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Luciano Fabro |
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Nato a Torino nel 1936, esplica fin dall'inizio della sua carriera un preciso interesse per lo spazio, inteso come dimensione comunicativa, ambito intessuto di rapporti fra la realtà esterna e l'interiorità. Le sue prime opere, strutture in vetro giocate sui rapporti tra trasparenza e riflesso speculare, o quelle in tubolari di ferro, investigano l'ambiente intervenendo sulla sua percezione. L'interesse per lo spazio lo spinge poi a coinvolgere fisicamente lo spettatore in avventure sensoriali.
Su
un altro fronte produce "tautologie", cioè pure constatazioni, non esperienze,
come in Concetto spaziale del 1967, dove una porzione di pavimento viene
coperta da giornali. Adotta poi immagini di larga riconoscibilità di cui azzera
la funzione simbolica collettiva, come nell'Italia realizzata in diversi
materiali e collocata nello spazio secondo le modalità più imprevedibili. Su un
altro versante, innesta una riflessione sulle specificità linguistiche della
scultura attestata con l'adozione di materiali canonici come il marmo o
incongrui e innovativi, come il vetro e la seta colorata o la tela associata al
bronzo. In lavori più recenti sviluppa l'intervento ambientale con installazioni
chiamate Habitat, o dandone definizioni basate su una lettura critica dei
codici della rappresentazione prospettica classica.
La riflessione dell'artista, nei suoi sviluppi più recenti, si allarga a
considerare il rapporto tra forme geometriche e forme esperibili in natura, con
particolare allusione alla struttura del corpo umano, e ai luoghi del mito come
origine del nostro orizzonte culturale.
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