Tino di Camaino
Siena 1285 ca - Napoli 1336
 

Avviato all'arte dal padre, che fu soprattutto architetto, fece parte della bottega di Giovanni Pisano, nel cui stretto ambito si sono volute rintracciare le sue prime prove.

 


Tomba del Cardinale Petroni
Siena, 1317

Il Vescovo Antonio Orso
Firenze, 1321

Nel 1306 era a Pisa (fonte battesimale del Duomo e tomba-altare di san Ranieri, ora al Mus. dell'Opera del Duomo), dove nel 1315, come capomastro del Duomo, eseguì il sepolcro di Arrigo VII di Lussemburgo (parzialmente ricomposto); ma per aver combattuto coi guelfi contro i pisani a Montecatini (agosto 1315) dovette riparare a Siena. Qui, col padre, fu capomastro del Duomo fino al 1320 e attese al monumento funebre al cardinal Petroni (1315-17); poi si stabilì a Firenze (1321-23), dove il monumento al Vescovo Orso in Duomo (1321, parzialmente ricomposto) reca con la sua firma un attestato di omaggio al padre.

 

 

Trascorse l'ultimo periodo della sua vita (dal 1323-24 ca) a Napoli al servizio del re Roberto d'Angiò: dei numerosi monumenti funebri a personaggi della corte angioina da lui eseguiti, spesso con collaboratori, i più importanti sono quelli alla regina Maria d'Ungheria in Santa Maria Donna Regina (1325), quello a Caterina d'Austria in San Lorenzo Maggiore (1323) e quelli di Carlo di Calabria (1335 ca) e Maria di Valois (1337-38) in Santa Chiara. Come architetto lavorò all'arsenale, al porto e alla Certosa di San Martino.

Nella chiara riaffermazione dei valori volumetrici, nella pacata ritmica dei bassorilievi animati da sottili accenti pittorici, nella funzione di sintesi della linea, la scultura di Tino di Camaino, si pose in antitesi col plasticismo scarnito e convulso di Giovanni Pisano, allineandosi con le esperienze della contemporanea pittura senese, specie del Lorenzetti; e a lui si deve la definitiva e più ricca elaborazione dello schema di monumento funerario gotico derivato da Arnolfo.

Grande fu la sua influenza sulla scultura del Trecento in Toscana e in tutto il Mezzogiorno.

 

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