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Leonardo Bistolfi |
Scultore
Compiuti gli studi alla scuola tecnica di
Torino con Giuseppe Archinti, Bistolfi vince a sedici anni una borsa di
studio dal Comune di Casale e si iscrive all'Accademia di Brera di Milano
dove, fino al 1879, frequenta il corso di scultura di Giosuè Argenti. In
questo periodo si inserisce nell'ambiente della tarda Scapigliatura
Lombarda e si appassiona all'opera di Tranquillo Cremona e soprattutto
alla scultura di
Giuseppe
Grandi, con cui avrebbe desiderato lavorare. Poiché
Grandi
non accettava allievi, Bistolfi nel 1880 ritorna a Torino per iscriversi
all'Accademia Albertina e studiare col Tabacchi.
Aperto uno studio per conto suo, nell'82 realizza il suo primo monumento funebre, L'Angelo della Morte (tomba Braida, Torino):
Dal 1882 al 1893 esegue una serie di piccoli bronzi tra cui: Le
Lavandaie, Pei campi e Boaro, che riecheggiano le ricerche della
Scapigliatura. Sempre allo stesso periodo appartengono numerose opere
commemorative commissionategli dal Comune di Casale: Targa marmorea a
G. Cabria (1887), monumento a U. Rattazzi (1887) e monumento
all'agronomo A. Ottavi (1890). Nel 1890 viene nominato Cavaliere
del Lavoro e l'anno seguente consigliere della Società Promotrice a
Torino. Tra il '92 e il '95 esegue la Cappella della Salita al Calvario
al Santuario di Crea, un'opera fondamentale poiché in essa iniziano a
delinearsi quegli elementi che diventeranno peculiari della scultura
bistolfiana.
Tuttavia il vero e proprio rinnovamento stilistico si verifica nel 1895
con la lapide funeraria Le spose della morte, in cui confluiscono
Preraffaellismo, Simbolismo e Liberty. Nel 1902 si inaugura a Torino l'Esposizione di Arti Decorative e
Industriali di cui egli si era fatto promotore insieme a Calandra, Thovez
e Ceragioli. Alla Biennale di Venezia del 1905 ottiene una sala con oltre
venti opere e vince il premio per la scultura. All'Esposizione è presente
anche il modello del monumento funebre al senatore Orsini, La Croce,
in cui si notano per la prima volta echi e suggestioni della scultura
di
Rodin.
Tutti questi monumenti funebri, gli fece attribuire l'appellativo di
"poeta della morte". E poeta egli fu veramente non soltanto per la lirica
fantasia e la profondo spiritualità con cui tante volte affrontò quel
tema, ma anche e soprattutto, per la qualità del suo linguaggio plastico,
duttile e fluida, che dal marmo e dal bronzo fa scaturire immagini di
luminosa e talvolta quasi sensuale bellezza e di grande raffinatezza
lineare come ad esempio nel monumento al
Segantini
(1906, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna) in cui "vince il chiuso
rigor l'anima schiava e a fior del marmo aerea si spande" (D'Annunzio).
Altre importanti opere furono il monumento a Garibaldi (1908,
Sanremo) e il gruppo del
Sacrificio per
il monumento a Vittorio Emanuele II (Roma):
Il 22 settembre 1913, alla presenza di Vittorio Emanuele III, venne inaugurato a Bergamo il monumento a Cavour; lo scultore venne insignito con la croce di merito di Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoia.
Dopo la guerra la fama di Bistolfi si affievolisce sempre più, tanto che la critica si occupa solo sporadicamente della sua opera. Si ritira allora nella sua villa a La Loggia, dove continua a lavorare dedicandosi non solo alla scultura, ma anche ad attività pittoriche e letterarie.
Il meglio della plastica funeraria di Bistolfi si riassume in
La Morte e la Vita, per la
famiglia Abegg di Zurigo. Un moderato verismo si ritrova nelle sue statue
celebrative di Lombroso a Verona
(1922) e in certi busti, fra cui quelli di De Amicis e di Giacosa.
Bistolfi fu anche disegnatore e autore di medaglie.
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