Alighiero Boetti
Torino 1940 - Roma 1994

 

Dopo un esordio legato all'Arte Povera con sperimentazioni su materiali comuni quali cemento, cartone e carta, legno, tubi, eternit (Catasta, 1966; Un metro cubo, 1967; Colonne, 1968), dalla fine degli anni Sessanta hanno preso il sopravvento nella sua ricerca elaborazioni di matrice concettuale.

In questa linea si inscrivono i lavori sullo sdoppiamento (Gemelli, 1968, firmato Alighiero&Boetti; Io che prendo il sole a Torino il 19/1/1969, 1969):

la simmetria, la moltiplicazione, e le opere incentrate sui codici di classificazione, come numeri, carte geografiche e alfabeti: famosa a tal proposito La mappa del mondo, del 1971, ricamato in base al principio dei motivi decorativi delle bandiere degli Stati nei loro confini nazionali. In tutte le versioni si è tenuto conto delle modifiche territoriali di Stati e bandiere. In ogni mappa il bordo contiene la firma, la data, il luogo di esecuzione, l'eventuale dedica ed elementi narrativi, a volte in italiano, a volte in lingua farsi (persiano-afghano).

Nel 1973 e nel 1974 hanno luogo le due prime personali a New York, rispettivamente nelle gallerie Weber e Sperone. Compie viaggi in Guatemala, in Sudan e in Etiopia. La sua produzione continua con complessi sistemi di segni che si ripetono, si alternano e si incastrano e la partecipazione ad eventi espositivi è sempre molto intensa.

Anche gli anni Ottanta e Novanta sono all'insegna del principio che in arte si può usare tutto senza gerarchie, in virtù di un eclettismo di tecniche e di materiali che propone una visione del mondo sotto i più svariati punti di vista.

Lavora con la carta, continua a realizzare arazzi e si dedica alla tecnica musiva e a quella del ricalco. Si interessa di arte bizantina, araba e giapponese.

Muore a Roma il 24 aprile 1994.


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