1896

 

1896

Nella guerra d'Etiopia il negus Menelik sconfigge ad Adua l'esercito italiano.

A Londra il terzo congresso dell'Internazionale Socialista decide l'espulsione degli anarchici.

Sì celebra con grandiose opere il millennio dell'Ungheria. Viene inaugurata la metropolitana di Budapest e vengono ultimati i lavori del Museo di Arti applicate (Iparmuveszeti Muzeum), della Galleria d'Arte (Mucsarnok) e allestita l'esposizione del Millennio nel quartiere Vàrosliget di Budapest.

Arte figurativa:

In Italia, tra il 1896 e il 1901 G. Pellizza da Volpedo esegue, a Milano, il Quarto Stato, (Gall. d'Arte Mod.), manifesto, nella tecnica del divisionismo, della pittura sociale. Nel '96-97 esegue l'Autoritratto, altro suo quadro celeberrimo. Pellizza da Volpedo (1868-1907) iniziò la sua produzione con opere dì stile verista. Trasferitosi a Firenze divenne rappresentante del Divisionismo. Sì tolse la vita a soli 42 anni.

Inizia la pubblicazione a Monaco della rivista "Jugend" che avrà molto successo ed una diffusione ìn tutta Europa, tanto da dare il nome allo "Jugendstil", in pratica l'Art Nouveau tedesca. Secondo canale dì informazione della "secessione" fu la rivista "Simplicissimus". Lo "Jugendstil" si diffonde in tutta la Germania.

August von Schmarsow pubblica tra il 1896 e il 1899 Beitrage zur Aaesthetik dei Bildenden Kunste, "contributi all'estetica delle arti figurative", 3 volumi. Egli (18531936) fu storico e teorico dell'arte. Nel testo citato espone la sua interpretazione positivistica, psico-fisiologica dell’ "Eingfulung" enunciando il principio dei "Kompostitionsgesetze" (leggi compositive). Altro suo testo fondamentale per la penetrazione e interpretazione dei fatti architettonici e Das Wesen dei Architektonischen Schopfung (1893, "La natura della creazione architettonica"). Come storico dell'arte, fu uno dei maggiori studiosi tedeschi dell'arte italiana e fondatore dell'Istituto Tedesco dì Storia dell'Arte di Firenze (1897).

In Ungheria viene fondata la colonia artistica di Nagybanya, che doveva occuparsi dei problemi della pittura en plein-air e della diffusione dell'impressionismo. Questa colonia sorse per iniziativa di Simone Hollòssy (1857-1918), che in seguito fu propenso all'avvicinamento ai movimenti democratici, di Stefano Reti (18751943) e di Giovanni Thorma (1870-1937) ed ebbe come massimo esponente Carlo Ferenczy (1862-1917) che svolse per la pittura ungherese lo stesso ruolo che Manet ebbe per quella francese. Egli sostenne l'autonomia della forma artistica affinché la ricerca dello stile acquisisse consapevolezza, la ricerca stilistica lo portò ad un decorativismo di grande effetto.

La questione dello stile fu formalizzata a livello teorico da Lajos Fulep, critico d'arte. Nei suoi primi scritti egli individuò proprio nello stile quel valore oggettivo, in grado di ristabilire l'equilibrio tra il mondo costruito dall'artista individualmente e le aspirazioni dell'arte miranti a un significato universale. Fulep espresse pure, a livello filosofico, l'ideale della correlazione tra i valori universali e quelli nazionali.

Uno dei leader della colonia Nagybynya fu anche Béla Ivanyi-Grunwald (1867-1940) che però, nel 1907, sotto l'influenza di Gauguin, la abbandonò per formare un altro raggruppamento di artisti a Kecskemét.

Architettura:

Henry van de Velde termina la sistemazione della casa a Uccle, presso Bruxelles (la Bloemenwer). In questa abitazione spicca l'armoniosa coerenza di ogni particolare, l'ambiente é considerato un organo vivente in chiave fitomorfica, studiato nei movimenti e nelle funzioni. Tutte le linee sono raccordate tra loro in un andamento senza soluzione di continuità, dalle pareti alla scala, ai mobili, alle suppellettili, fino agli abiti degli abitanti. In questo modo egli propone per la prima volta uno studio sistematico di tipo strutturale, funzionale, persino ecologico, con rifiuto di ogni compiacimento per una decorazione the non sia funzionale. Sempre nel 1896 Siegfred Bind, lo invita a disegnare per lei l'arredamento della galleria "L'Art Nouveaux" che aveva aperto a Parigi desumendo la definizione della "Revue moderne", nello stesso anno la galleria avrebbe ospitato la prima personale di E. Munch. Di famiglia facoltosa, van de Velde (1863-1957) frequentò l'Accademia di Belle Arti di Anversa. Prosegui gli studi a Parigi dove entrò in contatto con gli artisti impressionisti e simbolisti. Nel 1889 fa parte del movimento "Les XX"; nel 1890, colpito dal sistetismo di Paul Gauguin, studio per la rivista letteraria "Van Nu en Straks" un'impaginazione e una serie di caratteri destinati a influenzare profondamente l'arte tipografica belga. Successivamente, la lettura di Ruskin e la conoscenza dell'opera di Morris lo fecero riflettere sul problema del rapporto tra arte e società. Abbandonò allora la pittura per occuparsi di disegno e della produzione di oggetti di arredamento e mobili, per i quali vedeva nella "macchina" l'elemento fondamentale di rinnovamento. Nel 1896 realizzò la sua prima opera di architettura la casa Bloemenwerf. Egli aderì alla teoria dell'Einfuhlung o "Immedesimazione" che legava il problema della configurazione a quello, anche psicologico, della funzione (vedi Germania). Le esposizioni di Parigi del 1896 e di Dresda (1897) diffusero la sua fama per tutta l'Europa. Van de Velde scrisse i propri principi in L'arte futura (1895); Osservazioni generali per una sintesi delle arti (1895). Nel 1898 fondò a Uccle, sull'esempio di Morris, un proprio laboratorio di arte applicate; nel 1900 si trasferì a Hagen, dove riordinò il Museo Folkwang; nel 1902 fu chiamato a Weimar dal granduca di Sassonia per dirigere in Kunstgewerbeschule Institut.

Apertura a Parigi della Galleria "Art Nouveau" progettata da Henri Van de Velde. La definizione Art Nouveau si diffuse in Inghilterra e negli Stati Uniti, mentre in Germania prevalse l'espressione Jugend Stil. In Italia invece "floreale" e Liberty, definizione quest'ultima derivata dai magazzini di Londra dove si vendevano prodotti ispirati al nuovo gusto. Infatti, tutte queste espressioni servirono per definire uno stile architettonico e decorative - detto anche Stil Nouveau - che ebbe diffusione internazionale tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento.

Alfred Messel, ingegnere, progetta i magazzini Wertheim a Berlino. La ricerca della massima luminosità porta Messel a creare pareti interamente vetrate, intelaiate da snelli pilastri di pietra e cortili interni scoperti che mostrano, come in sezione, la struttura dell'edificio. La citata rimane la sua massima opera.

In Inghilterra Hugh Baillie Scott Mackay (1863-1945) viene chiamato a Darmstadt per la sistemazione del palazzo del Granduca di Hesse che resterà la più nota fra le sue opere. Mackay (1863-1945) fu architetto, arredatore, decoratore. Autore di molte case in Inghilterra, in Germania, in Russia, in Polonia, in Svizzera. La sua maniera, che si esplica in un decorativismo lineare geometrizzante, ne fece uno dei principali esponenti dello "stile inglese" all'estero.

Musica:

Giacomo Puccini finisce di comporre La Bohéme su libretto di Illica e Giacosa, tratto da un romanzo di H. Merger Scenes de le vie de Bohéme. La prima rappresentazione dell'opera avvenne al Teatro Regio di Torino l’1-2-1896; direttore d'orchestra il ventinovenne Arturo Toscanini. Non fu un enorme successo, fu solo in seguito che l'opera divenne la più rappresentata delle opere di Puccini.

Il 28-3-1896 va in scena alla Scala a Milano, sotto la direzione di R. Ferrari, l'opera di Umberto Giordano (1867-1948) Andrea Chénier che, con Fedora, ha rappresentato l'apice del successo del compositore, non tanto di critica quanto di pubblico. Fedora venne rappresentata per la prima volta al Lirico di Milano (17-11-89) sotto la direzione dell'autore. Fu tra i più rappresentativi esponenti della cosiddetta scuola verista.

In Francia muore Charles Louis Ambroise Thomas (1811-1896), Gran Prix de Rome nel 1832. Fu successore di Spontini all'Académie des Beaux Arts del 1851. Il suo capolavoro fu l'opera lirica Mignon del 1866; degna di nota anche l'opera Amleto del 1868. Si può considerare un predecessore diretto di Fauré e Massenet.

 

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