|
Campigli Massimo |
![]() |
Nasce a
Firenze il 4 luglio 1895 e scomparse a Saint - Tropez nel 1971.
Alla fine della guerra si trasferì a Parigi dove lavorò come corrispondente
per il quotidiano milanese "Corriere della Sera". Benché avesse già prodotto
disegni durante la guerra, fu solo con l'arrivo nella capitale francese che
iniziò a dipingere.
Le prime opere figurative applicavano
schemi geometrici alla figura umana,
riflettendo l'influenza di
Pablo Picasso e Fernand
Léger nonché il purismo de "L'Esprit Nouveau".
Campigli fu
inoltre profondamente colpito dall'arte egizia studiata al Louvre.
Nel 1923 allestì la prima personale alla Galleria Bragaglia di Roma.
Nel
corso del quinquennio successivo le sue figure svilupparono un portamento
monumentale, con pose spesso stilizzate e membra intrecciate in una solidità
scultorea. L'importanza accordata all'ordine e alla tradizione, l'aura di
serenità ed eternità erano in linea con le istanze postbelliche della
ricostruzione e con il programma degli artisti di "Novecento",
con i quali Campigli espose regolarmente sia a Milano dal 1926-29 all'estero
dal 1927-31.
A partire dal 1926 Campigli si unì agli "italiani di Parigi", insieme con
de Chirico,
de Pisis,
Renato Paresce,
Savinio, Severini e Mario Tozzi. Nel 1928 anno del debutto
alla Biennale di Venezia fu profondamente colpito dalla visita alla
collezione etrusca del Museo di Villa Giulia a Roma. Ruppe allora con il
massiccio rigore dell'opera precedente a favore di una superficie dai toni
smorzati e dalle forme schematiche e arcaicizzanti. Nel corso di un viaggio in Romania, accompagnato dalla moglie
Magdalena Radulescu, avviò un nuovo ciclo di opere raffiguranti donne impegnate in
attività domestiche e agricole. Le figure erano distribuite in composizioni asimettriche e ieratiche, librate su una superficie dalla tessitura ruvida,
ispirata agli antichi affreschi. Queste opere ricevettero un'accoglienza
entusiastica da parte della critica in occasione della mostra alla Galleria
Jeanne Bucher di Parigi nel 1929 e alla Galleria del Milione di Milano nel
1931. Negli anni Trenta una serie di mostre personali a New York, Parigi e
Milano decretò il successo internazionale dell'artista. Nel 1933 Campigli ritornò a Milano dove si impegnò in progetti di vaste
dimensioni. Nello stesso anno sottoscrisse il Manifesto della pittura murale
di Sironi e dipinse l'affresco Le madri, le contadine, le lavoratrici
purtroppo distrutto per la V Triennale di Milano. Nel decennio seguente
ricevette altro commissioni: "I costruttori per la Lega della Nazioni di
Ginevra del 1937; "Non uccidere per il Palazzo di Giustizia" di Milano del
1938; un enorme affresco 300 metri quadrati per l'atrio, progettato da Gio
Ponti, del Liviano di Padova del 1939-40. Dopo il divorzio nel 1939, Campigli sposò la scultrice Giuditta Scalini.
Insieme trascorsero gli anni della guerra a Milano e a Venezia, dividendo in
seguito il loro tempo tra Roma, Parigi e Saint-Tropez. Una personale alla
Biennale di Venezia nel 1948 presentò le sue nuove composizioni: figure
femminili inserite in complesse strutture architettoniche. Negli anni
Sessanta le sue figure si ridussero a segni di colore in un gruppo di tele
quasi astratte. Nel 1967 a Campigli venne dedicata una retrospettiva al
Palazzo Reale di Milano.

Teatro 1943

Giuditta
1944

Bozzetto Rinascente 1950
per la decorazione
dei grandi magazzini
La Rinascente
Milano

Bozzetto per il concorso
per la decorazione
dell’atrio del Liviano

La torre e la ruota
1951

La piscina 1954

Il gioco del diavolo
1957
centro@centroarte.com
Copyright © Centro Arte 1999-2000