Dossi Dosso

 

Dossi Dosso
Ferrara, 1480 - 1542

 


Circe e i suoi amori con veduta
1514-16 
The National Gallery of Art, Washington


Departure

Il vero nome è Giovanni de' Luteri, suo padre era di origine trentina. Si ritiene che il suo primo maestro fu Lorenzo Costa, ma le sue opere giovanili denunciano l'influenza di Giorgione e di Tiziano.
 
Nel 1512 fu a Mantova, nel 1516 a Ferrara dove operò tutta la sua vita al servizio della corte estense, tolto il breve periodo in cui eseguì alcuni affreschi nel Castello di Trento. Grazie alla grande potenza inventiva, alla grande immaginazione e ai brillanti colori si meritò il titolo di Ariosto della pittura. Tra le sue opere più celebri: Circe e Ninfa seguita da un satiro.
 

 

Dosso Dossi, il grande incantatore

Nella seconda edizione dell'Orlando Furioso, datata 1532, al canto XXXIII, cosi' scriveva Ludovico Ariosto:

"e quei che furo a'nostri di', o sono ora,
Leonardo, Andrea Mantegna, Gian Bellino,
duo Dossi, e quel ch'a par sculpe e colora
Michel, piu' che mortal, Angel divino;
Bastiano, Rafael, Tizian, ch'onora
Non men Cador che quei Venezia e Urbino....."


circe e melissa

Dossi


Insomma tra i grandi artisti del suo tempo Ariosto annoverava anche il conterraneo Dosso Dossi e la sua non era certo un'opinione isolata.
Pittore della prima metà del 500, Dosso Dossi fu infatti uno dei principali animatori della corte estense, centro tra i più vitali e creativi dell'Italia rinascimentale.
 

 

A parte un breve , oscuro, periodo agli inizi della sua carriera Dosso Dossi (Ferrara 1486 circa-1542) trascorse infatti tutta la sua vita professionale come pittore di corte al servizio prima del duca Alfonso I d' Este (morto nel 1534) e poi di Ercole II, svolgendo un ruolo fondamentale nella definizione dei tratti specifici della pittura ferrarese che fu sensibile allo stile ed al gusto delle città vicine , in special modo Venezia, ma che seppe pure ritagliarsi uno spazio proprio, autonomo.
Nell'ambiente privilegiato e particolarmente raffinato della corte ferrarese Dosso Dossi lavorò alacremente.
Sfortunatamente però buona parte della sua opera , in particolare gli affreschi dipinti per le diverse ville e residenze ducali è andata distrutta, per cui risultano ancora più preziosi e indicativi i circa sessanta dipinti sopravissuti e oggi raccolti nella grande mostra antologica che, partita dal Palazzo dei Diamanti di Ferrara si sta ora svolgendo al Metropolitan Museum di New York, ed in Aprile si trasferirà a Los Angeles, al John Paul Getty Museum. Un evento di rara importanza sotto il profilo storico artistico perché grazie al suo forte impatto visivo la pittura di Dosso Dossi è capace di attrarre non solo storici dell'arte , ma anche un pubblico più ampio, affascinato dai suoi colori straordinariamente ricchi e sensuali, dagli effetti luminosi , dalla intensità dei paesaggi padani.
Un artista Dosso Dossi dalla fantasia fertile che lo portava anche nelle opere di soggetto religioso a concedersi insolite libertà rispetto alla iconografie tradizionale e in ogni caso un pittore di corte le cui opere sono prevalentemente di ispirazione secolare, modellate su autori classici come Ovidio o Virgilio, oppure su autori a lui contemporanei come Ludovico Ariosto.
La mostra, la più grande antologica dedicata fino ad oggi al pittore ferrarese, è stata organizzata dalle Civiche Gallerie di Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, dal Ministero dei Beni Culturali in collaborazione con il Getty ed il Metropolitan e raccoglie opere provenienti dai più importanti musei del mondo.

 

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