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Arte neoconcreta, visuale, ottica,
cinetica e programmata |
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Il
Neoconcretismo è un movimento sviluppatosi negli anni Cinquanta in Europa e in
America che si distingue per una forte contrapposizione ad ogni atteggiamento
dissacratorio e implicitamente negativo nei confronti della realtà
(atteggiamento che contraddistingue nello stesso periodo Informale, New Dada e
Pop) e per l'affermazione della possibilità di soluzioni razionali e
progressive delle dissonanze del vivere contemporaneo.
Il
neoconcreto recupera elementi dalle avanguardie più propositive, progettuali e
costruttive, come il Cubismo, il Costruttivismo, il Bauhaus, l'astrattismo
geometrico.
I
precedenti teorici del neoconcreto possono farsi risalire alla predilezione
dell'esperienza visiva dell'Impressionismo rispetto a quella teorico-mnemonica
della tradizione classica, mentre rispetto all'esperienza Bauhaus il neoconcreto
abbandona il progetto di migliorare le condizioni di vita della società
attraverso il miglioramento estetico dei suoi prodotti industriali, prediligendo
il miglioramento delle capacità percettive e di comprensione profonda della
realtà da parte degli individui.
Nel
neoconcreto l'insegnamento etico si sposa alla psicologia della percezione per
migliorare le capacità di visione critica e cosciente nell'uomo.
Il
Neoconcretismo si manifesta già con il Movimento per l'Arte Concreta sorto nel
1949 a Milano per opera di Soldati,
Dorfles, Munari,
Monnet.
Importante
riferimento è anche il movimento americano degli anni Cinquanta"Color
Field", con Barnett Newman e Ad Reinhardt, cui è
collegata la "Monochrome Malerei" in Europa e gruppi italiani
come Forma Uno, Gruppo Uno, orientati ad un lavoro di meditazione
specifica sulla pittura (Dorazio,
Accardi, Turcato
...).
Un
altro movimento americano che può essere collegato invece alle ricerche
ottiche, programmatiche e cinetiche (Vasarely,
Albers,
Soto)
è quello denominato "Hard Edge", con Kelly e
Stella,
dediti a una pittura precisa, calcolata, estremamente definita, alla creazione
di oggetti d'arte che intendono esprimere solo se stessi, il loro colore e la
loro forma.
A
tale versante si collegherà direttamente l'arte
Minimal (Morris,
Judd,
Andre, Smith).
La ricerca neoconcreta, visuale, ottica, cinetica,
programmata, segue un tipo di indagine rigorosa sulla forma che la porta a
somigliare sempre più alla scienza, per principio al servizio dell'umanità.
L'arte neoconcreta ha una forte valenza istitutrice, educatrice più che
salvatrice, del pubblico. Il principio guida della ricerca visuale è uguale a
quello della ricerca scientifica: migliorare attraverso risultati e prodotti
della ricerca le condizioni (soprattutto psicologiche) dell'uomo. Significativo
è in proposito che gli esponenti maggiori della tendenza neoconcreta fanno
spesso parte di gruppi con i quali lavorano e divulgano manifesti o
dichiarazioni di poetica.
Benché dinanzi ad un'opera neoconcreta, ottica o
cinetica, dinanzi all'universo di precisione, purezza, incontaminatezza, quasi
una sfera di esistenza superiore, elevata, che essa offre allo spettatore, si
sia indotti a credere ad una lontananza dell'arte visuale dai problemi della
contemporaneità, sia le dichiarazioni programmatiche, numerose, dei ricercatori
visuali, che i risultati concreti che vanno dall'opera d'arte tradizionalmente
intesa, alla progettazione moltiplicata con evidenti risvolti sociali, al
coinvolgimento ambientale, contraddicono l'impressione suscitata al primo
superficiale incontro con queste opere.
Il prodotto della ricerca visuale non è però
consumabile come un farmaco e tantomeno come gli altri beni di consumo di
produzione industriale. E' un bene strumentale, si offre al pubblico non per le
sue qualità estetiche, ma per il suo funzionamento didattico-estetico. Si può
consumare solo attraverso l'informazione dinamicamente operante e non
contemplativamente passiva. Ciò che si consuma è l'informazione, il processo,
la successione, il percorso obbligato dalla conformazione degli elementi che
compongono l'opera. Ma il consumo dell'informazione non è mai distruttivo, ma
costruttivo, a rigore non è consumo, ma impiego per l'eliminazione, in tal
caso, di falsi o degenerati meccanismi acquisiti dalla facoltà di
vedere-pensare dell'individuo e quindi della sua coscienza. Il prodotto della
ricerca visuale è infatti sempre dinamico, cinetico, operativo, non appaga mai
la necessità contemplativa, non rassicura, è spesso inquietante, così come lo
è il gioco scoperto della coscienza.
I meccanismi illusori e l'ambiguità, le diverse forme assunte dall'opera secondo
gli spostamenti del punto di vista dello spettatore, presenti in gran parte
dell'arte optical, sono l'indicazione della volontà di renderlo attivamente
partecipe non solo alla fruizione dell'opera, ma anche in un certo senso alla
sua creazione, sia per la dipendenza della forma dal movimento dello spettatore,
sia per la facoltà-necessità che l'artista gli lascia di "completare" l'opera
attraverso i propri meccanismi ottico-percettivo-psicologici.
L'arte ottico-cinetica non teme di usare ogni
tecnologia utile ai propri fini. Sistemi elettrici, magnetici, elettronici sono
impiegati senza che questo comprometta l'autonomia dell'opera, la quale trova
l'identificazione della propria struttura di funzionamento nella struttura
tecnologica, non più necessariamente legata alla dimensione "opera",
ma che può naturalmente allargarsi anche alla dimensione ambiente.
Le stesse leggi di percezione di un'opera
bidimensionale o tridimensionale che operano nello spettatore, al quale si
affida sempre una parte attiva in quanto l'opera è processo cinetico che agisce
nella sua coscienza e quindi necessariamente con la sua attiva partecipazione,
operano allo stesso modo se non con maggiore incidenza in uno spazio in cui lo
spettatore si trovi inserito, come quello di una stanza in cui le condizioni di
luce-colore-forma siano mutevoli o comunque percettivamente agenti su di lui.
Il movimento Neoconcreto opera tra Gestalt
(psicologia della percezione della forma) e Mac Luhan (teoria della
comunicazione), recuperando i valori delle avanguardie storiche positive quali
Cubismo, Bauhaus, De Stijl, Costruttivismo, Astrattismo geometrico.
L'astrattismo assoluto del MAC (Movimento per l'Arte
Concreta) con Atanasio Soldati,
Bruno Munari e altri, ne è un esempio. Altro
esempio è quello del movimento Monochrome Malerei
(pittura monocroma), basato sulla valorizzazione della qualità lirica
della superficie pittorica, poetica derivata dalla pittura cromatica astratta o
"Color Field Abstraction" (campo di colore) degli americani
Barnett
Newman e Ad Reinhardt, creatore quest'ultimo di pitture dalle sottilissime,
quasi impercettibili variazioni di colore. La Monochrome Malerei a sua volta è
un'anticipazione dell'arte concettuale in quanto riflessione della pittura sulla
pittura, che si allargherà poi alla riflessione dell'arte sull'arte, elemento
distintivo della dimensione "concettuale" appunto dell'arte dagli anni
Sessanta in poi.
Anche Forma Uno, con Dorazio e Turcato, si
muove in ambito neoconcreto e così il Gruppo Uno con Carrino e
Uncini,
aperti a soluzioni successive di carattere concettuale.
L'altro gruppo americano astratto-concreto detto
Hard
Edge (bordo duro, netto) è caratterizzato da una pittura precisa e
calcolata, con campiture e contorni estremamente definiti. I principali
protagonisti del movimento sono Ellsworth Kelly e
Frank Stella, anticipatore
della Minimal Art e collegabile a tutta l'optical art e l'arte cinetico visuale.
Dell'Optical Art i maggiori rappresentanti
sono Victor Vasarely, e
Jesus Raphael Soto; nell'arte cinetico-visuale e
programmata operano, con ampie e frequenti implicazioni concettuali
Enrico Castellani, e
Francesco Lo Savio, il "Gruppo T" con
Gianni Colombo, il
"Gruppo Zero" con Hans Haacke, il gruppo "Nouvelles Tendences"
con Getulio Alviani e ancora Colombo, il "Grav" (Groupe de Recherches
d'Art Visuel) con Julio Le Park.
Victor Vasarely (1908) è il
massimo esponente dell'arte ottico-cinetica o Op-art. Celebre per le sue
caleidoscopiche e intriganti composizioni, Vasarely, come scrive Getulio Alviani
(Flash Art 177/93) "prende avvio dalla superficie dell'opera, che si
trasforma in sollecitazione retinica per giungere sino al coinvolgimento
psicologico. La linea, moltiplicandosi e trasformandosi sul piano, diventa
volume fino all'ottenimento del più coinvolgente trompe l'oeil. (...) la
superficie è comunque sempre attivata. (...) Per Vasarely ciò che conta è il
creare situazioni plastiche di forte attrazione e coinvolgimento i cui elementi
potrebbero essere anche diversi da quelli che sono, sino a divenire il contrario
(...)", a dimostrare come "in quegli anni fosse importante il mondo
del fare, quanto l'avventura-vita fosse fatta di progetto e quanto valore
venisse dato alla sintesi della conoscenza e alla proiezione nel futuro".
Anche per Jesus Raphael Soto (1923)
il punto di partenza è l'astrattismo puro derivato da Mondrian,
Malevic e
Kandinskij, ma egli giunge a risultati che pur mantenendo l'elaborazione di
forme geometriche colorate, introducono l'uso di elementi aggiuntivi come
griglie e cortine di fili o bacchette fisse o sospese e mobili se sottoposte ad
un'azione esterna sempre naturale come lo spostamento d'aria. Questi elementi
sovrapposti o anteposti o sottoposti creano effetti cinetici di visione e
percezione della luce che trascendono l'oggetto costruito per porsi come in
tutta l'arte di questo genere quale esercizio e gioco di comprensione mentale.
Con l'Hard Edge e la tela sagomata e dipinta di
Stella ("shaped canvas") presenta analogie l'opera
dinamico-strutturale di Enrico Castellani
(1930), con le sue
superfici sagomate attraverso chiodi che spingono o tirano la tela rispetto al
piano, facendo uscire la pittura dalla sua tradizionale bidimensionalità e
soprattutto creando la possibilità virtuale di infinite variazioni percettive
nell'incontro dell'opera con il variare della luce, alla cui base c'è sempre
tuttavia il ritmo compositivo stabilito dal progetto che in tal modo porta
l'opera ad una dimensione totalmente concettuale.
Ugualmente concettuale e inoltre anticipatrice di
certe soluzioni minimal è l'opera di Domenico Lo Savio (1935-1963),
"impostata sull'analisi delle componenti teoriche del fare artistico"
(Vinca Masini), contro le componenti esistenziali ed emotive tipiche dei
movimenti coevi Action Painting e Informale. I suoi monocromi sono realizzati
con lo scopo programmatico di costituirsi in campo attivo della luce in cui la
"vibrazione continua determinata dalla strutturazione delle superfici è più
un fatto mentale che fisico. Lo Savio procederà poi a strutturare superfici
bidimensionali intersecate creanti una tridimensionalità nell'ambiente
destinata a provocare "situazioni riflessive dinamico-ambientali",
ossia la possibilità riflessiva sul colore (nero opaco uniforme con massimo
potere di assorbimento) e sull'articolazione della forma osservabile
nell'ambiente con un atteggiamento simile a quello che si ha nell'architettura.
Su di un piano ugualmente meditato nel segno del
progetto mentale è l'opera di Gianni Colombo (1937-1993) che si basa su
una continua provocazione dell'intelligenza dello spettatore, incitata alla
comprensione di strutture geometrico-spaziali che con sottile ironia
contraddicono costantemente la scientificità assoluta sulla quale sono
costruite, rivelando la loro natura di pretesto e rivelando allo stesso tempo
quanto poco siano classificabili in una semplice etichetta come quella dell'arte
cinetico-visuale e programmata.
Non è tanto la forma o il suo funzionamento infatti
ad essere programmati, ma la contraddizione e l'ironia, che provocano un senso
di inquietudine spaesante, sempre lieve però, mai terroristico, costantemente
tenuto nei confini dell'umano dall'istintiva positività del suo progetto e
dall'emozione poetica che vi sottende.
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