere perseguiti alcuni obiettivi fondamentali, tra essi complementari e tali da offrire un ruolo attivo a tutte le forze sociali.

Limitare l’uso dell’automobile

Il principale mezzo attraverso il quale la maggior parte degli abitanti di Paesi industrializzati spreca energia e contemporaneamente produce notevoli quantità di sostanze inquinanti è l'usa dell’automobile: in tutto il mondo cicalano 400 milioni di autoveicoli, non uniformemente distribuiti ma, anche in questa caso, con particolari concentrazioni negli Stati Uniti e in Europa, nelle cui principali città esse occupano fra strade, parcheggi e stazioni di servizio rispettivamente il 50 - 60 per cento e il 35 - 40 per cento della superficie totale.
E' una realtà che oggi gli spostamenti frequenti sono una necessità per la maggior parte degli individui, tant’è che oltre ml 70 per cento questi vengono fatti per recarsi al lavoro a per fare la spesa, ma è anche vero che, in moltissimi casi, l’usa dell’auto potrebbe essere evitato, a favore di mezzi di trasporto collettivi quali il treno, l’autobus e la metropolitana, e per tragitti più brevi con l’ausilio della bicicletta, che in questi Paesi viene perlopiù usata nel tempo libero e nell’attività sportiva; in molte città europee e nordamericane i servizi di trasporto pubblico sono sufficientemente sviluppati ed organizzati per garantire rapidi spostamenti, anche per lunghi per corsi, dalla città e dai centri residenziali ai posti di lavoro e viceversa.
Comunemente si è indotti a pensare che il mezzo pubblico sia più lento rispetto all'automobile ma ciò, soprattutto nei centri urbani, non è affatto vero se si pensa agli intasamenti delle strade che soffocano e paralizzano le città particolarmente nelle ore di punta e alla quasi impossibilità di posteggiare l’automezzo senza dovere poi percorrere lunghe distanze a piedi per raggiungere il luogo desiderata; inoltre l’eccessivo numero dei veicoli in circolazione fa costantemente aumentare il numero degli incidenti stradali, che attualmente provocano in tutto il mondo la morte di 250 mila persone e il ferimento di milioni di altre ogni anno.
Chi fosse proprio costretto a spostarsi autonomamente, con una certa frequenza, e ad utilizzare quindi la propria automobile che a causa della sproporzione tra il proprio peso e quello del conducente in questi casi trasporta essenzialmente se stessa, dovrebbe curarsi di indirizzare le proprie scelte verso automobili progettate in modo tale da offrire un alto rendimento e limitare l’emissione di sostanze inquinanti; da qualche tempo a questa porte infatti molte aziende del settore automobilistico si dedicano con successo a ricerche e sperimentazioni volte a limitare il consumo di carburante e a rendere meno nocivi i gas di scarico dei veicoli a motore; questi obiettivi sono raggiunti con diverse strategie, quali la riduzione del peso, l’aumento del numero delle marce, la linea più aerodinamica o l‘applicazione della marmitta catalettica che, benché necessiti di una frequente e corretta manutenzione, consente di limitare notevolmente l’emissione di idrocarburi, ossido dl carbonio e ossido di azoto.

Carburanti alternativi per l’automobile

Se si pensa alle automobili divora - benzina degli anni ‘60 - ‘70 quelle compiute sino ad oggi sono conquiste prodigiose, ma nonostante ciò non rappresentano una soluzione; le nostre speranze per il futuro sono riposte nella ricerca dl un carburante alternativo ecologicamente accettabile o meglio di una fonte di energia rinnovabile come ad esempio quelle solare che non necessitando di combustione esclude a formazione dl anidride carbonica. Sono stati realizzati progetti anche su vasta scala per la produzione di carburanti alcolici quali L'etanolo, prodotto a partire dalla canna da zucchero, com’è stato fatto in Brasile, da barbabietole e da cereali, e il metanolo, derivato dal gas naturale e dal carbone: nel prima caso il problema fondamentale consiste nel fatto che alla coltivazione del prodotti agricoli menzionati dovrebbero essere destinate vaste estensioni di suolo fertile, e ciò non é possibile, o almeno non é sostenibile nel tempo; nel secondo caso i danni provocati dal metanolo non sono molto dissimili da quelli prodotti dal combustibili derivati dal petrolio, specie per le emissioni di inquinanti che avvengono durante i processi di produzione, ed inoltre gas naturale e carbone, se pure più abbondanti del petrolio, costituiscono una fonte dl energia tutt’altro che rinnovabile. Ciò nonostante ne 1988 il 62 per cento del carburante per autoveicoli utilizzato in Brasile è state costituito da etanolo, e gli stessi Stati Uniti, che sono al secondo posto nella produzione di combustibili alcolici, nello stesso anno ne hanno prodotto 20 milioni di barili, derivandoli essenzialmente del mais coltivato su terreni selezionati.
Mentre i veicoli elettrici non danno ancora risultati soddisfacenti, molto premettenti sono le ricerche e gli esperimenti condotti sull’uso dell’idrogeno, che è l’elemento più abbondante in tutto l’universo, allo stato sia liquido che gassoso; l’impiego e la produzione dell’idrogeno come combustibile, qualora venga ricavato dall’acqua, non generano ne ossido di carbonio ne idrocarburi e neppure anidride carbonica, ma solo esigue quantità di ossidi di azoto, che possono tuttavia essere quasi totalmente catturati prima di essere liberati nell’atmosfera.
Resta comunque il fatto che tali possibili alternative non sono che una speranza, più o meno realizzabile, per l’avvenire, e che rivoluzionare l’intero sistema dei trasporti, in qualsiasi modo lo si faccia, richiederà notevoli sforzi, ingenti capitali e, soprattutto, molti anni; attualmente la realtà ci impone di fare un’unica scelta, che è quella dl limitare il più possibile l’usa degli automezzi privati.

Riduzione e riciclaggio dei rifiuti

Un’altra forma di spreco di massa tipico della nostra società è quello del rifiuti: produciamo ogni anno oltre un miliardo di tonnellate di rifiuti, e a questo proposito basti pensare che a New York ogni cittadino ne produce mediamente 1,8 chilogrammi ogni giorno; le montagne di rifiuti che si sono accumulate nel corso degli anni e che continuano ogni giorno ad aumentare costituiscono un grave problema, poiché anziché pensare a come trasformare questi ammassi di materiali di ogni genere in prodotti utili abbiamo sempre pensato a come liberarcene, fino ad esaurire a capacità dei luoghi destinati allo loro raccolta; bruciare i rifiuti negli inceneritori significa liberare nell’atmosfera gas inclinanti e notevoli quantità di anidride carbonica. Se fossero dovunque attuati o potenziati programmi di raccolta differenziata dei rifiuti, e i cittadini mostrassero l'iniziativa utilizzando in modo appropriato i contenitori già predisposti in moltissimi dei grandi e piccoli centri urbani dell’Europa, del Nord America e in alcuni Paesi dell’Asia come il Giappone, risulterebbe molto ridotto il carico di immondizie destinate alle discariche e agli inceneritori, e contemporaneamente materiali potrebbero essere proficuamente riutilizzati attraverso sistemi di riciclaggio; il risultato sarebbe quello di un notevole risparmio di energia, sia per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti che per il recupera di materie prime. In questo modo carta, vetro, latta e plastica, che si trovano sempre in proporzioni variabili nei nostri rifiuti domestici andrebbero ad aggiungersi agli altri materiali, quali ad esempio i rottami, che in molti Paesi del mondo vengono recuperati e riciclati; già il Giappone recupera il 50 per cento dei rifiuti riciclabili, l‘Europa il 25 per cento e gli Stati Uniti solo il 10 per cento. Molto importante sarebbe anche ridurre gli imballaggi dei comuni prodotti di consumo, che con la diffusione del supermercati hanno avuto un notevole incremento.
Un altro spreco dl rifiuti utili si ha in agricoltura, dove raramente i residui delle colture ed altro materiale organico vengano impiegati come fertilizzanti; inoltre è ancora molto diffusa la pratica della combustione della sterpaglia e dei resti delle colture per restituire fertilità al suolo, mentre oggi sappiamo che nel terreno trae maggior beneficio dall’essere ricoperto da tali sostanze organiche che, decomponendosi, creano uno strato superficiale di humus utile a trattenere l’umidità, ad impedirne l’erosione e a favorire l’assorbimento delle altre sostanze fertilizzanti, chimiche e biologiche, da parte delle colture; tale pratica inoltre, diffusa un pò dovunque, provoca ogni anno l’emissione di notevoli quantitativi di anidride carbonica.
Il settare agricolo offre inoltre numerose altre possibilità di risparmio energetico, sotto varie forme: è stato calcolato che il parziale rinnovo, la corretta manutenzione e l’adeguato uso delle macchine agricole in tutto il mondo consentirebbero il risparmia di 348 milioni di galloni di benzina e di 300 milioni di galloni di gasolio ogni anno; il corretto uso dei fertilizzanti, che consiste nell’applicare tali sostanze al momento giusto e nella giusta quantità, abbinato ad una più consistente utilizzazione di concimi organici di origine animale e vegetale e alle pratiche di rotazione e consociazione delle colture con vegetali azoto fissatori produrrebbe un apprezzabile risparmio energetico, oltre a contenere l’apporto di sostanze tossiche al suolo, alle acque, e agli alimenti e a frenare l’impoverimento del suolo.
In agricoltura l'impiego di tecnologie moderne, tipiche dell’Europa a degli Stati uniti, comporta un consumo 10 volte superiore a quella prodotto da tecnologie cosiddette di transizione, in uso ad esempio nelle Filippine, contro una resa appena doppia; ciò in massima porta a causa dl sprechi e scorretto utilizzo delle risorse.

 

Home Su Il biogas

Copyright © Centro Arte 1999-2000