|
Carlo
Carrà |
![]() |
1893, a causa della prematura scomparsa della madre e delle ristrettezze in cui
si trova la famiglia, Carrà, va a Valenza Po per fare l'apprendista decoratore.
1895, si trasferisce a Milano dove Angelo Comolli, divenuto professore a Brera,
lo assume come garzone muratore.
Di sera frequenta la scuola di Brera diretta dal decoratore Lorenzoli. "di
questo periodo, scriveva di sé Carlo Carrà: « Non passava quasi domenica
senza che io andassi alla Pinacoteca di Brera, o al Museo Poldi Pezzoli....
Frequentavo pure la Galleria d'Arte Moderna al Castello Sforzesco e le
esposizioni ... alla Permanente. Mosè Bianchi, che io conobbi nella sua tarda
età, era allora l'artista più apprezzato dell'ambiente milanese. Ma una vera
cotta l'ebbi per la Galleria Grubicy del Largo Cairoli, dove erano esposte opere
di Segantini e di Previati»."
1899,
va
a Parigi, attratto
dalla prospettiva di lavorare all'Esposizione Universale che in quella città
si sta preparando e vi
lavora come decoratore dei padiglioni.
Visita a più riprese il Louvre, il Petit Palais, il Luxembourg. Gli artisti che
più vivamente lo colpiscono sono
Courbet,
Delacroix, Gérkalt,
Manet,
Monet,
Renoir,
Cézanne e
Gauguin.
1900,
finiti i lavori di decorazione dei
padiglioni
dell'Esposizione di Parigi si trasferisce a Londra in cerca di altro lavoro.
A Londra visita tutti i principali musei e ammira in particolare le opere di
Constable e di Turner; s’interessa anche di politica, frequenta gruppi
anarchici coi quali rompe presto i rapporti.
Ritorna a Milano e riprende l'attività di decoratore. Si reca a Bellinzona per
affrescare una facciata e i soffitti di una casa. Visita il Canton Ticino,
lavora a Lugano e a Mendrisio.
1902,
ritorna a Milano, decora la villa Ottolini a Busto Arsizio, inizia il ritratto
del padre che ultima nei primi mesi del 1905.
"Di quest'opera Carrà
scrisse: «Mi sembra di avere con questo dipinto, chiarito a me stesso quali
fossero le mie capacità artistiche in quel periodo della mia vita, e che alla
data di quel lavoro si possa far risalire il corso dei progressi che sono andato
facendo in questo quarantennio.» (1945) ".
1904, durante uno sciopero generale è ucciso a Milano in Via Carlo Farmi,
l'anarchico Galli. Carrà partecipa ai funerali che degenerano in una mischia
tra polizia e dimostranti nella quale è coinvolto; dalla violenta impressione
che ne riporta, nasce il famoso quadro futurista "Il funerale
dell'anarchico Galli".
1905,
riceve due premi dalla scuola superiore d'arte applicata del Castello Sforzesco
che frequenta durante la sera.
1906, entra all'Accademia di Brera dove diviene allievo di Cesare Tallone. Fa
nuove conoscenze nell'ambiente artistico e stringe amicizia con Aroldo Bonzagni
e Romolo Romani.
1908,
espone dei Paesaggi dipinti a Sagliano Micca e riscontra un notevole
successo.
I tempi del Futurismo erano maturi e Carrà con
Boccioni e
Russolo, abbozza lo
schema di un manifesto futurista completato con l'aiuto di
Marinetti e di Decio
Cinti.
1910, 11 febbraio nasce il primo «Manifesto della pittura futurista» firmato
solennemente da Boccioni, Russolo, Carrà,
Balla e
Severini.
Segue un periodo
d’eccitati entusiasmi e di fervore rivoluzionario accompagnato da turbolente
«serate futuriste» tenute in vari teatri d'Italia.
1911,
partecipa con
Boccioni e
Russolo all’esposizione d’arte libera a Milano, al padiglione
Ricordi. Si
reca a Parigi dove conosce la nuova pittura cubista. Stringe rapporti con il
gruppo fiorentino della Voce, capeggiato da Ardengo Soffici e inizia così il
suo progressivo distacco dal Futurismo; un distacco che si chiarisce con i due
saggi «Parlata su Giotto» e «Paolo Uccello costruttore» pubblicati sulla
Voce.
1912, terzo viaggio a Parigi. Esposizione futurista alla galleria Bern heim
Jeune. Conosce Fénéon, Apollinaire, Kahn,
Picasso,
Braque,
Modigliani,
Matisse,
Léger,
Derain,
Vlaminck, Gleizes, e Medardo Rosso.
1913, collabora assiduamente con la rivista quindicinale fiorentina
"Lacerba", diretta da Soffici e Papini.
1914, Intraprende un'altro viaggio a Parigi. Rientra in Italia poco prima
dello scoppio della guerra. In Carrà matura la crisi del futurismo. E' anche
l'anno in cui Carrà si volge allo studio della pittura di Giotto e Paolo
Uccello.
1916,
incontra a Ferrara Giorgio de Chirico ed a Pieve di Cento dipinge le sue prime
opere metafisiche.
1919, ritorna a Milano dove conosce Cardarelli, Bontempelli, Ungaretti,
Medardo
Rosso. In quello stesso anno si sposa con Ines Minoja e si trasferisce nelle
famose due stanzette di Via Vivaio 16.
1921, partecipa alla mostra berlinese dedicata alla tendenza Valori plastici con
otto opere.
1922, nasce l'unico figlio di Carrà, Massimo. Espone alla Biennale di Venezia e
presenta "I Dioscuri" e "La Casa dell'amore", provocando
accese polemiche.
Espone in numerose mostre del Movimento del Novecento, promosse da Margherita Sarfatti.
All'estero, è considerato il maggiore esponente del
Realismo magico.
1931, partecipa alla I Quadriennale romana con 33 opere a soggetto per lo più
paesaggistico, tra cui "Cancello Rosso" proprietà Galleria Comunale
di Roma.
1933,
esegue un affresco alla V Triennale d'arte decorativa di Milano.
1935, partecipa alla II Quadriennale romana con 10 opere tra cui "Sintesi
di una partita di calcio" proprietà Galleria Comunale di Roma.
Per circa sedici anni dal dicembre del 1922 fino al 1938 è critico d'arte del
quotidiano «L'Ambrosiano».
1936, dipinge per la VI Triennale di Milano i tre pannelli dell’Industria
del Marmo. Si reca a Napoli.
1941, è nominato titolare della cattedra di pittura all'Accademia di Brera.
1942, inaugura la mostra antologica alla Pinacoteca di Brera con 114 opere.
Dopo la guerra, oltre a dipingere svolge attività d'illustratore per l'Odissea
tradotta da Quasimodo e per La saison en enfer di Rimbaud.
1950,
la Biennale di Venezia gli dedica una sala e gli conferisce il Gran premio per
un artista italiano.
1956, la Quadriennale romana gli dedica una mostra personale.
1957, esegue i bozzetti e i costumi per il balletto «La Lampara» di Donatoni
messo in scena alla Scala.
1960, in autunno tiene una vasta esposizione personale a Londra, alla Galleria
O'Hana.
1962, inaugurazione di una mostra storica al Palazzo Reale su Carlo Carrà di
106 quadri e 100 opere grafiche.
Esce anche la raccolta dei suoi scritti d’arte "Segreto
professionale".
1966, 13 aprile muore a Milano.
centro@centroarte.com
Copyright © Centro Arte 1999-2000