1880

 

1880

In Francia, per la prima volta, si celebra la presa del Bastiglia come festa nazionale; la marsigliese diviene l’inno nazionale francese.

Ha grande successo in tutta Europa un genere nuovo di spettacolo: Il “cabaret”.

Appaiano a puntate sul Giornale dei bambini “Le avventure di Pinocchio”, storia di un burattino del fiorentino Carlo Lorenzini, detto Collodi (1826-1890).

Arti figurative:

Ha inizio il percorso artistico dello scultore Medardo Rosso con la polemica presentazione a Milano di un bozzetto per un monumento a Garibaldi da ergersi a Pavia. Rosso lavorò con Dalou durante un soggiorno di studio parigino e conobbe l’opera degli impressionisti e di Rodin. Fu tra i fondatori del Salon d’Automne. Introdusse l’esperienza impressionista nella scultura, attraverso una maniera che utilizza la luce come fonte prima per la definizione delle forme. Fu molto individualista. Ottenne ampi successi di critica con l’esposizione parigina del 1889. In Italia fu sostenuto da Soffici e dai Futuristi. E. Ximenes modella il “Ciceruacchio”, puro esempio di verismo campano. Ettore Ximenes (1855-1926) accolse la lezione del verismo campano del suo maestro S. Lista. Per il Ciceruacchio vinse a Torino una medaglia d’oro. Il suo capolavoro è il monumento di Verdi (a Parma) col quale arrivò a suggestioni liberty.

Sotto la spinta francese, anche in Belgio vi è una apertura alla ricerca impressioni­sta e postimpressionista attraverso Henry Evenepoel e Thea Van Rysselberghe.

Evenepoel (1872-1899), nato in Francia da genitori belgi, ebbe la prima educazione artistica all’Accademia Saint-Josse-ten-Noode. Frequentò a Parigi l’atelier di Moreau. Nella sua opera fuse elementi di postimpressionismo (Passeggiata dome­nicale a Saint-Cloud, Liegi, Mus. Naz.) con il naturalismo proprio della cultura belga (Il piccolo Carlo, 1898, Gano. Coll. priv.).

Van Rysselberghe (1862-1926) si formò all’Accademie de Gano e Bruxelles; vicino ad ambienti simbolisti, fu tra i fondatori del gruppi Les XX (1883) e La Libre Esthétique (1893). La parte più interessante della sua pittura, di derivazione pointilliste, è costi­tuita dai ritratti e dai paesaggi degli anni Ottanta e Novanta (Famiglia nel frutteto, 1890, Otterlo, Mus. Knülle-Müller). Dopo en interesse per le anti applicate, con l’inizio del secolo si volse a un solare classicismo derivato da Puvis de Chavannes.

In Germania Franz von Lesbiche dipinge il ritratto di Bismarck. Lenbach (1836-1904) fece approfonditi studi sul colore e sulla rappresentazione della luce ed ebbe una seria conoscenza tecnica delle opere dei grandi maestri italiani, spagnoli e olandesi arrivando così a ottenente una pittura virtuosistica sostenuta da un gusto eclet­tico. Fu un celebre ritrattista. Oltre al ritrattato citato che si trova a Monaco.  Nuova Pinacoteca sono famosi i ritratti di Leone XIII (Venezia, Gall. d’Arte Mod.) e di Wagner che dipinse nel 1894. Nella sua opera di ritrattista fece uso sistematico della fotografia per gli studi preparatori. Dopo la sua morte, la sua splendida casa in Monaco divenne sede della Stadtische Galerie.

Nel 1880 gli artisti finlandesi incominciano a studiare a Parigi, importando influenze impressioniste. Albert Edelfelt (1854-1905), seguendo questo nuovo corso, dipinse ritratti e soggetti popolari, particolarmente parigini. Gli anni tra il 1890 e gli inizi del secolo sono un periodo di fioritura delle arti figurative finniche. L’interesse etnografico - romantico per la natura, per il popolo e la cultura careliana influiscano sulla pittura che trova punti di riferimento nel simbolismo e nel primo rinascimento italiano.

Figura di prima piano fu Akseli Gallén-Kallela (1865-1931) che rinnovò l’ornamentazione e l’arte grafica finlandese. Gallén-Kallela (1865-1931) fu esponente della corrente realista in Finlandia dopo l’uscita dalla scuola d’arte di Helsinki; nel 1884 si recò a Parigi frequentandovi l’Accademia Julian, in questo periodo dipinse scene di vita campagnola, da alcuni considerate tra le sue cose migliori. Attratto dalla rivista berlinese “Pan”, dopo il 1890 si volse al simbolismo (Simposio, Ad Astra 1894), in seguito fu membro molto attivo del movimento Die Brücke (gruppo fondato a Dresda nel 1905 di cui si parlerà in seguito). Dal 1895 si dedicò anche allo studio delle arti applicate, soggiornando in Inghilterra. Divenne famoso soprattutto per le illustrazioni del Kalevala, l’epopea finnica che trattò in maniera antirealistica, favolosa. Il Kalevala fu un soggetto che Gallén-Kallela non si stancò mai di trattare in affreschi, tempere, incisioni per l’edizione monumentale del poema, queste incisio­ni lo tennero occupato dal 1903 fino alla morte. Fu autore di arazzi e di pannelli decorativi che elaborarono in termini Art Nouveau le componenti della decorativi finlandese.

Scolaro di Gallén-Kallala e altra figura di spicco fu Hugo Simberg (1873-1917), dal 1895 al 1897 visse addirittura nello studio del maestro a Ruovesi. E’ noto soprattutto per i suoi piccoli acquerelli con scene leggendarie, ispirate da una fantasia pantei­stica che trova nella natura selvaggia del suo paese una fonte inesaudibile di evocazioni. Tra i suoi quadri, famoso Il gelo del 1895, in cui una sottile raggiera lineare vela le immagini. Fu inoltre un ottimo grafico.

Altri artisti della stessa generazione furono Wictor Westerholm (1860-1919), Aero Järnefelt (1863-1937) e Pekka Halonen (1865-1933).

Johannes Takanen (1849-1885, morì a Roma) e Walter Magnus Runeberg (1838-1920) diedero, nella seconda metà del XIX secolo, nuova impontanza alla scultura finlandese. Nel 1880 si afferma una corrente realistica il cui rappresentante più importante é stato Robert Strige (1852-1907).

In Russia tra il 1880 e il 1882 Savva Mamontov (1841-1918), ricchissimo mercante, con l’aiuto della moglie Elizaveta (1847-1908), svolse, prodigandosi fino alla rovina, una azione di promozione culturale importantissima, raccogliendo nella sua fattoria di Abramtsevo, vicino a Mosca, un gran numero di artisti allo scopo di formare una compagnia privata dell’Opera. Il primo progetto si allargò fino ad arrivare alla costituzione di un centro per la rinascita dell’arte popolare in Russia e per l'educazione artistica dei contadini che divenivano contadini-artigiani; per questi ultimi fu aperta una scuola di “arti e mestieri”. E’ chiara l’impostazione paternalistica del programma, che rappresentò, peraltro, nella Russia del tempo un apporto notevole per lo sviluppo della coscienza della dignità personale del popolo. Fu allora proget­tata ed edificata, secondo i canoni dell’antica arte popolare russa, dai membri del gruppo una chiesetta. Fu fondato Il Teatro dell’Opera Privata, dove fu rappresentata come prima opera La Fanciulla delle nevi di Rimskij Korsakov, la cui scenografia, fatto assolutamente nuovo, fu studiata da un artista; Victor Vasnecov. Alla cerchia di Mamontov fanno capo i nomi più notevoli tra gli artisti del periodo: Korovin, Vasnecov, Vrubel, che contribuirono alla diffusione del Modernismo (Art Nouveau) nella cultura russa, partendo dalle teorie di Ruskin e Morris, per recuperare il significato dell’arte locale, tradizionale.

Maria Tenisheva, principessa di Talashkino (1867-1928) sull’esempio di Momontov realizzò a Talashkino, vicino a Smolensk una scuola d’arte e di arti grafiche, dove raccoglieva orfani per fornir loro i rudimenti della lavorazione dei campi e dell’arti­gianato. Vi aggiunge una scuola di musica, vi sorsero piccole fabbriche di ceramica. Talashkino abbracciava molti generi di attività dall’arte del legno, alla ceramica; al ricamo. La principessa stessa forniva i modelli agli artigiani, chiedendoli agli artisti, a Vnubel, a Miliutin e Golovin. Nel 1905 la Tenischeva creò in Smolensk un piccolo museo di artigianato russo antico, dove raccolse 10.000 pezzi importanti di ricamo, oreficeria, ebaristeria. Dopo la Rivoluzione continuò a sostenere un ruolo importante nella vita cultuale di Parigi: apri presso la sua villa il “piccolo Talashkino” una scuola dedicata esclusivamente al gioiello.

Nella seconda parte del secolo XIX la scultura ebbe in Russia un solo maestro: Mankos Matveevic Antokovskij (1843-1902). Seguace del gruppo degli Itineranti si dedicò principalmente alla ritrattistica e ai soggetti storici (Ivan il Terribile), Londra Kensington Mus.; Pietro il Grande, Leningrado, Mus. Russo). Creò opere impron­tate a un’estensione, letteraria drammaticità.

Architettura:

Nel 1880 circa vengono eretti a Bruxelles i Palazzi circondati dal parco del “Cinquantenaire”, ornati da opere degli scultori E. Wauters, C. Meunier e TH. Vinçotte (scultone di tendenza realista) sede del Musée Royaux e d’Historie e del Musée Royal de l’Armée.

In Finlandia dal 1840 circa aveva cominciato ad affermansi l’eclettismo architettonico ebbe fortuna sino alla fine del secolo. L’architettura finnica svolse molti compiti dovuti allo sviluppo sociale ed industriale. Gli architetti più noti del periodo sono Georg Theodorchiewitz (1815-1863), Franz Anatolius Sjöström (1840-1885) Carl Theodor Höijer (1843-1910), Carl Gustav Nyström (1856-1913).

Nel 1890 l’architettura finnica mutò notevolmente per l’influsso dell’Art Nouveau e romanticismo nazionale. Fino al 1905 prevalse il gusto decorativo, costrizioni in tronchi d’albero e granito e ricche d’ornamentazioni, cui subentrò un’architettura più realistica influenzata dal nazionalismo e costruttivismo dell’Art Nouveau.

Musica:

Muore il compositore tedesco, naturalizzato francese e di origine ebraica, Jacques Offenbach, musicista identificato con lo spirito della Belle Epoque parigina. Il crollo del secondo impero non Ia toccò e il suo successo personale continuò, il suo valore fu riconosciuto dal più grandi musicisti dell’epoca, soprattutto da Wagner. Jacques Offenbach (1819/1821-1880). Studiò il violoncello, giovanissimo venne eccezionalmente accolto al Conservatorio di Parigi, chiuso agli stranieri. Il successo della sua produzione nella musica leggera gli permise di acquistare nel 1855 un Teatro che chiamò Bouffes-Parisiens, dove per dieci anni fece rappresentare le sue operette con grande successo. Dal 1872 al 1876 fu direttore di uno dei maggiori teatri del genere di Parigi: Il Theatre de la Galté. Fece lunghi viaggi in Germania, Inghilterra e in America. Negli ultimi anni, trascorsi a Parigi, si diede completamente alla composizione di operette e dell’unica opera Les contes d’Hofmann; l’opera fu rappresentata postuma nel 1881 e incompleta nella strumentazione. Tra le sue composizioni più famose: Orphée aux enfer; La belle Hélène; La vie parisienne; La Périchole (da Mérimée) ecc. ecc., in tutto un centinaio di operette.

Isaac Manuel Francisco Albéniz incontra a Budapest, nell’agosto del 1880, Liszt. Albéniz (1860-1909), nacque in un paesino dei Pirenei orientali, ma già nel 1861 venne condotto a Barcellona. Il suo talento musicale si manifestò precocemente. Si presentò al Conservatorio di Parigi, ma, pur avendo superato tutte le prove, non venne accettato, perché troppo giovane. In seguito studiò a conservatorio di Madrid. Ebbe una giovinezza avventurosa e fuggì da casa arrivando fino in Argentina; per più di un anno condusse vita precaria, suonando in Argentina, Uruguay e Brasile. Viaggiò sempre moltissimo, dando concerti in veste di pianista in Europa e nelle Americhe. Visse per lunghi periodi a Londra (dove incamiciò a occuparsi anche di teatro) e a Parigi. Nella capitale francese divenne amico di molti esponenti della coltura musicale francese e nell’inverno del 1887-88 insegnò alla Schola cantorum. Dal 1900 abbandonò quasi del tutto l’attività concertistica, stabilendosi prima a Barcellona e poi a Madrid. Ma l’attività musicale del suo paese gli offriva ben poco, perciò tornò a Parigi. L’esecuzione tra il 1906 e il 1909 dei quattro quaderni di Ibera da parte della pianista Banche Selva ne segnò a definitiva affermazione come compositore. Le opere teatrali rappresentarono una parentesi nella produzione del compositore, altrettanto si può dire delle poche composizioni per orchestra, Albéniz resta essenzialmente un grande compositore di musiche per pianoforte. Con Iberia egli raggiunse un livello che lo pone in grande evidenza nella letteratura pianistica. Altre opere famose Chants d’Espagne op. 232; La Vega (1897) primo brano d’una incompiuta suite Alhambra, nonostante l’importanza storica e il valore della raccolta, pochi sono i brani di Iberia che fanno parte del normale repertorio concertistico.

In Germania Johannes Brahms compone Akademische Festouvertüre (Ouverture solenne accademica), composizione nata come ringraziamento del musicista all’Università di Breslavia che gli aveva conferito la laurea di dottore honoris causa. Brahms (1833-1897), figlio di contrabbassista, già a dieci anni suonava il pianoforte in pubblico e a tredici si guadagnava da vivere suonando in orchestrine del porto amburghese. Continuava lo studio della composizione e nel 1853 il violinista Reményi lo condusse seco in un giro di concerti. Conobbe allora Liszt e J. Joachim, il più celebre violinista dell’epoca, a cui sarebbe stato legato da fraterna amicizia per tutta la vita. Soprattutto fu importante per lui l’incontro con Clara e Robert Schumann a Düsseldorf: nello stesso anno (1853) venne pubblicato sulla “Neue Zeitschrift für Music” un famoso articolo in cui Schumann lanciava il giovane compositore. Dopo varie vicissitudini si stabilì definitivamente a Vienna (1862), dove divenne amico del grande critico musicale Eduard Hanslick (18251904) che da allora fu un suo deciso sostenitore. Dal 1863 al ‘64 fu direttore della Singakademie di Vienna, si dedicò in seguito interamente alla composizione. Da allora la sua residenza viennese fu interrotta solo da viaggi e tournée concertistiche in Germania e in Svizzera, mentre stringe amicizia con i maggiori musicisti e poeti dell’epoca. Per Clara Schumann continuò ad avere grande ammirazione e affetto per tutta la vita. Clara era rimasta vedova nel 1856. Da 1878 compie viaggi in Italia, in Cecoslovacchia e in Ungheria. Muore nel 1891 per en cancro al fegato.

E’ soprattutto nella musica da camera e per pianoforte che va ricercata la radice stessa di tutto l’operare di Brahms, che raggiunse con maggior fatica lo spirito sinfonico, per cui è famoso. Egli, soprattutto nel primo periodo della sua produzione, risale alle origine a Haydn, a Mozart e a Beethoven, di cui vorrebbe essere il legittimo erede; ma, in realtà, la sua natura tutta romantica lo portò, infine, ad essere l ‘ultimo rappresentante che chiude la grandiosa parabola del romanticismo  musicale tedesco. Può essere considerato l’equivalente, in sede sinfonica, del suo più accanito avversario, Richard Wagner. Questo non è valido per il linguaggio armonico, controllato e severamente mantenuto nei limiti tradizionali in Brahms, straripante e volto versa nuove mete musicali per Wagner. Famosi sono anche i Lieder di Brahms, romanticamente coinvolgenti. Egli prese da Beethoven, portan­dolo a straordinari sviluppi, il principio dell’elaborazione tematica riproposto poi da Schönberg. Brahms ideò moltissime composizioni cameristiche, Concerti per pianoforte e orchestra e per violino e orchestra, due Ouverture (oltre a quella citata l’Ouverture Tragica), due Serenate, quattro Sinfonie.

L’unico grande compositore finlandese, universalmente nato è Jean Sibelius (1865-1957). Dal 1892 al 1895 compose il poema sinfonico corale Kullervo, ispirato all’epos finnico del Kalevala, che fu la sua prima

composizione divenuta famosa. In seguito, nel 1897, lo stato gli concesse un vitalizio che gli permise di dedicarsi completamente alla composizione.

Aleksandr Porfira’evic Borodin compone il poema sinfonico “Nelle steppe dell’Asia centrale”. Borodin (1833-1887) fu figlio naturale del principe georgiano L. S. Gledianov che lo fece riconoscere da uno dei suoi domestici, P. Borodin, di cui il musicista portò il nome. Fu di precocissime tendenze musicali, a 14 anni compo­se un concerto per pianoforte e flauto. Fu iscritto dalla madre all’Accademia di Medicina di cui prese il diploma. Ma troppo emotivo per esercitare la medicina riuscì a ottenere la cattedra di chimica all’Accademia militare di Medicina. Divenne amico di Mussorgski che gli aprì nuovi orizzonti musicali e gli fece conoscere Balakirev; entrò cosi a far parte del Gruppo dei Cinque Balakirev. L’esistenza di Borodin scorse tranquilla tra la chimica, la musica (oltre il flauto suonava il pianoforte, il violoncello e l’oboe) e la filantropia. Presidente della Società degli amici della musica di Pietroburgo, per documentarsi compi diversi viaggi all’estero, in Germania strinse amicizia con Liszt, dal quale ricevette prezio­si incoraggiamenti, premuto dalla troppa attività, si affaticò eccessivamente, la sua salute, già delicata, declinò in modo repentino finche, nel febbraio del ‘87, durante un ballo mascherato che aveva organizzato in casa sua, morì stroncato da un infarto. Fu il dilettante perfetto, egli rivela una natura squisitamente musicale in ogni sua opera si trovano ricchezza melodica, spontaneità un po’ ingenua, candida freschezza. Nel 1869 aveva incominciato la sua grande opera: Il principe Igor, alla quale lavorò per tutta la vita senza riuscire a terminarla. In quest’opera si ritrova una grande ricchezza di temi e il soffio possente degli elementi eroici. Con i materiali non utilizzati del Principe Igor compose la Sinfonia N° 2, considera­ta “l’Eroica” russa (1869-1876) e lo schizzo sinfonico “Nelle steppe dell’Asia cen­ale”, composto in occasione di un grande spettacolo allegorico celebrante i 25 anni di regno di Alessandro II. Altre sue opere note sono le altre due sinfonie, i due quartetti per archi e la Petite Suite per pianoforte, inoltre la musica da camera in cui si ricollega alle forme dell’Europa occidentale, poiché accanto all’arte delle grandi macchie di luce, conosceva quella delicata delle mezze tinte, finemente romantiche.

 

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