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| Alessandro Algardi |
Alessandro Algardi (Bologna 1595 - Roma
1654).
L'avvento al pontificato di Innocenzo X (1644) durante il quale il
Bernini,
almeno inizialmente, era caduto in disgrazia, segnò l'apogeo della fortuna
di un altro notevole scultore, Alessandro Algardi.
Conosciuto soprattutto come rivale di Bernini,
Alessandro Algardi non visse
di luce riflessa, ma mostrò costantemente una sua autonoma e forte
individualità che lo portò ad essere idolatrato dagli studiosi del suo tempo
e ammirato dalla aristocrazia romana, che ritrovava nel suo stile il modo
migliore per esprimere la propria dignità e nobiltà. In effetti il mondo
artistico di quegli anni era diviso tra
Barocco e
Classicismo, cioè tra la
passionalità e l’animazione berniniana e la compostezza ed il rigore a volte
velato di malinconia dell’Algardi.
Nato nel 1595 a Bologna dove, indirizzato dapprima allo studio delle
lettere, si iscrisse in seguito all'Accademia di
Ludovico Carracci che fu da
lui considerato maestro anche nella scultura più dell'oscuro Giulio
Cesare Conventi dal quale apprese la pratica di quest'arte. Nel 1622 si recò a
Mantova presso il duca Ferdinando Gonzaga nella collezione del quale poté
conoscere la scultura classica che tanto ascendente esercitò sul suo
indirizzo stilistico: esperienza del classico che proseguì quando, dopo un
breve soggiorno a Venezia, nel 1625 si trasferì a Roma dove si dedicò al
restauro delle statue antiche, che allora consisteva nell'aggiungere i pezzi
mancanti alle mutile testimonianze della scultura ellenistico-romana. A Roma
si legò d'amicizia col famoso pittore
Domenichino, suo conterraneo, il
quale, stando all'abate Bellori suo biografo, «non solo l'istruiva nelle
cose dell'arte», ma lo propose per due statue in stucco della
Maddalena e di San Giovanni Evangelista
per le nicchie della cappella Bandini in San Silvestro al Quirinale
(1628-29) per la quale aveva già eseguito due statue il Mochi: e fu forse
l'esempio di questi, oltre alla statuaria ellenistica, a tener lontana la
plastica algardiana dal tumultuoso gusto chiaroscurale di quella del Bernini
per avviarla a quella pacata e diffusa luminosità che avvolge le superfici
delle sue sculture.
Mal però ne fu ripagato il Mochi quando nel 1645 l'Algardi riuscì, mediante
intrighi, a togliergli la commissione del senato romano per una statua di
bronzo di Innocenzo X
da porre nel palazzo dei Conservatori, la quale è uno dei suoi capolavori
per la vivacità del gesto benedicente e per la saldezza della costruzione
animata dall'intenso gioco chiaroscurale degli ampi paramenti.
Precedentemente, nel 1634, era stata commessa all'Algardi la
Tomba di Leone XI, papa per ventisette giorni, inaugurato in
San Pietro nel 1652: opera alquanto freddina, eseguita con la collaborazione
di aiuti cui appartengono le statue della Prudenza e della Liberalità e che
si fa apprezzare soprattutto per l'elegante bassorilievo del sarcofago.
La fortuna dell'Algardi raggiunse il suo apice nel 1650 quando, in occasione
dell'Anno Santo, venne esposto in San Pietro il modello in gesso a grandezza
naturale della colossale pala marmorea con la
Fuga di Attila
che, commessagli nel 1645, fu da lui terminata nel 1653. Enfatica e fredda
al tempo stesso, essa sembra la traduzione plastica di una tela carraccesca
anche per la macchinosa suddivisione in due parti, quella bassa con le due
figure affrontate di Leone Magno e del piroettante Attila e quella superiore
con San Pietro e San Paolo che si precipitano "in picchiata"; e non del
tutto risolto appare il rapporto tra l'aggettare dei primi piani e il
carattere quasi grafico delle immagini retrostanti: onde, per apprezzare le
qualità dell'Algardi, conviene considerare a parte la bellissima e quasi
ansiosa figura del personaggio accoccolato dietro al papa che con plastica
potenza e ricchezza di piani erompe fuori della cornice del quadro.
![]() Papa Leone XI Basilica di San Pietro, Vaticano |
![]() Fuga di Attila |
![]() Olimpia Maidalchini |
![]() Decapitazione di San Paolo San Paolo Maggiore, Bologna |
Diversamente da quelle del Bernini, che si direbbero concepite di getto, le
opere dell'Algardi appaiono il frutto di una laboriosa e meditata
gestazione, testimoniata anche dalla lunghezza dei tempi in cui furono
eseguite: fu questo anche il caso del gruppo della
Decollazione di San Paolo iniziata nel 1634 su commissione della famiglia
Spada per l'omonima chiesa di Bologna e non ancora terminata nel 1641 e
dalla modellazione analiticamente ricercata.
Attivo anche come architetto e abilissimo stuccatore-decoratore, l'Algardi
fu un eccellente ritrattista e il suo capolavoro in tal genere è il
Busto di donna Olimpia Maidalchini (Roma, Galleria Borghese), la potente cognata di
Innocenzo X, per l'ardito motivo del grande velo che si inarca a fare ala a
quel volto di virtuosa e matura matrona romana improntato da un autoritario
cipiglio.
L'Algardi morì a Roma il 10 giugno 1654.
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