Fausto Melotti
Rovereto, Trento, 1901 - Milano 1986
 

La sua formazione ha inizio a Firenze, città di cultura europea, dove Melotti ha la possibilità di ammirare le grandi opere d'arte dei maestri italiani quali Giotto, Simone Martini, Botticelli, Donatello e Michelangelo.

Il biennio trascorso in un'altra città toscana come Pisa, permette al giovane Melotti di assimilare lo spirito delle notevoli opere architettoniche, delle sculture romaniche e gotiche (Nicola e Giovanni Pisano), contemporaneamente ai corredi preziosi del Medioevo (capitelli e rilievi, mosaici e smalti, tessuti e avori). Tutto un mondo iconografico e stilistico che affiorerà qua e là nelle sue ceramiche smaltate e nei suoi teatrini.

 

Fausto Melotti - Scultura A - I Pendoli - (1935).jpg
Scultura A - I Pendoli - 1935

Fausto Melotti - Citta' (1963).jpg
 Cittą, 1963

La Neve, Milano, 1973

Fantasia schematica
Da un disegno del 1967, 1985
Galleria Christian Stein, Milano

 

Partito da una figurazione novecentesca come l'amico Lucio Fontana (entrambi allievi del Wildt), eseguì dapprima disegni (1932-33) e poi sculture richiamandosi ai principi dell'astrattismo di cui fu uno dei più autorevoli esponenti (Composizione astratta, 1935, Torino, Galleria Civica d'Arte Moderna; Scultura n. 15, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna; Scultura n. 17, Milano, Civico Museo d'Arte Contemporaneo); il rigore astratto, basato su una ricerca di rapporti armonici alla quale non erano certo estranee la passione e la conoscenza della musica, non venne però mai a mortificare in senso purista l'acuta tensione lirica.

 

 

La sua era una scultura fatta di elementi lineari e geometrizzanti dai quali era esclusa, come da lui esplicitamente dichiarato, ogni "modellazione" in favore di una assoluta purezza formale ( e non è escluso che a tale ricerca di una misura e di un ordine razionali abbiano contribuito la sua laurea in ingegneria e i suoi studi di musica).

 


Contrappunto

Le-sorelle-1976

L'angelico geometrico

Segni-come-Sogni


Si dedicò intensamente anche alla ceramica, raggiungendo esili di raffinatissima qualità (Lettera a Fontana, 1944, Milano, collezione privata) e realizzò, già a partire dal 1931, la serie dei Teatrini in terracotta colorata e polimaterici (Il sonno di Wotan, 1958, Trento, Museo d'Arte Moderna e Contemporaneo).

 

Ma è dal '70 , cioè quando era prossimo ai settanta anni, che pur senza contraddire ai suoi principi di occupazione armonica dello spazio dell' astrattismo, che liberò una autentica e inconfondibile vena poetica con delle fragili e aeree costruzioni fatte di sottili fili di rame, di trasparenti retine metalliche, di mobili straccetti di garza e dai significanti titoli come ad esempio Il Vento nel capanno, Il suono del corno nella foresta, La luna e il vento, La Neve.

La vastissima produzione di Melotti è stata sempre animata da una doppia, ma non contraddittoria tensione: da un lato verso la forma allusiva, simbolica (L'autoritratto, 1962, Milano, collezione privata; Il suono del corno nella foresta, 1970, Milano, Coll. Mulas), dall'altro verso l'invenzione ritmica e strutturale (A piombo, acciaio, 1968; Arte del contrappunto plastico n. 1, acciaio, 1970).

Le sue creazioni sono di incantevole grazia dove la scultura, se di questa ancora può trattarsi, o non piuttosto, l' "antiscultura", diviene gioco calcolatissimo di parvenze e di spazi, sorridente e talvolta lievemente ironico; ma "un gioco - come afferma Melotti - che quando riesce è poesia".

 

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