Pittore austriaco, uno dei massimi esponenti dell' art nouveau, stile Liberty, in Italia, protagonista della secessione viennese.
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Gustav Klimt |
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Pittore austriaco, uno dei massimi esponenti dell' art nouveau, stile Liberty, in Italia, protagonista della secessione viennese.
Nasce il 14 luglio
del 1862, secondo di sette figli, a Baumgarten, sobborgo agricolo di Vienna. Il padre Ernst, d'origine boema, era un orafo. La madre Anna Finster, viennese di modeste origini, sognava di "calcare il palcoscenico" come cantante lirica. Gustav ha due fratelli artisti: Ernst pittore e Georg orafo, al quale si devono molte cornici di metallo di suoi dipinti.Nel 1877 il fratello Ernst è ammesso alla Kunstgewerbeschule.
Gustav comincia a ritrarre le sorelle e a disegnare ritratti da fotografie.
Nel 1879 lavora con il fratello Ernst e il compagno di studi
Franz Matsch (1861-1942) ai graffiti che Laufberger realizza nel cortile del
Kunsthistorisches Museum di Vienna e all’allestimento della parata storica per
le nozze d'argento di Francesco Giuseppe.
Nel 1880 i fratelli Klimt e Franz Matsch ricevono la prima
commissione: realizzano i dipinti che decorano gli angoli del soffitto nella
sala delle riunioni di Palazzo Sturany a Vienna. Vengono presentati da
Laufberger agli architetti Fellner e Helmer, specialisti nella progettazione di
teatri; dipingono un soffitto nella Kurhaus di Karlsbad (Karlovy Vary).
Nel 1881 alla scomparsa di Laufberger prosegue gli studi con
il professor Berger. L'editore Martin Gerlach lo incarica di illustrare la
pubblicazione Allegorien und Embleme, pensata come opera "in grande stile" con
immagini allegoriche.
Nel 1882 i due fratelli Klimt insieme a Matsch eseguono
alcune decorazioni per il teatro di Reichenberg; è evidente l'influenza di
Makart. Inizia la collaborazione con Fellner e Helmer.
Nel 1883 i due Klimt e Matsch formano la Künstlercompagnie e
si trasferiscono nell'atelier della Sandwirthgasse 8. Lavorano in Romania nel
castello reale di Pelesch. Gustav dipinge Favola, opera tratta da una delle
illustrazioni per Allegorien und Embleme e diversi nudi accademici.
Nel 1884 l'influenza di Makart è evidente in Idillio dove
notevoli sono anche i richiami a Michelangelo. Dipinge Poeta e Musa.
Nel 1885 l'architetto Hasenauer realizza Hermesvilla a Lainz
(Vienna), Klimt collabora alla decorazione dei murali eseguiti su bozzetti di Makart e esposti a Vienna prima di essere consegnati. Decora il Teatro
municipale di Fiume e realizza disegni per il Teatro nazionale di Bucarest.
Comincia a "emanciparsi" dal linguaggio makartiano. In un bozzetto compare per
la prima volta l'uso dell'oro.
Nel 1886 i fratelli Klimt e Matsch partecipano alla
decorazione del Teatro municipale di Karlsruhe; insieme, realizzano il sipario
che risente dell'influsso makartiano. Iniziano poi le importanti decorazioni dei
due scaloni e del soffitto del Burgtheater di Vienna raffiguranti la storia del
teatro; l'impresa durerà un biennio.
Nel 1887 lavora per il Burgtheater: realizza tra 1886 e 1888
L'altare di Dioniso, Il carro di Tespi, Il Teatro shakespeariano della scala
destra, Il teatro di Taormina e L’altare di Apollo della scala sinistra. È
considerato "l'erede" di Makart.
Nel 1888 completamento del Burgtheater. Realizza poi
L'interno del vecchio Burgtheater con stupefacente realismo; dipinge Saffo.
Riceve la croce d'oro al merito dall'imperatore Francesco Giuseppe.
Nel 1889 è un anno di transizione. Compie vari viaggi tra
Venezia, Trieste, Monaco di Baviera. Realizza la prima versione dell’allegoria
della Scultura.
![]() Acqua in movimento, 1898 raccolta privata, New York |
![]() Studio per la Filosofia, 1898-99 Historisches Museum der Stadt Vienna |
Nel 1890 vince il premio dell’imperatore per il dipinto
L’interno del vecchio Burgtheater. Esegue il ritratto del pianista Josef
Pembauer e lavora alle decorazioni per il Kunsthistorisches Museum di Vienna
iniziate da Makart, realizzandone undici tra le quaranta dei pennacchi e degli
intercolumni. Sono rappresentati temi storici dall'antico Egitto al Cinquecento.
Nel 1891 continua le decorazioni del Kunsthistorisches e si
iscrive all'Associazione dei pittori viennesi. Il Ministero per la cultura e
l'istruzione lo incarica di preparare alcuni disegni per la decorazione
dell'Aula Magna dell'Università di Vienna. Tra il 1890 e il 1892 va collocato
Fanciulle con oleandro.
Nel 1892 trasferimento nella Josefstädterstrasse 21 di Vienna
nel rione VIII. Con il fratello realizza il manifesto per l'Esposizione
internazionale di musica e teatro. Dopo i consensi per il Kunsthistorisches, i
progetti del Ministero per l'Università si fanno più seri. Poco tempo dopo la
morte del padre, il 9 dicembre muore anche il fratello Ernst.
Nel 1893 la sistemazione generale per l'Aula Magna
dell'Università di Vienna è progettata da Matsch, che, insieme a Klimt, studia
le nuove possibili soluzioni su proposta del Ministero. In Ungheria Klimt
realizza per il principe Eszterházy un dipinto che raffigura L’interno del
teatro nel castello Eszterházy e riceve la medaglia d'argento all’esposizione
della Künstlerhaus. Inizia Studio di giovane donna (Marie Zimmermann) per il
quadro Schubert al piano I.
Nel 1894 il progetto per l'Aula Magna dell'Università di
Vienna viene approvato, mentre il connubio con Matsch entra in crisi. Esegue
Ritratto di signora e il Ritratto di Marie Breunig, amica di Emilie Flöge,
compagna di Klimt.
Nel 1895 ad Anversa gli viene assegnato un premio per
L’interno del teatro nel castello Eszterházy. Dipinge Amore, La musica I, opere
di chiara ascendenza simbolista, e il Ritratto dell’attore Josef Lewinsky.
Conosce Hoffmann al "Siebener Club". Insieme a Matsch prepara
i pannelli per l'Aula Magna dell'Università: a Klimt spetta la realizzazione de
La Filosofia, La Medicina, La Giurisprudenza compresi i dieci relativi
pennacchi. Utilizza per la prima volta il formato quadrato nel disegno Junius. Nel 1897 Ludwig Hevesi annuncia la fondazione della
Secessione presieduta da Rudolf von Alt e di cui fanno parte Klimt, Engelhart,
Moll. L'artista comincia a trascorrere l'estate ad Attersee e Wolfgangsee con la
famiglia Flöge.
Nel 1898 esce il primo numero di "Ver Sacrum", la rivista
della Secessione: Klimt è nel Comitato di direzione. Klimt progetta per la I
mostra della Secessione il manifesto Teseo e il Minotauro, considerato immorale.
Dipinge il Ritratto di Sonja Knips e Acqua mossa. La Commissione del Ministero
critica i bozzetti per La Giurisprudenza e la Filosofia. Grazie a
Whistler
diviene membro della società londinese International Society of Painters,
Sculptors and Engravers. L’industriale Nikolaus Dumba gli affida la decorazione
della sala da musica del proprio palazzo.
Nel 1899 prosegue il lavoro dei pannelli per l'Università de
La Filosofia e La Medicina nello studio di Josefstädterstrasse. Termina i lavori
nel Palazzo Dumba ed espone Schubert al piano alla IV mostra della Secessione,
ottenendo notevole successo. Esegue il Ritratto di Serena Lederer, la Nuda
Veritas, il Ritratto di Trude Steiner e Pesci d'argento. Uso del "pointillisme"
nei paesaggi.
Nel 1900 alla VII mostra della Secessione Klimt espone i
primi paesaggi e La Filosofia (ancora incompleta), oggetto di feroci critiche a
Vienna, che viene premiata come "miglior opera straniera" a Parigi,
all’Esposizione universale. Dipinge anche Casa colonica con betulle.
Nel 1901 la X mostra della Secessione registra un enorme
successo di pubblico e forti dissensi per La Medicina; l'avvocatura di Stato
richiede il ritiro del numero di "Ver Sacrum" con i bozzetti dell'opera e la
distruzione di tutti gli esemplari; la corte respinge l'istanza. Inoltre, La
Medicina viene esposta e accolta freddamente anche all'VIII mostra
internazionale di Monaco. Nel corso dell'anno realizza Giuditta I e Isola
sull'Attersee.
Nel 1902 alla XIII mostra Klimt espone Pesci d'oro; per la
XIV mostra, dedicata a Beethoven e allestita da Hoffmann, Klimt realizza su tre
pareti il Fregio di Beethoven, che suscita ancora vivaci polemiche. Dipinge il
Ritratto di Emilie Flöge e disegna alcuni modelli di abiti per la sua casa di
moda. Conosce Rodin a Vienna. Nel 1903 compie un viaggio a Ravenna; nei suoi dipinti
compaiono i primi motivi d'oro. Viene fondata la Wiener Werkstätte e Klimt vi
aderisce con Hoffmann e Moser. "Ver Sacrum" termina le pubblicazioni alla fine
dell'anno. Dipinge La Speranza I e continua i lavori per l'Università
dedicandosi al terzo pannello per l'Aula Magna, La Giurisprudenza.
Nel 1904 Klimt presenta i suoi dipinti a Dresda (Pesci d'oro,
Il cavaliere d'oro) e a Monaco (Turbine di morti). Riceve l'incarico per la
realizzazione dei cartoni per i mosaici della sala da pranzo di Palazzo Stoclet,
progettato da Hoffmann. Dipinge Bisce d'acqua I e Bisce d’acqua II.
Nel 1905 rinuncia all'incarico per l'Università e chiede la
restituzione dei bozzetti. In maggio, a Berlino, espone La speranza I e le Tre
età della donna. All'interno della Secessione si crea una scissione capeggiata
da Klimt. Si dedica ai primi grandi ritratti femminili, come il Ritratto di Margareth Stonborough-Wittgenstein.
Nel 1906 dalla scissione della Secessione nasce la Kunstschau
o "Gruppo Klimt", di cui fanno parte, fra gli altri, Hoffmann,
Moll, Roller,
Wagner. Si reca a Bruxelles per i lavori a Palazzo Stoclet e in seguito a
Londra. Dipinge il Ritratto di Fritza Riedler, il primo grande ritratto quadrato
del "periodo d'oro".
Nel 1907 Klimt apporta le ultime modifiche ai pannelli per
l'Aula Magna dell'Università presentati alla galleria Miethke a Vienna. Dipinge
il Ritratto di Adele Bloch-Bauer I, Campo di papaveri e prende parte alla Mostra
internazionale d'arte di Mannheim. Conosce
Schiele.
Nel 1908 Espone a Praga La Giurisprudenza e altri quadri.
Viene inaugurata, nel padiglione progettato da Hoffmann, la Kunstschau Wien,
prima manifestazione pubblica del "Gruppo Klimt"; Gustav espone sedici opere.
Dipinge la Danae, Il bacio, La Speranza II, lo Schloss Kammer sull'Attersee I,
inizia Vita e morte.
Nel 1909 la Kunstschau Wien è dedicata all'arte straniera:
sono presenti opere di van Gogh,
Munch, Toorop,
Gauguin e
Matisse; Klimt espone
Giuditta II. Dipinge Signora con cappello e boa di piume. Alla Wiener Werkstätte
iniziano i lavori per i mosaici di Palazzo Stoclet. Klimt va a Parigi e a Madrid; espone alla X mostra
internazionale di Monaco e alla XVIII esposizione della Secessione di Berlino.
Nel 1910 Klimt espone con notevole successo le sue opere
dello "stile d'oro" alla IX Biennale di Venezia, tra le quali Madre con figli,
Giuditta II e Cappello nero. Partecipa all'Esposizione della lega degli artisti
tedeschi a Praga e alla mostra Zeichnende Künste della Secessione di Berlino. A
Vienna la Galerie Miethke gli dedica una mostra esponendo soprattutto i disegni.
Termina Il parco.
Nel 1911 vince il primo premio all'Esposizione internazionale
d'arte di Roma, ex-aequo con Zuloaga e Szinyei Merse, per Le tre età della
donna; in questa occasione si reca a Roma e a Firenze; in seguito, a Bruxelles,
Londra e Madrid. Viene montato il Fregio Stoclet. Se Klimt giunge alle soglie dell’espressionismo, come in
altre opere a quelle dell'astrattismo, senza tuttavia oltrepassarle, ciò non
dipende da un’ignoranza delle contemporanee vicende internazionali, ma dalla
scelta, cosciente e obbligata, derivante dalla struttura stessa della sua
personalità artistica, sospesa tra tradizione e sperimentazione. Con un realismo fotografico davvero impressionante,
considerate anche le ridotte dimensioni del dipinto, Klimt esegue un grandioso
ritratto collettivo dell’alta società viennese, in cui più di cento personaggi
reali sono fedelmente effigiati, come conferma un’incisione che ne indica i
nomi. Dall’amante dell’imperatore (un’attrice) a note personalità della nobiltà
e dell’alta borghesia, il pubblico del Burgtheater si riconosce e si celebra nel
dipinto, ostentando il proprio ruolo storico-sociale e rappresentando se stesso.
I Bloch-Bauer possedevano diversi importanti dipinti di
Klimt, tra i quali Bosco di betulle, Schloss Kammer III, Il melo I e Case a
Unterach: tutte opere che, nel 1948, sono state generosamente donate
all’Österreichische Galerie assieme ai due superbi ritratti di Adele. Forse la
bella e colta signora ebrea ebbe una relazione con il pittore; e forse la
medesima Adele è la modella della sensuale Giuditta I, della quale, nel ritratto
del 1907, sembra indossare lo stesso grande collare barbarico. Danae era l’unica figlia di Acrisio, re di Argo. L’oracolo di
Delfi predisse al re che non avrebbe avuto altri figli oltre Danae, e che il
figlio di questa gli sarebbe stato fatale. Acrisio fece quindi costruire nel
cortile del suo palazzo una stanza di bronzo sotterranea come una tomba, nella
quale rinchiuse Danae, con una nutrice, affinché non potesse generare. Ma fu lo
stesso re degli dèi che desiderò la ragazza: sotto forma di pioggia d’oro, Zeus
penetrò attraverso il tetto nella stanza sotterranea, e fecondò Danae. La tomba
divenne camera nuziale e dall’unione nacque Perseo. Per dar forma all’astratto concetto di Amore, Klimt raffigura
un’estatica coppia di innamorati nell’atto di baciarsi. Dal fondo nebbioso della
scena, però, emerge un’inquietante schiera di volti femminili, alcuni giovani e
suadenti, altri torvi e appassiti, e dietro a tutti un macabro teschio:
apparizioni o visioni che alludono all’inesorabile brevità del ciclo della vita
e, al tempo stesso, alle difficili prove e alle forze avverse che l’amore deve
superare e combattere per preservare la propria effimera felicità. È la prima
volta, nell’opera di Klimt, che compaiono contemporaneamente l’elemento reale
(la coppia) e quello allegorico (i volti) fusi in un’unica scena
veristico-simbolica. Dai vaghi accenni d'inquietudine di opere come Signora con
collo di pelliccia e dalle atmosfere ancora un po' sopite di Signora davanti al
camino, nei dipinti di Klimt cresce rapidissima la volontà di scandagliare la
psicologia di una femminilità decisamente moderna: intenso e magnetico è il
Ritratto frontale di signora, quasi patologici appaiono i tratti di Testa di
ragazza fino a toccare l'apice in questo dipinto.
Nel 1912 dipinge il secondo ritratto di Adele Bloch-Bauer, il
Ritratto di Mäda Primavesi e il Viale nel parco dello Schloss Kammer. Partecipa
alla Grande mostra di Dresda.
Nel 1913 a Budapest Klimt espone dieci dipinti e altrettanti
disegni alla mostra della Lega degli artistiaustriaci. Durante una vacanza
estiva dipinge Chiesa a Cassone sul Lago di Garda e Malcesine sul lago di Garda.
Completa La vergine, che sarà presentata alla XI mostra internazionale di Monaco
e partecipa alla III mostra della Kunsthalle di Mannheim.
Nel 1914 espone alcune opere alla mostra della Lega degli
artisti tedeschi a Praga; quindi si reca a Bruxelles. Dipinge Villa
sull'Attersee e inizia il Ritratto della baronessa Elisabeth Bachofen-Echt. In
Germania, per effetto delle teorie espressionistiche, cominciano le critiche ai
suoi dipinti.
Nel 1915 Klimt abbandona momentaneamente i colori forti e
dipinge il Ritratto di Barbara Flöge (madre di Emilie) e di Charlotte Pulitzer
(madre di Serena Lederer) e alcuni paesaggi dell'Attersee (Unterach
sull’Attersee).
Nel 1916 si accentuano nuovi effetti cromatici. Klimt termina
il Ritratto della baronessa Elisabeth Bachofen-Echt; dipinge il Ritratto di
Friedericke Maria Beer, Il melo II, Case ad Unterach sull'Attersee e il Parco di
Schönbrunn. Inizia Le amiche. Partecipa alla mostra degli artisti austriaci alla
Secessione di Berlino insieme a Schiele,
Kokoschka e Faistauer.
Nel 1917 compie un viaggio nel nord della Moravia, poi in
Tirolo e, alla fine dell'anno, in Romania. È nominato membro onorario
dell'Accademia di Belle Arti di Vienna e dell'Accademia di Monaco. Termina Le
amiche, dipinge Leda, inizia Signora con ventaglio, il Ritratto di Johanna
Staude e la serie dei dipinti "filosofici": Adamo ed Eva, Neonato e La sposa
rimasti incompiuti.
Nel 1918 l'11 gennaio, al ritorno dal viaggio in Romania, è
colpito da un colpo apoplettico. Il 6 febbraio si spegne nell'ospedale di
Vienna. Schiele lo ritrae sul letto di morte. Viene sepolto nel cimitero di
Hietzing. Molte opere (La sposa) rimangono incompiute.
Assieme a Le tre età della donna e a Giuditta II, il Ritratto di signora è uno
dei tre dipinti di Klimt conservati in Italia. Pervenne alla sede odierna, la
magnifica e poco nota Galleria d'arte moderna Ricci Oddi di Piacenza, nel 1925,
allorché il collezionista Giuseppe Ricci Oddi l’acquistò dietro suggerimento di
Giulio Ulisse Arata, un architetto già attivo nell’ultima fase del Liberty e
indirizzato, negli anni Venti, verso un moderno ed elegante recupero delle forme
storiche. Il Ritratto di signora di Piacenza fa parte di un gruppo di ritratti
femminili eseguiti da Klimt negli ultimi anni della sua attività (1916-1918),
alcuni dei quali rimasti incompiuti alla morte dell’artista: le altere e
inaccessibili donne-idolo del "periodo d’oro; lasciano ora il posto a
spigliate e argute donne moderne o a languide e
distratte
signore, come quella della collezione piacentina.
Anche se il sanguinoso dramma della guerra mondiale sembra
scalfire appena il sospeso e fiabesco mondo klimtiano, nei ritratti e nei molti
disegni di questi anni il pittore dimostra una nuova attenzione per il volto e
la sua espressività, con una caduta o almeno una estrema riduzione
dell’elaborato contesto decorativo che, nelle opere precedenti, incastonava come
gemme l’astratta ieraticità dei suoi personaggi femminili. Il trattamento
energico e quasi inquieto avvicina alcuni di questi ultimi ritratti alla pittura
fauve ed espressionista, di cui però Klimt coglie non la dirompente aggressività
ma la novità della stesura rapida e sommaria, invariabilmente rielaborata
all’interno di un quadro di seducente eleganza.
Lo dimostrano altri ritratti femminili di questi stessi anni,
nei quali una variopinta ornamentazione ancora investe, assieme al fondo, le
figure: non più icone di una società paga dei propri riti, ma superstiti
protagoniste di un mondo in declino alle quali Klimt affida l’estrema
rappresentazione del proprio ideale, sostanzialmente ottocentesco, di raffinata
bellezza. L’incompiuto e bellissimo Ritratto di Amalie Zuckerkandl (1917-1918) è
forse l’ultimo a essere iniziato: la nobile signora, pur nella solennità della
posa, ha ormai perso ogni altera sicurezza; nel suo sguardo stupefatto si legge
come un vago smarrimento di fronte al crollo di un Impero, e del mondo che
rappresenta, che si credevano eterni.
Vincitrice dell’ambito Premio dell’imperatore,
L’interno del vecchio Burgtheater è l’opera che procura all’appena ventiseienne
Klimt la notorietà e l’apprezzamento dell’ambiente ufficiale.
Nel 1887 il Municipio di Vienna aveva incaricato Klimt e il
suo collega Franz Matsch di immortalare in due dipinti l’interno del vecchio e
glorioso Burgtheater, il quale, sostituito da un nuovo edificio che Klimt stesso
stava in quegli anni decorando, doveva essere demolito. Mentre Matsch affronta
il soggetto dipingendo una veduta verso il palcoscenico, Klimt rivolge il suo
interesse alla platea e ai palchi così come appaiono visti dal proscenio: il
vero soggetto del dipinto di Klimt non è né il teatro in quanto edificio né
l’azione scenica, ma gli spettatori.
Comparire nel dipinto di Klimt significava far parte
dell’élite culturale austriaca: il pittore ricevette molte pressioni da parte di
diverse persone che ambivano a essere ritratte tra il pubblico, così come,
all’interno del quadro, attentamente studiati sono i posti che ciascuno
spettatore occupa. Il teatro, e il Burgtheater in particolare, rappresentava per
Vienna un’autentica istituzione sociale prima ancora che artistica: quella
viennese è una società appassionatamente dedita al teatro, in cui il vero
spettacolo è il pubblico.
D’altronde il gioco delle maschere, da Schnitzler a
Hofmannsthal, è tema costante nella letteratura austriaca di fine secolo: il
Burgtheater, come scrisse Stefan Zweig, "per i viennesi, e per gli austriaci,
era qualcosa di più di un luogo dove gli attori andavano in scena. Era il
microcosmo in cui si rifletteva il macrocosmo, lo specchio colorato in cui la
società si rimirava. Per il pubblico l’attore di corte rappresentava il modello
di come vestirsi, di come fare l’ingresso in una sala, di come conversare, di
quali parole potessero essere usate da un signore di buon gusto, e di quali
fossero da evitare. Il teatro, invece di essere un luogo di puro divertimento,
diventava una guida vivente di buone maniere, di pronuncia corretta, e un’aura
di rispetto circondava tutto quello che poteva avere anche la più remota
attinenza con il Burgtheater".
Splendido ed esangue, il Ritratto di Adele
Bloch-Bauer I è l’opera più sensazionale del "periodo d’oro" di Klimt e uno dei
suoi capolavori in assoluto. L’effigiata, moglie di un facoltoso banchiere e
industriale viennese e animatrice di un salotto letterario frequentato anche da
Stefan Zweig, è l’unico personaggio che Klimt abbia ritratto più di una volta:
in quest’opera del 1907 e cinque anni più tardi, quando proprio con il Ritratto
di Adele Bloch-Bauer II, ormai concluso il "periodo d’oro", inaugura una nuova
stagione, cromaticamente accesa e fiorita, della sua attività artistica.
L’abbagliante e sontuoso ritratto del 1907 non nasce di
getto: Klimt vi lavora fin dal 1903, studiando la posa della sua modella e
soprattutto concentrandosi sull’effetto decorativo prodotto dalle fluenze
dell’abito. Il risultato finale è tuttavia assolutamente inatteso: un’astratta
superficie rutilante di decorazioni auree in cui del corpo di Adele sopravvivono
di reale solo le mani e il volto. Nella sua inedita fusione di barbarie e
raffinatezza, il Ritratto di Adele Bloch-Bauer attinge motivi e simboli da
civiltà antiche e lontane: da Bisanzio, innanzitutto; ma anche dall’Egitto, da
cui deriva l’"Ugiat", occhio sacro e fonte di fluido magico, di cui è composto
l’abito di Adele.
La profusione dell’oro, nelle sue varie tonalità opache e
brillanti, intesse intorno alla figura una nicchia in cui l’individualità è
protetta ed esaltata, fissando l’immagine nel prezioso distacco di una sacrale
ieraticità: come una sensuale e sublimata icona, Adele emerge inattingibile dai
metallici bagliori di un ambiente sfarzosamente astratto. Nel delirio dei
quadrati, delle ellissi, delle spirali Klimt celebra, a un passo dalla pittura
astratta, la funzione magica e assoluta dell’ornamento. All’oro spetta il ruolo
di operare la simbolica sintesi tra astrazione e organicità, tra vita e
sedimentazione, tra l’assoluto della forma geometrica e la transitorietà delle
signore dell’alta borghesia viennese.
Presso gli egizi, l’oro conferiva sopravvivenza divina: forse
inconsciamente, alle soglie della dissoluzione dell'Impero asburgico, Klimt lo
riesuma dalle civiltà estinte per eleggerlo a estremo baluardo di una civiltà in
rovina. Come ha scritto con il consueto acume Giulio Carlo Argan, "in una
profusione di ornati simbolici, ma del cui significato s’è perduta anche la
memoria, Klimt sviluppa i ritmi melodici di un linearismo che finisce per
ritornare al punto di partenza e chiudersi su se stesso; e li accompagna con le
delicate, malinconiche armonie dei colori spenti, cinerei, perlacei, con morenti
bagliori d’oro, d’argento di smalto. Vivendo con estrema sensibilità quella
situazione tipicamente austriaca Klimt tocca quasi senza volerlo il punto
nevralgico di una situazione ben più vasta, europea: l’arte è il prodotto di una
civiltà ormai estinta, nella nuova civiltà industriale non può sopravvivere che
come ricordo di se stessa".
Nell’opera di un pittore dedito, come Klimt,
alla celebrazione della donna e dell’eros attraverso l’uso privilegiato di un
colore altamente simbolico quale l’oro, non poteva mancare la raffigurazione del
mito di Danae.
Il tema di Danae aveva, in pittura, celebri precedenti
nell’opera di grandi maestri: dal fiammingo Mabuse al Correggio fino alle varie
versioni dipinte da Tiziano1 (una delle quali conservata al Kunsthistorisches
Museum di Vienna). Klimt affronta il soggetto in maniera assai diversa: la sua
Danae non è una giovane donna consapevole e, in un certo senso, partecipe del
miracoloso evento, ma una fanciulla persa nel sonno e nella dimensione onirica,
totalmente dimentica di sé e in balìa dei propri istinti sessuali. Ogni aspetto narrativo è assente, tutto si concentra
sull’unico eterno momento della fecondazione: all’interno del formato quadrato
del dipinto, la straordinaria corrente erotica assume un andamento ellittico;
nella posizione fetale e nei tratti infantili della ragazza circola una
sensualità dolce e appagata, quasi un desiderio prenatale di un erotismo
dimentico e inconscio.
Oro ed eros, in Danae, si congiungono e si cristallizzano
nelle forme di un capolavoro fuori del tempo: "L’eros diventa icona", come ha
scritto Werner Hofmann. In nessun altro dipinto di Klimt la donna è così
interamente identificata con la propria sessualità, una sessualità da cui l’uomo
è escluso.
Il principio maschile, ridotto in Danae al piccolo rettangolo
nero confuso nella cascata della pioggia d’oro, apparirà con più corposa
evidenza in un altro dipinto ispirato agli amori di Zeus, Leda. Ma, anche qui,
la protagonista è persa in un inconscio e passivo stato di dormiveglia: e non è
inutile ricordare che, all’inizio del secolo, il medico viennese Sigmund Freud
aveva pubblicato L’interpretazione dei sogni.
Il popolare Amore è la versione dipinta di uno dei disegni
eseguiti da Klimt per la seconda serie di Allegorien und Embleme, una
pubblicazione di lusso apparsa tra il 1895 e il 1900 nella quale erano
illustrati, secondo una visione tipicamente ottocentesca, tutti gli aspetti
dell’esistenza che suscitano nell’uomo gioia e vitalità, dai sentimenti
all’"inesauribile sfera delle arti e delle scienze, e del lieto ciclo delle
stagioni con i loro allegri divertimenti".
Il carattere oleografico, ai confini del Kitsch, del dipinto
è riscattato dalla magnifica fattura e ancor più dall’originale rapporto che si
viene a creare tra la scena centrale e l’ampia cornice d’oro. Questa, che occupa
quasi la metà dell’intero dipinto, è concepita come una sorta di sipario che
stabilisce una scenografica tensione formale tra i suoi brillanti spazi vuoti e
l’oscura scena centrale, i cui protagonisti si presentano come attori su un
ideale palcoscenico. Le rose sulla cornice, di breve fioritura come l’amore,
fungono da legame formale e simbolico tra le tre fasce in cui l’opera è
verticalmente spartita.
Il teatrale uso della cornice a fini simbolici non era
infrequente nell’arte di fine secolo: basti citare le opere grafiche di Klinger,
un autore che Klimt sicuramente conosceva e apprezzava. Ciò che invece
rappresenta una novità klimtiana, destinata a essere sviluppata ampiamente nella
sua opera matura, è l’uso dell’oro come colore emblematico e privilegiato.
Già utilizzato qualche anno prima nel Ritratto del pianista
Pembauer e nel contemporaneo Ritratto dell’attore Lewinsky, l’eloquente uso
dell’oro nella cornice tornerà in altre opere klimtiane di poco successive come
Pallade Atena1, Nuda Veritas e Giuditta I; e dopo aver invaso, all’insegna di
sontuoso preziosismo simbolico-decorativo, l’interno del quadro nei capolavori
del cosiddetto "stile aureo", avrà un’ultima, superba celebrazione
nell’incorniciare Giuditta II. "Una femmina snella e flessuosa, fuoco insinuante negli occhi
misteriosi, la bocca crudele e le narici frementi di voluttà": così Felix Salten
descrive Giuditta I.
Sulla cornice di rame sbalzata, opera del fratello Georg, è
impresso il suo nome accanto a quello di Oloferne: Giuditta infatti è la biblica
eroina che sedusse e decapitò Oloferne per salvare Betulia, la sua città; per
questo assurse a simbolo di virtù femminile, ma anche del debole che ha ragione
del forte e divenne motivo ricorrente nella cultura figurativa occidentale: lo
stesso Klimt ne produrrà due versioni.
La modella è forse Adele Bloch-Bauer, e appare trasfigurata
rispetto al più tardo ritratto: la passione trasforma i delicati tratti di colei
che, forse, fu anche l'amante del pittore. Intense saette di luce accendono lo
sguardo di Giuditta, versione desacralizzata e mondana di Pallade Atena, della
quale conserva sulle spalle scaglie metalliche e dorate, che preannunciano lo
"stile aureo" e fanno emergere con maggiore evidenza l'opalescente pallore delle
sue carni.
Gli alberi, il paesaggio stilizzato alle sue spalle e
l'ornamento a palmette o rosette derivano probabilmente dalla conoscenza dei
motivi decorativi micenei e della necropoli del Dipylon, mediata dalle
illustrazioni riportate da Alois Riegl in Questioni di stile del 1893.
La donna è simile a una sirena che magnetizza lo sguardo
dello spettatore proprio con la sua bellezza e ambiguità: se da una parte è la
vendicatrice trionfante che mostra la testa decapitata dell'uomo, dall'altra
Giuditta stessa appare come decapitata dall'effetto del prezioso ornamento che
porta al collo, il quale torna in maniera piuttosto simile nel ritratto di Rose
von Rosthorn-Friedmann e di Adele, ma anche nella sacerdotessa di Medicina,
simbolo di una femminilità che rivolge lo spirito distruttore anche contro di
sé. Naturalmente Giuditta scioccò la "bempensante" Vienna; nonostante ciò,
Hodler, artista e uomo dallo spirito libero, decise di acquistarla quasi
immediatamente.
Dopo il clamoroso successo alla Biennale di
Venezia del 1910, l’anno successivo l’arte di Klimt giunge a Roma in occasione
delle roboanti celebrazioni del cinquantenario dell’Unità d’Italia, nell’ambito
delle quali ha luogo, a Valle Giulia, una grande esposizione internazionale di
Belle Arti organizzata in padiglioni dedicati ai vari paesi partecipanti.
Vincitore del primo premio, Klimt conosce a Roma un nuovo
trionfo, cui contribuiscono non poco l’assai lodato padiglione austriaco
progettato da Hoffmann in raffinate e semplificate forme classiche, e il sacrale
allestimento delle tele nell’abside semicircolare che, come in un rituale
percorso iniziatico, conclude il padiglione espositivo.
È in questa occasione che lo Stato italiano acquista Le tre
età della donna, nel quadro di una non troppo lungimirante politica di
acquisizioni di opere d’arte straniere destinate ad arricchire le collezioni
della Galleria d’arte moderna: assieme al dipinto di Klimt, che rappresenta la
scelta migliore, e ad altre valide opere, come Oreste e le Erinni del celebrato
von Stuck, si registra infatti una serie di incauti acquisti destinati, col
tempo, a essere relegati nei depositi.
Anche a Roma, come già a Venezia l’anno precedente, si levano
voci discordi da parte della critica. Tra i commentatori più autorevoli e severi
vi è Emilio Cecchi, che individua con acume la sostanziale duplicità dell’arte
klimtiana: "Si prova l’impressione, nell’abside che a Klimt è stata dedicata, di
camminare in un lembo tutto fiorito (Il bacio), sommerso dalla foga di una
primavera che irrompe sotto un cielo d’oro. Ma, a un tratto ci si accorge di
trovarsi in un cimitero (Vita e morte), per un sogghignare di teschi e qualche
chiazza di macabri disfacimenti fra l’erba tutta stellata, sì che un diaccio
funebre si mesce nell’aria colorata e festosa e la fa raggelare. Se non che, a
un esame più attento, si vede che i teschi son di cartone e le anatomie di cera
dipinta. Quest’arte che vuole essere pittura non è che vetreria e mosaico; vuole
essere lirica immensa ed è ricamo, ed evoca le cose più grandi: la Morte, il
Rimorso, l’Amore, tanto per trovare il pretesto di dire le più mediocri. È la
pittura ricondotta nel caos".
Tra le opere più note del "periodo d’oro" di Klimt, Le tre
età affida il suo trasparente significato simbolico ai raffinati geometrismi
decorativi che avvolgono le tre figure; la resa figurativa, forse un po’ leziosa
e scontata, è pienamente riscattata dallo straordinario fondo astratto, una
vibrante superficie chiusa da un’ampia fascia nera nella quale si incastra il
pullulante cromatismo della scena centrale.
La figura della vecchia, analoga a quella che compare nella
Giurisprudenza, è probabilmente ispirata a una nota opera di Rodin, La Bella
Elmiera, che Klimt aveva assai apprezzato alla mostra dello scultore francese
tenutasi alla Secessione viennese nel 1901. Apice del "periodo d’oro" ormai prossimo alla conclusione, Il
bacio è indubbiamente l’opera più popolare di Klimt: acquistato alla Kunstschau
del 1908 dalla Galleria di Stato, già all’epoca era ritenuto il massimo
capolavoro dell’artista.
Il tema della coppia persa nell’inebriante unione amorosa non
è certo nuovo per Klimt: dal giovanile Amore, ancora sospeso tra realismo e
allegoria, alla scena conclusiva del Fregio di Beethoven2 e all'Abbraccio1 del
Fregio Stoclet, immagini ormai appartenenti a una sfera mitico-simbolica
indipendente dalla realtà. Anche gli elementi formali e compositivi del Bacio
sono già stati ampiamente sperimentati da Klimt in opere precedenti: dallo
schema piramidale al fondo d’oro, dalla decorazione astratto-geometrica al
trattamento simile al mosaico.
Ciò che rende il Bacio un’autentica e splendida summa
dell’arte di Klimt fino a quel momento, è il perfetto equilibrio con il quale i
diversi aspetti del suo linguaggio vengono a comporsi: un equilibrio perfetto,
ma al tempo stesso precario e sottile, tra il naturalismo dei volti e delle mani
e l'astrattismo delle vesti, tra l’assolutezza del fondo d’oro e il brulicante
prato fiorito, tra la forte carica erotica e il potente afflato cosmico.
Isolati dal mondo in un abbraccio che è fusione sensuale e
spirituale al tempo stesso, gli amanti del Bacio celebrano il trionfo del potere
risolutore dell’eros, in grado di ridurre in estatica armonia i conflitti tra
uomo e donna e tra persona e natura. Alla differente decorazione delle vesti dei
due amanti, modulata sulle varie tonalità dell’oro, è affidato il ruolo di
segnalare, all’interno della cosmica unione, l’irrinunciabile diversità dei
sessi: secondo un codice simbolico ampiamente diffuso le forme dure e angolose,
quali i rettangoli eretti, sono connaturate al mondo maschile; quelle morbide e
curvilinee, quali i cerchi concentrici, al mondo femminile.
Nella sua utopica visione della pittura come strumento di
miracolose armonie, Il bacio è un’autentica sintesi estetica della cultura "fin
de siècle", con tutte le sue illusioni e le sue profezie, i suoi limiti e le sue
conquiste. Lo notava bene un critico che, nel 1909, scriveva a proposito
dell’arte di Klimt: "Tutte quelle cose che si sono chiamate impressionismo,
divisionismo, pointillismo, preraffaellismo, simbolismo e che so io, tutte
finiscono e si concentrano qui, e tutte fanno la figura di discussioni
retoriche, di piccole quisquilie scolastiche d’un genere nuovo, punto migliore
dell’antico, di fronte a questa sistesi estetica del concetto modernista".
I "concetti modernisti", che avevano affidato alla
decorazione un ruolo chiave nella trasformazione della società, stavano però
mostrando sempre più la loro inattuabilità: nello stesso 1908, l’architetto
viennese Adolf Loos pubblica il celebre saggio Ornamento e delitto, in cui
condanna ogni tipo di decorazione sulla base di motivazioni estetiche, etiche ed
economiche. E lo stesso Egon Schiele, entusiasta allievo e ammiratore di
Klimt, solo qualche anno dopo dipingerà quella disperata caricatura
espressionista dell’estatico Bacio klimtiano che è Cardinale e suora.
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