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Jean-Michel Basquiat |
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E’ stato uno dei più importanti esponenti del graffitismo americano, riuscendo a portare, insieme a Keith Haring, questo movimento dalle strade metropolitane di oggi alle gallerie d’arte.
Jean-Michel Basquiat, figlio dell’haitiano
Gerard Basquiat e Matilde Andradas, inizia a manifestare
interesse per il disegno fin da quattro anni, ispirato dai
cartoni animati televisivi. Un amore per l‘arte trasmessogli
dalla madre, la quale lo accompagna spesso al Brooklyn Museum,
al
Metropolitan Museum ed al
Museum of Modern Art of New York.
Nel 1968 viene investito da una macchina e gravi lesioni interne
obbligano i medici all'asportazione della milza.
Durante il mese di degenza al King’s County, la madre gli
regala un libro di anatomia di Henry Gray, che lo influenzerà
molto. Riporterà molti elementi anatomici nelle sue opere
artistiche. Gray si chiamerà anche il gruppo musicale che
Basquiat fonderà insieme agli amici Vincent Gallo, Michael
Holman, Wayne Clifford, Nick Taylor e Shannon Dowson
Quando Jean-Michel ha sette anni i genitori Matilde e Gerard divorziano. Nel 1976 Jean-Michel inizia a frequentare la City-as-School a Manhattan, per ragazzi dotati a cui non si addice il tradizionale metodo didattico. È lì che nel 1977, a 17 anni, stringe amicizia con Al Diaz, un giovane graffitista che operava sui muri della Jacob Riis, a Manhattan.
Insieme all’amico, Basquiat acquista piena consapevolezza della
propria vocazione artistica, i due inoltre iniziano a fare uso
di stupefacenti come il trip (dose di LSD) ed uniscono le loro
capacità iniziando a produrre graffiti per le strade di New York
firmandosi con l’acronimo di SAMO “SAMe Old
Shit” (letteralmente la solita vecchia merda),
propagandando con bomboletta spray e pennarello indelebile idee
ermetiche, rivoluzionarie ed a volte insensate, come “SAMO©
SAVES IDIOTS” (SAMO© salva gli idioti). Nonostante questo
sodalizio artistico giunga ad un grande successo underground, la
coppia Basquiat-Diaz, ormai convinta di avere aspirazioni
artistiche differenti, si scioglie nel 1978 affiggendo ai muri
di Manhattan l’annuncio “SAMO IS DEAD”. Da quel momento in poi
Basquiat non utilizzerà mai più il nome SAMO.
Nel 1978 lascia gli studi alla City-as-School, ritenendoli inutili, ed abbandona la casa
del padre, guadagnandosi da vivere vendendo delle cartoline da
lui decorate. Sarà proprio il tentativo di vendere una delle sue
cartoline che cambierà il corso della sua vita: entrato in un
ristorante di SoHo, Basquiat avvicina Henry Geldzahler ed
Andy Warhol
il quale comprerà alcune delle sue opere.
Passeranno però alcuni anni prima che Jean-Michel riesca ad entrare nella "Factory" del re della Pop-Art. Diventa cliente fisso dei due Club più esclusivi nella scena socio-culturale di New York: il Club 57 ed il Mudd Club, frequentati anche dallo stesso Warhol, da Madonna e da Keith Haring, con il quale stringerà un’amicizia che durerà fino alla morte.
Nel 1980 Jean-Michel partecipa al Time Square Show, retrospettiva organizzata da un gruppo di artisti, alla quale farà il suo formale debutto newyorkese anche Haring. Questo evento riconosce la nascita di due nuove avanguardie della Grande Mela: la downtown (neopop) e la uptown (rap e graffiti).
Il 3 agosto 1980 suona per l’ultima volta al
Mudd Club
insieme al suo gruppo Gray assieme a Vincent Gallo.
Sempre lo stesso anno, Glenn O’Brian lo sceglie per interpretare
se stesso nel film-documentario "New York Beat", che uscirà
nelle sale solo nel 2001 con il nome di Downtown 81.
O’Brian lo aiuterà inoltre a vendere alcune tele ai membri della
produzione.
Nel 1981 partecipa alla retrospettiva New York/New Wave, insieme ad altri artisti come Robert
Mapplethorpe, Keith Haring,
Andy Warhol e
Kenny Sharf. Il poeta e critico d'arte
Rene Ricard pubblica "The Radiant Child" sulla rivista "Artforum",
pubblicizzando Basquiat ed il suo percorso artistico.
La prima mostra personale di Jean-Michel avviene nel marzo del 1982 a Modena e, contemporaneamente a New York nella galleria di Annina Nosei, riscuotendo apprezzamenti da parte del pubblico e dei critici. La Svizzera ospita una sua retrospettiva presso la Galerie Bischofberger. Allo stesso modo espone in dicembre alla Delta di Rotterdam. Rientrato in America, produce un disco Hip-hop e nello stesso periodo conosce Madonna con cui ha una breve storia ma a cui rimane legato tanto che la popstar dieci anni dopo finanzierà la retrospettiva a lui dedicata al Whitney Museum di New York e nel 1996 pubblicò un breve ma sentito ricordo di lui sul Guardian
Nel 1983 stringe una forte amicizia con Andy Warhol, il quale lo aiuta a sfondare nel mondo dell’arte come fenomeno mondiale emergente. I dipinti di Jean-Michel erano caratterizzati da immagini rozze, infantili, facendo riferimento alla Art Brut di Jean Dubuffet. L’elemento che però contraddistingue l’arte di Basquiat è essenzialmente l’utilizzo delle parole, inserite nei suoi dipinti come parte integrante, ma anche come sfondo, cancellate, a volte anche per attrarre l’attenzione dello spettatore.
Nel 1984, insieme ad
Andy Warhol e a
Francesco Clemente, inizia una serie
di collaborazioni, di dipinti a “sei mani” commissionati da
Bruno Bischofberger.
A scopo artistico personale dipinge un altro ciclo di opere
insieme al solo Warhol, eseguendo oltre cento quadri, nei quali
è riconoscibile l'apporto di entrambi, e allestendo una mostra
comune il cui manifesto presenta in maniera eloquente i due
artisti come protagonisti di un incontro di boxe. La boxe era
per Basquiat un modo di vivere, e paragonava spesso l'arte ad un
ring su cui combattere.
A settembre alcune delle opere eseguite in collaborazione con gli altri due artisti vengono esposte a Zurigo. Proprio nel settembre il New York Times definisce Basquiat "la mascotte di Warhol", questo unito evidentemente all'eccesso nell’uso delle droghe e alla sua progressiva tossicodipendenza che Warhol non riesce ad arrestare, porta Basquiat a soffrire anche di frequenti disturbi psichici. Con il tempo, questi lo porteranno a pensare di essere sfruttato dai commercianti d’arte e dallo stesso Warhol, che abbandonerà di lì a poco
Nel 1985 Jean-Michel espone nuovamente alla Galerie Bischofberger di Zurigo, alla Mary Boone Gallery di New York ed alla Akira Ikeda di Tokio, ma oramai è schiavo della droga nonostante molti dei suoi amici, vittime dei suoi attacchi paranoici, tentino di aiutarlo a disintossicarsi.
Basquiat appare sulla copertina del The New York Times Magazine
con il titolo "New Art, New Money: The Marketing of an American
Artist".
Nel 1986 espone ancora una volta le sue opere a Zurigo,
poi ad Abidjan, in Costa d’Avorio, facendo il suo primo viaggio
in Africa.
Poco dopo si interrompono i rapporti con Mary Boone, fino ad allora suo agente commerciale newyorkese. Il pubblico ed i critici iniziano a non accettare più i suoi lavori con l’entusiasmo di un tempo. Nel 1987, con la morte di Warhol, a causa di una mal riuscita operazione alla cistifellea, entra in una violenta fase di tossicodipendenza: il suo forte attaccamento al re della Pop-Art fino alla fine, lo conduce all'abuso di droga per superare il trauma.
Basquiat espone ancora a New York nella galleria del cugino di Tony Shafrazi, Vrej Baghoomian, il suo ultimo mercante, poi inizia un tentativo di disintossicazione che non porterà mai a termine: muore il 12 agosto del 1988, per una grave overdose di eroina. Aveva solo ventisette anni, come Jimi Hendrix e Janis Joplin.
Viene soprannominato il James Dean
dell’arte moderna, essendo riuscito a scalare quel mondo con
grande velocità, ma a scomparire in un tempo ancora minore. La
stessa sorte toccherà anche all’amico Haring, morto di AIDS due
anni dopo, che il 17 agosto lo accompagnerà nell’ultimo viaggio,
insieme a
Francesco Clemente ed altri stretti
amici, al cimitero di Greenwood a Brooklyn.
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